La siccità, di solito, ferma tutto: campi, raccolti, portafogli. Quest’anno ha fatto l’opposto sui canali del Lazio: ha costretto i Consorzi di Bonifica a lavorare più del previsto e adesso rischia di lasciarli a secco di carburante prima ancora che d’acqua. Più 50%. È la percentuale di gasolio agricolo in più che Anbi Lazio chiede alla Regione per arrivare a dicembre, dopo un’estate in cui la vegetazione, invece di fermarsi come ogni anno, ha continuato a crescere lungo tutti i canali del Lazio. Canneti che invadono i canali invece di seccarsi, pompe che girano più a lungo del previsto, serbatoi che si svuotano più in fretta: è la fotografia di un’estate anomala che Anbi Lazio ha dovuto tradurre in una richiesta concreta alla Regione.

Perché è accaduto? L’alternanza tra ondate di calore e piogge, anche modeste, ha tenuto viva e in crescita la vegetazione spontanea lungo tutto il reticolo idrografico gestito dai Consorzi di Bonifica del Lazio. Non solo lì: ne sanno qualcosa quelli che devono governare l’erba nei loro giardini imbracciando il decespugliatore; piove, esce il sole, la vegetazione rifiorisce.
Risultato: più lavoro, più mezzi in movimento, più carburante consumato. E le quote di gasolio agricolo assegnate ai Consorzi, tarate su un anno normale, che ora rischiano di non bastare fino a dicembre.
Una richiesta nata dal basso, verso Roma
Il presidente Lino Conti ha inviato una nota allarmata in Regione. Non nasce da un’iniziativa isolata della presidenza regionale ma raccoglie segnalazioni già arrivate da diversi Consorzi associati. Anche loro avevano autonomamente chiesto alla Regione di rivedere al rialzo il valore della tabella nazionale che regola l’assegnazione dei carburanti agevolati alle strutture consortili. È la numero 35, “Consorzi di Bonifica ed Irrigazione“, allegata al decreto del Ministero delle Politiche Agricole del 30 dicembre 2015.

Anbi Lazio ha scelto di farsi portavoce collettiva di queste richieste, indirizzando la propria istanza alla Direzione Regionale Agricoltura e per conoscenza all’assessore Giancarlo Righini, titolare tra le altre deleghe anche di Agricoltura e Sovranità Alimentare.
Il nemico ha un nome: Arundo donax
Al centro del problema c’è un’infestante ben nota a chi lavora sui canali: la canna comune Arundo donax, che secondo Conti sta proliferando su tutto il territorio regionale proprio a causa di questa primavera-estate anomala. Una pianta che, se non contenuta, riduce la capacità di scorrimento dei corsi d’acqua e aumenta il rischio idraulico.
Per questo, spiega il presidente di Anbi Lazio, i Consorzi hanno dovuto intensificare le attività di manutenzione ordinaria, mantenendo l’officiosità idraulica dei canali e la sicurezza idrogeologica del territorio anche attraverso un uso più intenso degli impianti di sollevamento consortili: quelli che spostano l’acqua da un livello all’altro del reticolo. E che senza carburante semplicemente si fermano.

C’è poi un secondo fronte, che nella nota si intreccia strettamente con il primo: l’attuale periodo siccitoso porta con sé un rischio incendi che impone ai Consorzi un surplus di attività di pulizia e manutenzione, soprattutto nelle aree urbane e in quelle di transizione tra città e campagna. L’obiettivo è ridurre il materiale combustibile accumulato lungo i corsi d’acqua e nelle fasce limitrofe a insediamenti, infrastrutture e strade. Un lavoro di prevenzione che si somma, non si sostituisce, a quello ordinario di manutenzione idraulica. E che richiede, ancora una volta, mezzi in movimento e gasolio da bruciare.
Il conto, se non arriva l’aumento, lo pagano i cittadini
È il direttore di Anbi Lazio Andrea Renna a mettere a fuoco la posta in gioco sul piano economico: senza un intervento regionale che consenta di proseguire, fino alla fine dell’anno, i lavori e le attività già affidate ai Consorzi dalle normative vigenti, il rischio è che i maggiori costi ricadano inevitabilmente sui cittadini e sulle attività agricole che beneficiano delle opere di bonifica.

Un ragionamento lineare: se il carburante agevolato non basta, la differenza si paga a prezzo pieno e quel costo aggiuntivo finisce prima o poi nelle bollette consortili.
La cifra concreta, messa nero su bianco da Conti, è un incremento stimato nel 50% delle quantità di gasolio agricolo già assegnate ai Consorzi laziali. Una richiesta che punta a garantire, fino a dicembre, sia la manutenzione ordinaria di fossi e canali di bonifica sia il funzionamento continuo degli impianti di sollevamento. Sono le due gambe su cui si regge, in un’estate come questa, la tenuta idraulica dell’intero territorio regionale.








