
Serrande abbassate, negozi chiusi, centri storici vuoti e nel silenzio: la desertificazione commerciale non è più soltanto una sensazione. È diventata un fenomeno misurabile e documentata che attraversa l’intero Paese e riguarda anche realtà urbane di dimensioni medie come Frosinone.
A certificarlo è l’11ª edizione dello studio “Città e demografia d’impresa – Accelera la desertificazione”, realizzato da Confcommercio attraverso l’Ufficio Studi guidato da Mariano Bella e presentato a Roma. L’analisi prende in esame 122 città italiane di medie dimensioni, osservando l’andamento delle imprese commerciali e dei servizi tra il 2012 e il 2025.
Il quadro
Il quadro che emerge è netto: il commercio tradizionale arretra rapidamente, mentre crescono e-commerce e nuove modalità di consumo. Secondo lo studio, negli ultimi tredici anni in Italia sono scomparsi:
- 128.900 negozi al dettaglio in sede fissa
- 27.400 attività ambulanti
In totale oltre 156 mila punti vendita in meno, pari a più di 1 su 4 rispetto al 2012. Parallelamente è diminuita la densità commerciale: si è passati da 11 negozi ogni mille abitanti a 8.
Il cambiamento è legato anche alla crescita del commercio digitale. Nel 2025 le vendite online rappresentano l’11,3% dei consumi di beni e il 18,4% dei servizi acquistabili online. Il rapporto evidenzia inoltre come la crescita dell’e-commerce e dei discount stia progressivamente erodendo le quote di mercato dei negozi di vicinato.
Tra il 2019 e il 2025 le vendite online sono aumentate del +98,4%, mentre i discount segnano un incremento del +70,5% rispetto al 2015. Un cambiamento strutturale che sta ridisegnando il tessuto economico e sociale delle città, trasformando profondamente il rapporto tra commercio, quartieri e vita urbana.
Il caso di Frosinone: meno negozi ma crisi meno grave della media
Tra le 122 città italiane monitorate nello studio di Confcommercio figura anche Frosinone, che presenta un quadro complesso, fatto di segnali preoccupanti ma anche di una contrazione meno drammatica rispetto ad altri territori.
Tra 2012 e 2025, nel capoluogo ciociaro si registrano due dati principali:
- Imprese commerciali (sede fissa e ambulanti): −22,2%
- Popolazione residente: −8,8%
Numeri che raccontano un fenomeno reale: quasi un’attività commerciale su quattro è scomparsa in tredici anni. Tuttavia, nella graduatoria nazionale elaborata dallo studio, Frosinone si colloca al 95° posto su 122 città per riduzione delle imprese commerciali. Questo significa che la contrazione è significativa ma meno grave rispetto a molte altre città italiane, dove il crollo ha superato il 30%. Alcuni esempi citati nel rapporto lo dimostrano:
- Agrigento: −37,5% di imprese commerciali
- Ancona: −35,9%
- Trieste: −34,1%
In altre parole, Frosinone subisce la desertificazione commerciale, ma con un’intensità inferiore rispetto ai territori più colpiti. È quello che potremmo definire il bicchiere mezzo pieno. Il bicchiere mezzo vuoto, però, resta evidente: una parte consistente del tessuto commerciale cittadino è scomparsa, con effetti visibili sulla vitalità dei quartieri, sulle strade dello shopping e sulla qualità della vita urbana.
Il nodo demografico e il circolo vizioso dell’economia urbana
Se la perdita di negozi è il sintomo più visibile, il dato che più deve far riflettere è quello demografico. Perché il declino commerciale e quello della popolazione viaggiano spesso insieme.
Nel periodo analizzato dallo studio, Frosinone ha perso l’8,8% dei suoi residenti. Un calo consistente che contribuisce a generare un vero e proprio circolo vizioso economico.
Meno abitanti significa meno domanda di prossimità, meno clienti per le attività commerciali, meno fatturato per i negozi sotto casa. Il risultato è spesso inevitabile: nuove saracinesche che si abbassano definitivamente.
La dinamica è ben nota agli analisti urbani: quando la popolazione diminuisce, anche il commercio di vicinato perde forza, mentre aumentano gli acquisti online o nei grandi poli distributivi. Il quartiere perde funzioni economiche e sociali, e la città diventa meno attrattiva.
I dati messi in evidenza da Confcommercio certificano che le politiche adottate a Frosinone per sostenere il commercio sono importanti ma non sufficienti a invertire la tendenza. Il capoluogo non rientra tra le città più colpite dalla desertificazione commerciale, ma il trend resta chiaro e preoccupante: meno imprese, meno popolazione e un rischio crescente di impoverimento del tessuto urbano.
Un fenomeno che non riguarda soltanto l’economia, ma il futuro stesso delle città, la loro capacità di restare luoghi vivi, abitati e socialmente dinamici. Perché dove spariscono i negozi, spesso non si perde soltanto un’attività economica: si perde anche un pezzo di comunità.




