Senza giri di parole, senza addolcire la pillola: la condizione dello stabilimento Stellantis Cassino Plant «ha ormai superato ogni limite di sostenibilità». Non usa un’iperbole sindacale la Fim Cisl: nel suo report trimestrale sulla produzione negli stabilimenti italiani descrive, con la precisione fredda dei numeri, una situazione che non ha paragoni nell’intero sistema produttivo Stellantis in Italia.
Tutti gli altri stabilimenti crescono. Melfi segna +92,5%. Mirafiori +42,4%. Modena addirittura +583%. Pomigliano+6,7%. Cassino fa -37,4%. Non è una flessione: è un crollo che si aggiunge ai crolli degli anni precedenti, in una spirale che i numeri storici raccontano con impietosa chiarezza.
La parabola di un declino

Per capire dove si trova oggi Cassino, bisogna guardare da dove viene. Nel primo trimestre del 2019 lo stabilimento produceva 11.705 vetture. Nel primo trimestre del 2026 ne produce 2.916. Meno di un quarto. In sette anni, la produzione si è ridotta del 75%. L’anno 2025 si è chiuso con meno di 20.000 vetture — l’obiettivo dichiarato nei tavoli ministeriali era 1 milione per l’intero sistema italiano. Le stime per il 2026 indicano un ulteriore calo, fino a circa 13.000 unità.
Tradotto in termini umani: 2.130 addetti rimasti, contro i 2.200 della pianta organica. L’attività produttiva ridotta a 5-6 giorni lavorativi al mese. Circa 1.400 lavoratori presenti quando lo stabilimento lavora, mentre oltre 600 sono in contratto di solidarietà. Dall’inizio del 2026, lo stabilimento ha lavorato complessivamente 16 giorni. In tre mesi e mezzo.
La promessa non mantenuta

Il paradosso di Cassino — e su questo la FIM-CISL è esplicita — è che lo stabilimento non è stato abbandonato senza alternative. Gli era stata assegnata la nuova piattaforma STLA Large BEV, destinata alla produzione delle future Alfa Romeo Stelvio e Giulia, in versione elettrica. Era previsto un terzo modello top di gamma. Erano stati presi impegni precisi in sede ministeriale nel dicembre 2024. Ma l’elettrico è fallito: Stellantis ha scelto di mollare il progetto quando ormai aveva speso i soldi e le linee erano pronte. Impossibile anche adattare il progetto ad un motore ibrido. (Leggi qui: Stellantis nel tunnel: linee pronte, Giulia e Stelvio cancellate, 2 anni di deserto per Cassino).
Cassino è l’unico stabilimento in cui quel piano non è stato rispettato. Il lancio dei nuovi modelli, inizialmente previsto entro la fine del 2025, è stato cancellato. Senza una nuova data. Il terzo modello annunciato è avvolto nella nebbia di una «totale incertezza». Nel frattempo, la Maserati Grecale — unico modello ancora in produzione insieme ad Alfa Romeo Giulia e Stelvio nella versione attuale — ha prodotto 856 unità nel trimestre. Numeri da piccola officina artigianale, non da stabilimento industriale di scala europea.
Il contesto che rende tutto più urgente

Cassino non è un’isola. È il centro di un sistema produttivo che comprende centinaia di aziende dell’indotto, migliaia di lavoratori indiretti, un territorio — il Cassinate — che sull’automotive ha costruito una parte significativa della propria economia negli ultimi quarant’anni. Quando lo stabilimento lavora 16 giorni in tre mesi, le conseguenze non si fermano ai cancelli della fabbrica.
La grande mobilitazione del 20 marzo 2026 ha portato in piazza lavoratori e istituzioni con una chiarezza di messaggio che raramente si vede nelle vertenze industriali: Cassino non può aspettare ancora. Non può aspettare un altro rinvio, un’altra promessa senza data, un altro piano industriale che la include sulla carta e la dimentica nella pratica. (Leggi qui: Cassino scende in piazza, ma la città resta a guardare: il vuoto oltre Stellantis).
Il tavolo in Regione: molte preoccupazioni

