Un Formisano in prestito per capire cosa c’è dietro il soccorso Lega-M5S a Carige

Donato Formisano, storico presidente della Banca Popolare del Cassinate, lo ripete come un mantra. Ogni anno, in occasione della presentazione alla stampa dei conti: c’è la fila per comprare le azioni del suo Istituto. A dare la dimensione di quanto siano appetibili quei titoli è la chiosa, rivolta ai giornalisti: «Aò, se sapete che vonn’ venne le azioni dicetemell’ ca me l’accatt’io».

Cosa c’entra la simpatia dell’ottuagenario ragazzino, partito come garagista ai tempi del liceo e diventato presidente della principale banca del territorio, per spiegare il caso Carige e quanto sia importante per la politica del Paese?

Moltissimo. Perché se il Movimento 5 Stelle è arrivato a giocarsi la faccia in 8 minuti, copiando e incollando il provvedimento dei governi Gentiloni e Renzi per Banca Etruria, un motivo serio deve esserci.

L’esempio Formisano

L’esempio di Donato Formisano in occasione delle conferenze stampa è fondamentale per poter capire. In pratica, per far intendere quanto sia solida la Banca Popolare del Cassinate, il presidente dice che in caso di necessità è sufficiente che Bpc bussi al mercato dei risparmiatori. E loro correrebbero a portare i loro soldi in cambio di azioni o obbligazioni. Si chiama ‘fiducia‘. Ed il professor Vincenzo (figlio del presidente Donato) chiarissimo docente all’Università di Cassino e del Lazio Meridionale direbbe che è un elemento fondamentale. Perché tutta l’economia si basa sul concetto della fiducia.

La Carige – Cassa di Risparmio di Genova e Imperia oggi vale in Borsa meno di 80 milioni. Appena un anno fa fa ha venduto un suo palazzo nel centro di Milano a 110 milioni di euro. Il che è sufficiente a far capire quanto si sia svalutata quella che fino a poco tempo fa era una delle realtà più solide.

Ha provato, Carige a bussare al mercato. Ma non c’è stata nemmeno un po’ della fila che si fa davanti a Bpc quando circola voce che vogliano vendere qualche azione. Perché manca la fiducia.

È un problema drammatico. Perché non riguarda solo Carige: dallo scorso mese di agosto nessuna banca italiana ha più fatto ricorso al mercato per finanziare le sue operazioni. L’unica che ci ha provato è stata Intesa: chi ha comprato le sue obbligazioni ha preteso un interesse astronomico: 7,8%.

Ecco perché il governo italiano è dovuto intervenire, mettendo miliardi con i quali garantire l’emissione dei bond Carige: dicendo ‘se non to paga la Banca garantisco io’.

La mancanza di fiducia

Il vero segnale di allarme è proprio qui: nella mancanza di fiducia. Per far capire quanto sia importante prendi in prestito un altro Formisano. Il professor Vincenzo di cui sopra, nel pieno della crisi economica del territorio, si sgolava ogni volta che partecipava ad una puntata della trasmissione A Porte Aperte per dire «Fate girare i soldi, comprate qualsiasi cosa: fosse anche un ferro da stiro o un paio di pantaloni nuovi ma muovete i soldi».

Sembrerà strano ma più li muovi e più generano fiducia sui mercati. Quella fiducia che ha portato in provincia di Frosinone i grandi fondi d’investimento inglesi che hanno avuto fiducia nel progetto industriale di Francesco Borgomeo, nelle leggi dei precedenti Governi (questo non ha ancora fatto in tempo a legiferare sulla materia, vedremo tra poco gli effetti del Reddito di Cittadinanza). Ed hanno finanziato la riapertura della ex Marazzi di Anagni ed il salvataggio della ex Ideal Standard di Roccasecca. Così come la fiducia è alla base dell’acquisto di Siderpali operato dai turchi di Mitas Poligon Demis Celik Endustrisi. La stessa Bpc nelle settimane scorse ha investito in un bond Saxa Grestone contribuendo a finanziare la più grossa operazione di reindustrializzazione sul territorio. Gruppi come Capital Market e Capital Investment stanno facendo interagire i capitali stranieri su operazioni nella provincia di Frosinone e viceversa.

Nel momento in cui dovesse venire meno la fiducia sul territorio accadrebbe ciò che è avvenuto per Carige. Se si amministra bene non c’è bisogno di bussare al mercato. Se si amministra male non c’è la possibilità di bussare al mercato per chiedere le risorse con cui correggere il tiro.

La fiducia nazionale e locale

Il dramma nel quale rischiamo di sprofondare è quello di un Paese nel quale gli investitori non abbiano fiducia. Non siamo più ai tempi dell’Autarchia nel quale pretendiamo di farci tutto da soli (e dovemmo sostituire il caffè con il surrogato o la cicoria). Oggi siamo parte di un’economia globale: se si sta fuori si è fuori da tutto.

La fiducia si costruisce attraverso progetti solidi, prima che con i quattrini. Vedasi il modello Borgomeo per risanare le aziende. E sono proprio quei progetti a mancare al territorio della provincia di Frosinone. Non esiste da anni una progettualità. Manca un ampio disegno di sistema nel quale si dica chi siamo, dove vogliamo andare, cosa occorre per arrivarci.

In assenza di un progetto non può esserci fiducia. E senza fiducia non possono esserci investitori. Rischiando di fare la fine di Carige.