
Provate ad immaginare un’autostrada dove i pedaggi sono sospesi finché non si arriva comodamente a casa, ci si è fatta la doccia, siamo tornati al lavoro e dopo qualche mese ci viene pagato il servizio per cui ci eravamo messi in viaggio. Questo è, in parole povere, ciò che fa una Zona Franca Doganale: sospende l’uscita di cassa per dazi e imposte (come l’Iva) sulle merci importate; le tiene bloccate finché queste non vengono immesse liberamente nel mercato europeo.
Un esempio pratico? Ad Anagni, la seconda casa automobilistica italiana DR Automobiles ha comprato l’area dello stabilimento ex Saxa Gres ed ha già avviato i lavori per trasformarlo nel suo secondo polo produttivo. Come tutte le fabbriche di auto, Dr importa merci anche da fuori UE (molto arriva dalla Cina). Se queste merci entrano attraverso il porto di Gaeta non devono pagare subito dazi doganali e IVA all’importazione. La casa automobilistica pagherà una volta assemblata la macchina e messa sul piazzale per la vendita. È come tenere le merci “in pausa fiscale” per tutto il tempo utile alla produzione e alla logistica.
Perché a Gaeta è possibile farlo e non in un altro porto? Per il momento – uscendo dall’esempio – non è possibile farlo. Ma si potrà tra poco. Quando verrà applicata la norma voluta dal senatore Nicola Calandrini (FdI) di Latina: con un emendamento al Bilancio ha ottenuto il riconoscimento della ZFD per il Lazio Meridionale. Non solo per il porto di Gaeta: ma anche per il sistema di imprese che ha sede nei comuni delle province di Frosinone e Latina che hanno sede nelle Zone a Logistica Semplificata.
La pausa fiscale
Torniamo all’esempio di prima. Immaginiamo di essere il CEO della casa automobilistica che ha la sua nuova sede produttiva ad Anagni. Ogni anno importiamo semilavorati dalla Cina che rappresentano (sempre per ipotesi) il 35% del valore dell’auto finita, per poi assemblare le vetture nel nostro stabilimento.
Nello scenario tradizionale, in una logistica normale:
- la merce arriva al porto,
- si paga subito dazio + IVA,
- solo dopo si porta tutto in produzione.
Risultato? Costi vivi pagati prima ancora di avere messo i pezzi sulla catena di montaggio, liquidità che esce dai conti dell’azienda, meno margine di manovra.
Nello scenario con la Zona Franca Doganale.
Se quei semilavorati entrano in una struttura portuale collegata a una Zona Franca Doganale:
- non paghi dazi né IVA all’arrivo;
- puoi stoccare, lavorare e assemblare i pezzi senza uscita immediata di cassa;
- paghi i tributi solo nel momento in cui l’auto finita entra nel mercato interno UE.
È come se tutte le spese “aspettassero il semaforo verde” per essere contabilizzate — e questo cambia le prospettive di liquidità e competitività.
Perché conviene? Risparmi tangibili e flessibilità
Perché l’intuizione del senatore Nicola Calandrini porta vantaggi a tutto il territorio? Se guardiamo ai numeri, il vantaggio non è solo teorico. C’è migliore liquidità: soldi che restano in azienda più a lungo, utili per investimenti, produzione e pagamento dei fornitori. Ci sono minori costi operativi temporanei: niente pagamento anticipato di tasse su merci che magari vengono rielaborate o riesportate. Risulta una maggiore efficienza logistico-finanziaria: build & hold delle merci senza vincoli fiscali fino alla vera destinazione.
E non vale solo per le fabbriche. Per un commerciante generico che importa beni da rivendere in UE, l’effetto è simile: puoi acquistare merce dall’estero, riversarla in ZFD, e decidere quando pagare l’IVA ed i dazi al momento della vendita.
Il Lazio Sud nel grande schema europeo
Il Lazio Meridionale — con Latina, Frosinone e aree come Aprilia — un anno fa si è messo ufficialmente in corsa per dotarsi di questo strumento competitivo. A lanciare la proposte e seguirla passo dopo passo è stato il senatore Calandrini: fino al momento della definitiva approvazione, avvenuta a dicembre scorso. Non si tratta di una “zona franca virtuale”: serve perimetrazione, infrastrutture e accordi con l’Agenzia delle Dogane per renderla operativa ma il progetto è chiaro ed è lanciato.
Ed è ambizioso. Perché mette questa area sulla stessa mappa competitiva di altre regioni italiane e europee già dotate di meccanismi simili, e offre alle imprese locali una chance in più in un mercato globale sempre più conteso. Come spiegherà lunedì prossimo proprio il promotore. Lo farà nella la sede di Latina della Camera di Commercio del Lazio Sud.
Con il senatore Nicola Calandrini ci saranno Giovanni Acampora (presidente della Camera di Commercio); Raffaele Latrofa (presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centro Settentrionale); Francesco Rocca (presidente della Regione Lazio); il vice ministro dell’Economia e delle Finanze Maurizio Leo. A fornire un contributo tecnico sarà l’avvocato Maurizio D’Amico.
Un’opportunità per tanti settori
L’effetto positivo della ZFD non è limitato a pochi. Coinvolge qualsiasi impresa che importa materie prime o semilavorati da paesi extra-UE, opera nella logistica o nella trasformazione internazionale, vuole ritardare l’esborso fiscale fino alla vendita finale. Non riguarda solo le industrie ma praticamente tutti. Dal commerciante di elettronica di consumo al produttore tessile che importa stoffe, la sospensione temporanea di costi doganali e IVA può rappresentare una boccata d’ossigeno in un contesto economico complesso come quello europeo.
Su un punto bisogna essere chiari. La ZFD di Calandrini non è una bacchetta magica che elimina i costi. Ma è una leva concreta per migliorare flussi di cassa, accelerare operazioni e creare un ambiente più attrattivo per investitori e imprese globali.
La crisi che sta attraversando Stellantis dice che la competizione non dorme mai, potersi muovere con più agilità lungo la catena commerciale può fare davvero la differenza. E per molte aziende del Lazio, questa potrebbe essere l’opportunità di accelerare, finalmente, a tutta velocità.