Mentre i numeri dipingono questo quadro, ieri si è tenuto a Roma un vertice in Regione Lazio che ha prodotto almeno una certezza — attesa da mesi — e ha confermato tutte le preoccupazioni che restano.
L’incontro, presieduto dalla vicepresidente Roberta Angelilli e dall’assessore al Lavoro Alessandro Calvi, ha visto sedere allo stesso tavolo il commissario del Consorzio Industriale del Lazio, il professor Raffaele Trequattrini, e i segretari di CGIL, CISL, UIL, UGL e FISMIC. Il punto fermo emerso è uno, ed è importante: i capannoni in disuso e la palazzina uffici dello stabilimento di Piedimonte San Germano non saranno parcellizzati né ceduti per attività non produttive. Cade definitivamente l’ipotesi di trasformare parti del complesso in uno studentato o in poli logistici leggeri. Il Consorzio Industriale non autorizzerà altre destinazioni che non siano industriali, come previsto dalle norme.

Trequattrini è stato esplicito sulla natura della crisi: «non si tratta di una crisi congiunturale, ma di una trasformazione strutturale del settore automotive. Serve attivare in modo integrato tutti gli strumenti disponibili: incentivi agli investimenti, sostegno all’innovazione, politiche attive per la formazione e la riqualificazione dei lavoratori, interventi per ridurre i costi energetici e un rafforzamento deciso delle infrastrutture». Il commissario ha inoltre annunciato che il Consorzio è pronto a essere soggetto attivo nella realizzazione di questi interventi, facilitando processi di investimento e il dialogo tra tutti gli attori coinvolti.
Il fronte sindacale

Sul fronte sindacale, Enrico Coppotelli, segretario regionale della CISL Lazio, ha valutato positivamente l’impegno della Regione e la notizia che lo stabilimento non sarà ceduto o parcellizzato, ma ha mantenuto il registro della preoccupazione senza attenuanti: «i lavoratori rischiano di essere portati al logoramento. Il 2028 è un tempo troppo lungo». La CISL chiede che la Regione Lazio si faccia interlocutore con il Governo e che venga lanciata una grande vertenza europea per misure straordinarie di sostegno alla transizione. «Stellantis, indotto e appalti collegati rappresentano la più importante crisi aziendale che abbiamo nel Lazio — ha aggiunto Coppotelli — occorre fare fronte comune».
La tensione è destinata a salire. Lo stabilimento è fermo dal 27 marzo e riprenderà soltanto il 13 aprile. Il 26 aprile scadranno gli ammortizzatori sociali per Stellantis, il 30 aprile quelli per Trasnova, Logitech e Teknoservice, dove sono già stati annunciati licenziamenti.
Venerdì 10 aprile è previsto un incontro tra la Regione Lazio e tutte le altre regioni italiane che ospitano stabilimenti Stellantis: l’obiettivo è redigere un piano congiunto da presentare a Bruxelles la settimana successiva per ottenere misure di salvaguardia europee. Prima del 21 maggio, le Regioni lanceranno un appello al Gruppo chiedendo un impegno proporzionato agli ingenti aiuti di Stato ricevuti in questi anni.
Il vertice di ieri ha blindato il sito. Non ha fermato l’emorragia.
Il 21 maggio e quello che ci si aspetta

Il prossimo appuntamento decisivo è fissato per il 21 maggio 2026, quando Stellantis dovrà presentare il nuovo piano industriale per l’Italia. FIM-CISL è esplicita sulle aspettative: tempi certi per il lancio dei nuovi modelli su Cassino, investimenti adeguati, attivazione immediata di tutte le leve disponibili per anticipare le produzioni. La presenza dei marchi Alfa Romeo e Maserati — brand di eccellenza con un mercato premium globale in crescita — rappresenta un’opportunità reale. Ma le opportunità hanno una scadenza.
C’è una frase nel comunicato della FIM-CISL che vale più di qualsiasi analisi: «mettere in sicurezza lo stabilimento è una priorità non più rinviabile». Non più rinviabile. Non rinviata ancora una volta. Non più.
Il 21 maggio dirà se Stellantis ha capito la differenza.








