Il treno delle Zes torna a fischiare forte anche nel Lazio. Dopo l’estensione delle Zone Economiche Speciali a Umbria e Marche, si apre uno spiraglio importante anche per le province di Frosinone, Latina e Rieti, finora tagliate fuori dai benefici fiscali e dalle semplificazioni garantite alle aree depresse del Mezzogiorno. (Leggi qui: Il Sud Lazio isolato nella mappa Meloni: Zes ovunque, tranne dove servono).

A riaccendere i motori è stato Nicola Ottaviani, deputato della Lega e già sindaco di Frosinone per due mandati, oggi segretario della Commissione Bilancio alla Camera. In giornata ha incontrato il ministro per gli Affari Europei Tommaso Foti. Sul tavolo, un’istanza chiara: includere anche il sud del Lazio nella mappa delle Zes.

Ottaviani: Illogico e penalizzante

La attuale mappa delle Zes (Clicca per ingrandire)

Escludere le province laziali solo perché i numeri di Roma Capitale ribaltano le medie regionali è illogico e penalizzante”, ha tuonato Ottaviani, sottolineando come l’attuale perimetro crei “una diseconomia di Stato che isola intere aree industriali, agricole e logistiche che avrebbero invece tutti i requisiti per beneficiare del regime agevolato”.

Il problema, in effetti, è figlio di un paradosso: i dati socioeconomici della Capitale, positivi, zavorrano quelli delle province, escludendole dalle mappe europee della “fragilità”. Peccato che proprio in territori come Frosinone e Latina — a cavallo tra crisi industriali, declino demografico e infrastrutture da rilanciare — le Zes potrebbero fare la differenza.

Ottaviani ha strappato un primo risultato: la disponibilità del Governo a rivedere la zonizzazione, in nome di un principio semplice ma potente: “Nessun territorio dev’essere penalizzato dagli stessi provvedimenti che dovrebbero ridurre gli squilibri del Paese”.

Il tema sotto traccia

Nicola Ottaviani (Foto: Sara Minelli © Imagoeconomica)

Sotto traccia, anche un altro tema: l’effetto collaterale dell’Autonomia differenziata. Se lo Stato investe miliardi su Roma Capitale, ma non bilancia con incentivi al resto del Lazio, il rischio è quello di creare una Capitale sempre più forte… circondata dal deserto.

Il dado è tratto. Ora tocca al Governo decidere se Frosinone, Latina e Rieti dovranno continuare a guardare le Zes dal finestrino. O se potranno, finalmente, salirci sopra.

Cosa sono le Zes

Ma cosa sono davvero le ZES? E perché il Lazio non può restare a guardare? Dietro l’acronimo tecnico e un po’ criptico, ZES — Zone Economiche Speciali — si nasconde una delle leve più potenti che uno Stato può azionare per rilanciare lo sviluppo in aree svantaggiate o semplicemente da valorizzare. Ma attenzione: non è una trovata tutta italiana. Le ZES esistono da decenni nel mondo, e anzi, l’Italia è arrivata un po’ tardi al party.

Nel mondo, le Zone Economiche Speciali sono circa 6.000 in 140 Paesi, con un epicentro che batte forte in Cina (il 50% del totale) e un’altra roccaforte in Polonia, dove già nel 1994 è stata istituita la prima ZES europea, capace di attirare oltre 170 miliardi di euro di investimenti. Altro modello è Dubai, dove la ZES è diventata un modello planetario di sviluppo e attrazione di capitali.

In Italia le ZES sono state introdotte solo nel 2017, con un obiettivo chiarissimo: favorire lo sviluppo di imprese già attive e attirarne di nuove in territori con forti potenzialità ma frenati da ritardi infrastrutturali o condizioni economiche complesse. Le prime erano suddivise in 8 macroaree del Sud, ma con il Decreto Sud, dal 1° gennaio 2024 è stata creata una ZES unica per tutto il Mezzogiorno, per coordinare meglio gli interventi e semplificare l’accesso ai benefici.

Geografia economica

Nicola Ottaviani (Foto: Sara Minelli © Imagoeconomica)

Oggi, la ZES Sud comprende le regioni: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sicilia e Sardegna. E con una recente decisione del Consiglio dei Ministri, anche Marche e Umbria sono state incluse. Manca… il Lazio. E non tutto: solo le province, perché i dati “troppo buoni” di Roma ribaltano le medie regionali e tengono fuori territori come Frosinone, Latina e Rieti che, per struttura economica e bisogni reali, avrebbero tutte le carte in regola. È per questo che l’iniziativa di Nicola Ottaviani prende ancora più peso. Non è una questione di bandiere politiche: è geografia economica, è coerenza istituzionale, è buon senso.

Perché una ZES, per chi fa impresa, significa crediti d’impostariduzioni doganalimeno burocraziaregole più snelle e incentivi per esportare. Significa mettere benzina nel motore di territori che non chiedono assistenza ma solo gli strumenti giusti per competere.

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