
L’unanimità come equilibrio
Quando un’elezione avviene all’unanimità, in Italia, non è mai solo un fatto amministrativo. È quasi sempre un equilibrio. E l’equilibrio, in politica, è la forma più sofisticata del potere.
La conferma di Giovanni Acampora alla guida di Assonautica Italiana va letta così. Non è la naturale prosecuzione di un mandato ma è la certificazione di un patto interno al sistema camerale e al mondo della Blue Economy. Un patto che dice: la rotta di questi anni è stata efficace e quindi non si cambia.
Negli ultimi anni Acampora ha lavorato in silenzio su un terreno apparentemente tecnico – governance, conti, organizzazione – ma in realtà strategico. Ha consolidato la struttura, ha rafforzato l’asse con Unioncamere, ha posizionato Assonautica dentro i tavoli che contano: Dipartimento per le Politiche del Mare, dossier sulle concessioni demaniali, ddl “Risorsa Mare”, semplificazioni normative. Non è dettaglio. È presidio.
La Blue Economy è diventata uno spazio di competizione regolatoria prima ancora che industriale. Le concessioni balneari, i Marina Resort, la legge “Salva Mare” non sono questioni tecniche: sono il confine tra modelli di sviluppo diversi, tra centralizzazione e autonomia, tra tutela e mercato. In quel perimetro, Assonautica ha scelto di esercitare un ruolo: non come osservatore ma come interlocutore.
L’unanimità attorno ad Acampora indica che il sistema camerale – spesso attraversato da tensioni territoriali – ha preferito la stabilità a qualsiasi avventura. Una scelta razionale, compiuta in una fase in cui il mare è diventato tema geopolitico oltre che economico, la continuità è una forma di protezione.
In fondo, come spesso accade, le votazioni unanimi non raccontano l’assenza di conflitto. Raccontano che il conflitto è stato risolto prima.
La scrittura delle regole
Interessante anche la composizione del nuovo direttivo. In rappresentanza del territorio nazionale entrano: Andrea Ciulla, Roberto De Gioia, Francesco Di Filippo, Giancarlo Cerisola, Maurizio Maglio, Gianluigi Molinari, Marino Masiero, Fabio Pesto, Gino Sabatini, Domenico Nigro Imperiale, Giovanni Conoci, Giuseppe Danese, Rudy Toninato. In rappresentanza di Unioncamere subentra ad Amedeo del Principe, il Vicesegretario Generale Tiziana Pompei.
Il presidente ha anticipato a breve indicherà i vicepresidenti con relative deleghe. Ma anche la volontà di estendere il numero dei componenti del Direttivo in modo da consentire una più ampia partecipazione.
Il Collegio dei Revisori è composto dai dottori commercialisti Francesco Caldiero (Presidente), Salvatore Di Cecca e Marco Di Nucci (effettivi), Alessandro Fasciani e Maria Teresa Corrado (Supplenti). Il Collegio dei Probiviri è costituito dagli avvocati Paolo Lorenzo Gamba (Presidente), Andrea Di Croce e Sonia Mazzucco (effettivi), Alba Rosito e Federica Turco (supplenti).
Segnali di una strategia che non vuole restare confinata alla nautica costiera ma punta a un sistema più integrato.
Non semplice stakeholder
Il vero dato politico, però, è un altro: Assonautica oggi è dentro la scrittura delle regole. E chi partecipa alla scrittura delle regole non è un semplice stakeholder. È un attore.
Negli ultimi anni il mare è uscito dalla retorica turistica ed è entrato nella pianificazione strategica. È infrastruttura, è transizione energetica, è filiera industriale, è diplomazia economica. Dentro questa trasformazione, la partita non si gioca solo sui porti o sui cantieri, ma sulle norme che li disciplinano. Il Blue Forum di Gaeta, organizzato in collaborazione con la Camera di Commercio del Lazio Sud, è diventata un punto din riferimento nazionale per i dati economici e strategici che è in grado di fornire. Grazie a quel Forum, il Lazio è una delle tre capitali italiane del dibattito sull’economia del mare.
La presenza stabile nei tavoli ministeriali e nei dossier legislativi ha consentito ad Assonautica di spostare il baricentro da associazione di rappresentanza a soggetto di interlocuzione strutturata. È un salto di qualità silenzioso ma decisivo.
La riconferma di Giovanni Acampora dice questo. Non che non c’erano alternative. Ma che, in questa fase, nessuno ha interesse a cambiare il baricentro.
E qui sta la chiave politica dell’unanimità: non l’assenza di opinioni diverse, ma la convergenza su una priorità comune. In tempi incerti, la continuità diventa una strategia.
Perché, in politica come nelle istituzioni economiche, la vera partita non è occupare una poltrona. È decidere dove si scrivono le regole.



