
Non è un sogno ad occhi aperti. Non è l’ennesimo convegno con il buffet più lungo del dibattito. E non è neanche una promessa buona solo per il taglio del nastro. È un ultimatum. E stavolta viene dal sindacato.
Antonella Valeriani, Segretario generale della Cisl della provincia di Frosinone, ha messo il dito nella piaga e ci ha fatto pure pressione sopra. Basta polemiche, basta recriminazioni: o il territorio si sveglia e si mette a correre — o rimane al palo, ancora una volta. L’oggetto del contendere è sempre lui: il benedetto, maledetto treno dell’Alta Velocità. Quello che per anni è passato — letteralmente — sopra la testa della provincia, ma a passo normale e senza mai avere una stazione dedicata.
E allora Valeriani cambia registro. Fa una cosa che in Ciociaria non riesce quasi mai: smettere di dire “io” e cominciare a dire “noi”. Perché se la Stazione Tav si farà tra Ferentino e Supino, sarà perché qualcuno ha capito che questo treno non è solo un’infrastruttura: è una linea del tempo. Un prima e un dopo.
Il cambio di registro
La Cisl ha deciso di rompere il cerchio magico del dibattito inutile e di organizzare un evento che abbia un obiettivo chiaro: avviare l’iter per far partire l’opera. Non un altro tavolo, ma una sveglia collettiva. Perché negli ultimi anni si è parlato troppo e fatto poco. Troppo campanile, poca visione.
Il governatore Rocca durante il Congresso Regionale Cisl ha detto una verità cristallina: “Portarla a Frosinone significa non realizzarla”. Punto. La collocazione tra Ferentino e Supino non è un vezzo, è una scelta di merito. È a 800 metri dal casello autostradale, già individuata in passato, su un asse industriale tra i più importanti del Lazio. Una scelta che regge in piedi da sola, senza bisogno di appelli all’orgoglio.
Il problema è che negli ultimi mesi si è assistito alla solita sagra delle localizzazioni, con politici e comitati impegnati a giocare a Risiko territoriale come se la Tav fosse un premio da piazzare sotto casa. Non si tratta di decidere dove. Si tratta di decidere se. E quel “se” ora è appeso alla capacità di fare sistema. questo territorio ha bisogno di un gioco di squadra e di un’azione sinergica. «Nessuno – dice il Segretario – può chiamarsi fuori, nessuno può tirarsi indietro. Non la politica, non le istituzioni, non le associazioni di categoria, non gli enti intermedi, non i sindacati e le forze sociali, non gli amministratori locali, non gli ordini professionali».
Non è solo una stazione
Una Stazione Tav in Ciociaria non è solo una fermata in più. È un’apertura sul mondo. È la possibilità concreta di legare la provincia all’Europa, di servire le imprese del distretto farmaceutico, di attrarre investimenti, di fermare l’emorragia dei giovani che partono e non tornano. Non è un capriccio. È una necessità. «Sorgerebbe nel cuore dell’area industriale di questo territorio. Rappresentando un fulcro insostituibile per le aziende, specialmente per le eccellenze del chimico-farmaceutico» evidenzia il Segretario provinciale.
Conviene farlo? No. Perché ogni minuto di rallentamento ha un costo in termini di efficienza. Si può fare? Si. Per questo la scelta è politica. Le fermate istituite a Frosinone e Cassino? Antonella Valeriani mette in chiaro: sono simboliche, una al giorno e per mezzora si viaggia sulla linea ordinaria, alla sua velocità. Quelle fermate per il Segretario sono un palliativo. Il treno superveloce ferma una volta sola, e non certo al ritmo che serve a un territorio che vuole respirare sviluppo. La Stazione Tav vera cambia le regole. Fa passare i treni più spesso, fa andare la provincia più veloce.
Ma — e qui sta il nodo — non basta dirlo. Bisogna crederci. Bisogna presentarsi con i progetti, i numeri, le risorse. Bisogna andare da RFI e Ferrovie dello Stato con qualcosa in mano. Non con gli slogan, ma con i piani. Non con le rivalità, ma con l’unità. E con i soldi. Se il territorio ci crede deve essere il primo a scommetterci e ad investirci. C’è chi è disposto a farlo?
Il salto di qualità
La Cisl lo ha capito e lo dice chiaramente: è il momento del salto di qualità. Di passare dal “faremo” al “stiamo facendo”. Di lasciare da parte la fuffa, il folklore, il folklore mascherato da strategia. Basta dire “un giorno”. Quel giorno è oggi.
E allora, se davvero questo è il momento — come dice la Valeriani — ognuno deve fare la propria parte. La politica deve battere un colpo serio. Gli amministratori locali devono smettere di pensare al campanile e cominciare a guardare l’orizzonte. Come ha fatto il sindaco di Cassino: Enzo Salera nei mesi scorsi ha detto nella sostanza “Si può fare a Ferentino e non a Cassino? Bene, sto con voi: ma datemi uno strumento veloce per portare i miei pendolari a Ferentino a prendere il treno”. Le associazioni devono fare pressione vera dicendo cosa sono disposte a dare. E la società civile, per una volta, si deve sentire parte di qualcosa che conta.
Perché – come sottolinea Antonella Valeriani – questo treno, se non parte adesso, non parte più. E a quel punto non basteranno più le proteste, le lettere aperte, le recriminazioni. A quel punto resteremo solo con la vista sulle rotaie. Vuote. Ancora una volta.



