
Il futuro dell’industria automobilistica europea si sta scrivendo a Londra, al Future of the Car Summit. È l’appuntamento annuale organizzato dal quotidiano economico Financial Times: quella in corso in queste ore è la 12ma edizione e da sempre viene considerato Il punto d’incontro per i leader globali dell’industria automobilistica.
Quello che sta emergendo — tra le dichiarazioni dei CEO e le indiscrezioni rilanciate oggi dall’agenzia economica Bloomberg — è un quadro che avrebbe fatto scuotere la testa a qualsiasi manager dell’auto europea di vent’anni fa: i costruttori cinesi non stanno solo vendendo auto in Europa. Stanno comprando le fabbriche dove produrle.
BYD cerca stabilimenti. E tratta con Stellantis
La notizia più dirompente arriva dall’Executive Vice President di BYD, Stella Li. A margine della conferenza londinese ha confermato a Bloomberg quello che fino a pochi mesi fa sembrava un’ipotesi remota: il colosso cinese dei veicoli elettrici sta negoziando con Stellantis e altre case automobilistiche europee per l’acquisizione di stabilimenti sottoutilizzati.
«Stiamo parlando non solo con Stellantis, ma anche con altre aziende», ha dichiarato Li. «Stiamo cercando qualsiasi stabilimento disponibile in Europa perché vogliamo sfruttare questo tipo di capacità produttiva inutilizzata». La preferenza di BYD è gestire gli impianti direttamente — senza joint venture, senza intermediari. Una scelta che dice molto sulla visione strategica del gruppo cinese: non vuole essere ospite in casa altrui, vuole essere padrone di casa.
I paesi nel mirino includono esplicitamente l’Italia. Il nome di Cassino non compare nelle dichiarazioni ufficiali: ma chi ha seguito la vertenza Stellantis in questi mesi sa che lo stabilimento ciociaro è esattamente il tipo di sito che BYD sta cercando. Risponde a tutti i requisiti: ampio, sottoutilizzato, con infrastrutture esistenti e una forza lavoro qualificata.
Poche possibilità che riguardi Cassino
Le possibilità che Byd possa acquisire Cassino vengono considerate pressoché nulle dagli osservatori qualificati. Nemmeno sul piano teorico. Proprio per il fatto che Byd intende rilevare e gestire direttamente: mentre le dichiarazioni Stellantis che arrivano sempre da Londra e sempre dalla Future of the Car Summit vanno in una direzione diversa. E cioè: si alle collaborazioni, si ad altri marchi e non solo l’attuale partner Leapmotor ma al momento non sono in agenda cessioni.
L’interesse di BYD arriva in un momento preciso: le vendite europee del costruttore cinese sono in forte crescita, alimentate dalla ripresa della domanda di veicoli elettrici dopo l’aumento dei prezzi dei carburanti legato alla crisi mediorientale e dalla competizione feroce sui prezzi nel mercato interno cinese che spinge i grandi produttori a cercare sbocchi internazionali.
C’è poi una ragione strategica ulteriore, ricordata dal Financial Times: produrre in Europa consente ai costruttori cinesi di soddisfare gli obiettivi «Made in Europe» dell’UE, accedere ai sussidi governativi nel continente e aggirare i dazi sui veicoli elettrici importati dalla Cina. Una mossa che trasforma un problema doganale in un vantaggio competitivo.
Filosa: le partnership sono il futuro
Sul palco del Future of the Car Summit, l’amministratore delegato di Stellantis Antonio Filosa ha anticipato quello che sarà il tema centrale del piano industriale atteso per il 21 maggio ad Auburn Hills: le partnership industriali come modello strategico strutturale, non come soluzione emergenziale.
«Il concetto di partnership non dovrebbe limitarsi alla Cina», ha dichiarato Filosa. «Le case automobilistiche cinesi sono attori forti che stanno arrivando in Europa con grande slancio, ma potremmo anche guardare ad altri». Le collaborazioni, ha spiegato, «saranno integrate nella nostra strategia futura» — strumenti per definire roadmap di sviluppo tecnologico, ottimizzare la catena di fornitura e valorizzare la capacità produttiva inutilizzata. «Ci sono molte cose che si possono fare in questo ambito».
