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L’energia che manca a Cassino: l’idea c’era, il coraggio no

4 Aprile 20265 minuti di lettura
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Il professor Raffaele Trequattrini, economista dell’Università di Cassino prestato alla politica industriale, lo ha scritto nel capitolo centrale del suo piano per il rilancio del Consorzio Industriale del Lazio, consegnato alla vicepresidente della Regione Roberta Angelilli: la chiave per dare un’opportunità concreta al sistema produttivo del territorio sta nella disponibilità di energia a costi competitivi. Non una maxi centrale, non una cattedrale nel deserto: una Comunità Energetica.

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Prima di lui, con linguaggio più politico e meno tecnico, la stessa direzione l’aveva indicata Marco Delle Cese, ultimo presidente del Cosilam — il Consorzio Industriale del Lazio Meridionale — prima della fusione nel consorzio unico regionale.

Due teste, stessa intuizione

Raffaele Trequattrini e Roberta Angelilli

Due uomini, due stagioni diverse, la stessa intuizione. Rimasta tale.

Nel mezzo, c’è stato anche Carlos Tavares. L’allora CEO di Stellantis, durante la sua prima visita al Cassino Plant, aveva guardato con ammirazione lo stabilimento — «bellissimo, pulitissimo, organizzatissimo» — aveva detto nella sostanza e poi aveva aggiunto la frase che avrebbe dovuto scuotere un’intera classe dirigente territoriale: «ma qui produrre auto costa troppo, il prezzo dell’energia elettrica è sproporzionato».

Una diagnosi precisa, consegnata pubblicamente dall’uomo che teneva in mano il futuro di migliaia di lavoratori ciociari. La risposta del territorio? Il silenzio, nella sua forma più istituzionale.

La lezione di Turano Lodigiano

Marco Delle Cese (Foto: Erica Del Vecchio © Teleuniverso)

Mentre il Cassinate archiviava l’idea, altrove qualcuno la praticava. Turano Lodigiano è un comune della pianura lombarda con 1.500 abitanti e una determinazione che molte città ben più grandi farebbero bene a studiare. Dal 2022 è attiva Solisca, una Comunità Energetica Rinnovabile gestita in collaborazione con Sorgenia, nata per iniziativa dell’allora sindaco Emiliano Lottaroli già nel 2020.

Il meccanismo è semplice nella sua eleganza: due impianti fotovoltaici installati sui tetti degli spogliatoi della palestra e del campo sportivo comunale, per una potenza complessiva di 46 kWp. Nel 2025, quegli impianti hanno prodotto circa 50 MWh di energia elettrica — il fabbisogno annuo di venti-venticinque famiglie. La metà è stata condivisa all’interno della comunità, generando incentivi per quasi 3.000 euro, redistribuiti tra i membri in proporzione all’autoconsumo. Dall’attivazione, il valore complessivo degli incentivi distribuiti ha raggiunto 10.000 euro. Nel 2025 sono state evitate 10,75 tonnellate di CO2: l’equivalente di circa 180 alberi.

Numeri piccoli, per una città grande. Numeri enormi, per la dimostrazione di un principio.

Il modello scalabile che nessuno scala

(Foto: © DepositPhotos.com)

La sindaca Susanna Casali è la prima a ridimensionare: «forse è troppo la definizione di isola felice, abbiamo collegato poco più di 20 utenze». Il progetto del commissario Raffaele Trequattrini è molto più ampio: punta a coinvolgere l’intero bacino e fare in modo che tutta l’area industriale ma anche gli enti e chiunque intenda collegarsi possano produrre energia. Da mettere insieme, condividendone i benefici: soprattutto, garantendo energia per il sistema industriale, mettendolo al sicuro dalle speculazioni.

È esattamente il punto sul quale batte in queste ore anche Susanna Casali. La sindaca, a proposito della sua esperienza, spiega che «le situazioni internazionali e la crisi dovrebbero far riflettere. Mi aspetto un aumento delle famiglie che sceglieranno di far parte della nostra comunità energetica». È la voce di chi ha capito che il valore di un progetto non si misura solo nei numeri del primo anno, ma nella direzione che indica.

La rottura degli indugi

Foto Riccardo Squillantini © Imagoeconomica

Ed è esattamente qui che il confronto con il Cassinate diventa impietoso. Quello che Turano Lodigiano ha fatto con 1.500 abitanti e due tetti fotovoltaici, il territorio che ospita uno degli stabilimenti automobilistici più avanzati d’Europa non è riuscito nemmeno ad avviare. Non per mancanza di idee — le idee c’erano, firmate da economisti e presidenti di consorzi. Non per mancanza di esempi — Tavares l’aveva detto in faccia, senza mediazioni diplomatiche. Ma per quella forma particolare di immobilismo che colpisce i territori quando le buone idee incontrano la politica del rinvio. Ognuno aspetta che sia l’altro a prendere l’iniziativa. Talvolta per aggregarsi, spesso per criticarla.

Il Consorzio Industriale si prepara a rompere gli indugi. Con atti concreti. Come quello compiuto attraverso Roma & Pontos, partecipata al 100% del Consorzio Industriale del Lazio e presieduta da Marco Delle Cese: sta realizzando una Cer in provincia di Latina (non solo parole quindi ma anche fatti). Il Consorzio ora è in attesa da mesi di un bando della Regione Lazio riservato al Consorzio per creare almeno una Cer per provincia all’Interno delle aree industriali gestite dal Consorzio

Il conto che arriverà

Foto © Sergio Oliverio / Imagoeconomica

C’è un momento in cui il costo dell’inazione supera il costo dell’azione. Per il sistema industriale del Cassinate, quel momento potrebbe essere già arrivato. La crisi dell’automotive non è un accidente della storia: è la conseguenza di una transizione energetica e tecnologica che chi governa i territori industriali avrebbe dovuto anticipare, non subire. Un’area produttiva dotata di energia rinnovabile e a basso costo è un argomento competitivo reale, tangibile, misurabile in centesimi per kilowattora. È la differenza tra uno stabilimento che si difende e uno che viene sacrificato nei piani di ristrutturazione globale.

Trequattrini e Delle Cese avevano visto giusto. Tavares aveva avvertito. Turano Lodigiano ha dimostrato che si può fare, anche con risorse minime e in tempi rapidi.

Resta una domanda, senza risposta: quante altre occasioni deve perdere il Cassinate prima di decidere che è arrivato il momento di fare ciò che sa già di dover fare?

(Foto di copertina © DepositPhotos.com).

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