
La Repubblica Popolare Cinese non può essere chiamata in Italia a rispondere degli eventuali danni provocati ai cittadini che si sono ammalati di Covid o che hanno subito la perdita di un familiare a causa del Coronavirus. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione a Sezioni Unite. A darne notizia è il Codacons.
Con una ordinanza pubblicata in queste ore i Supremi giudici hanno dichiarato il difetto di giurisdizione del giudice italiano. Cioè non ha competenza su un tema simile. Bene, benissimo: ma Frosinone che c’entra? Tutto nasce perché il Codacons si rivolse al Giudice di Pace di Frosinone per fare causa alla Cina. A lui chiese il risarcimento dei danni causati a una cittadina italiana, in relazione alle responsabilità del governo cinese nella diffusione del Covid-19 a livello globale.
L’Italia non ha giurisdizione
L’ordinanza – spiega il Codacons – stabilisce che l’Italia non ha giurisdizione per procedere con una richiesta di risarcimento contro la Repubblica Popolare Cinese. Perché? È contrario alle prerogative e alla sovrana immunità degli Stati sovrani.
“Nonostante la pregevole ricostruzione storico-giuridico sulla progressiva limitazione negli anni dell’immunità degli Stati, la Cassazione ha sottolineato che le azioni e omissioni intraprese dalla Cina, durante i primi stadi della pandemia, rientrano nella categoria di ‘attività iure imperii’, ovvero atti di sovranità che non possono essere comunque giudicati dal giudice di un altro Stato sovrano“.
“Per le Cassazione, quindi – commenta il presidente del Codacons, Carlo Rienzi – se le ‘malefatte’ sono commesse da uno Stato estero è impossibile chiedere giustizia. La situazione delineata dalla decisione della Cassazione solleva importanti questioni riguardo il bilanciamento tra immunità sovrana degli Stati e la protezione dei diritti fondamentali dei cittadini. E viene da chiedersi come sia possibile per la Cassazione creare aree di totale insindacabilità e negazione di giustizia“.