Il modello di riferimento è quello già avviato con Leapmotor — il brand cinese in cui Stellantis ha una quota significativa e che ha già cominciato a produrre in Spagna. Ma i nomi che circolano come possibili partner futuri sono molti: Dongfeng, Hongqi, Xpeng, Xiaomi. Ora si aggiunge BYD: ma collaborazione e vendita sono due cose del tutto diverse, indicano due strategie differenti.
Sullo stesso fronte di Stellantis si muove Ford: Jim Baumbick, responsabile europeo del costruttore americano, ha riconosciuto al summit che la «scala massiccia» delle case automobilistiche cinesi rappresenta un vantaggio strutturale. «Dobbiamo trovare la nostra strada in Europa per generare una scala competitiva. Crediamo che farlo attraverso le partnership sia un modo per competere».
Alfa Romeo e Maserati non si toccano
Tra le voci che circolavano con insistenza c’era quella di possibili cessioni o chiusure di marchi storici del gruppo — con Alfa Romeo e Maserati tra i più citati. Filosa ha chiuso questa ipotesi con nettezza: tutti i marchi restano, tutti sono un «punto di forza», una riduzione drastica comporterebbe la perdita di clienti a favore della concorrenza.
La strategia che emerge è diversa e più sfumata: concentrare la maggior parte degli investimenti sui brand principali — Jeep, Ram, Peugeot e Fiat — assegnando agli altri un ruolo mirato su specifici segmenti e mercati. «La questione fondamentale è combinare un’efficiente allocazione del capitale con strategie dedicate a ciascun marchio», ha concluso Filosa.
Per Cassino questa dichiarazione è la notizia migliore della settimana. Perché produce Alfa Romeo e secondo le indiscrezioni delle ultime settimane potrebbe ospitare tre nuove Alfa (una Giulia, una Stelvio ed una nuova erede di Giulietta) e modelli Maserati tra cui Grecale e Levante: tutte in versione ibrida . Se i marchi non si toccano, le piattaforme che li producono mantengono una ragione di esistere.
Il primo frutto dell’alleanza Leapmotor
C’è già un esempio concreto di come funzionerà il modello delle partnership. A Saragozza – dove Opel ha già prodotto oltre 15 milioni di vetture, incluse circa 12 milioni di Corsa – nascerà una nuova SUV compatta di segmento C completamente elettrica, attesa per il 2028. Verrà costruita sulla base tecnica della Leapmotor B10. Il marchio tedesco di Stellantis l’ha definita «il primo prodotto frutto dell’espansione della partnership» — una formulazione che lascia aperta la porta a sviluppi analoghi su altri brand del gruppo.
Il modello nascerà elettrico — sfruttando la piattaforma Leapmotor — ma la versione cinese della B10 è già disponibile con un range extender a motore 1.5 benzina che funge da generatore. Una flessibilità tecnica che potrebbe rivelarsi preziosa in mercati europei ancora incerti sulla transizione verso il full electric.
Il 21 maggio, tutto si chiarirà
Il Capital Markets Day di Auburn Hills, in agenda per il 21 maggio, vedrà la presentazione del Piano Industriale di Stellantis agli investitori. È ormai il punto di convergenza di tutti questi fili. Partenrship con chi e a quali condizioni. Ruolo degli stabilimenti europei nella nuova mappa produttiva. Futuro dei marchi. Prospettive per i siti italiani — Cassino in testa.
Quello che emerge dal summit di Londra è una direzione chiara: Stellantis non sta scegliendo tra produzione propria e partnership cinesi. Sta costruendo un modello in cui le due cose coesistono. Con i brand storici che mantengono la loro identità ed i partner cinesi che portano piattaforme, tecnologia e capacità produttiva aggiuntiva.
Se questo modello funziona, l’intero Gruppo ha un futuro e Cassino torna ad avere un ruolo centrale nel segmento Premium. Se non funziona, le domande torneranno ad essere quelle di sempre.
Il 21 maggio è tra dieci giorni.



