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Il Basso Lazio scopre che crescere troppo, a volte, si paga l’anno dopo

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Il Basso Lazio scopre che crescere troppo, a volte, si paga l’anno dopo

22 Settembre 20265 minuti di lettura
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Un anno fa Frosinone aveva festeggiato un export cresciuto del 41,8%. Nessuno aveva avvertito che si trattava di un prestito, non di un regalo. Un anno dopo, il conto è arrivato: -21% sul farmaceutico, la voce che pesava di più. Tra i due numeri c’è la storia di come i dazi americani abbiano prima gonfiato e poi sgonfiato l’economia del Frusinate. Non è un crollo. È la ricevuta di un pranzo al ristorante che qualcun altro, a Washington, aveva già ordinato per conto nostro.

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Il trucco dei dazi, spiegato bene

Giorgia Meloni a tavola con Donald Trump

Per capire cosa sia successo a Frosinone nel primo semestre 2026 bisogna tornare indietro di un anno. Cioè a quando le imprese farmaceutiche italiane, spaventate dalle minacce di dazi dell’amministrazione americana, avevano fatto quello che fa chi teme un rincaro: hanno comprato prima. Anticipando le spedizioni verso gli Stati Uniti, hanno gonfiato artificialmente le vendite del primo semestre 2025, che nel Lazio erano schizzate del 19,8%.

Un fuoco d’artificio statistico che, spento l’effetto scorta, lascia inevitabilmente un vuoto l’anno successivo. Ed eccolo, il vuoto: l’export laziale complessivo scende del 6,8% nei primi sei mesi del 2026, attestandosi comunque sui 18 miliardi di euro. È il secondo valore più alto dell’ultimo quinquennio, sia chiaro. E anche e il 28% in più rispetto al 2021. Ma il confronto con l’anno “drogato” prima fa comunque male.

Frosinone, il conto della farmaceutica

Foto: John Still via Imagoeconomica

Nella provincia di Frosinone l’export sfiora i 4,9 miliardi di euro, con un rallentamento definito «fisiologico» dagli analisti di Osserfare l’osservatorio economico della Camera di Commercio di Frosinone Latina che si occupa di studiare lo sviluppo dell’economia locale, analizzando i dati sulle imprese, sull’export e sui mercati internazionali del territorio. Per Osserfare è fisiologico se si tiene conto del rimbalzo record del +41,8%.

Il farmaceutico, che da solo cuba tre quarti della manifattura del Frusinate, arretra del 21,1%. E qui il dato interessante non è la flessione in sé, ma da dove viene: gli acquisti dagli Stati Uniti erano arrivati a spiegare il 70% dell’export farmaceutico frusinate, contro appena il 18% di due anni prima. Un triplicarsi in tre anni che oggi, semplicemente, sta tornando ai suoi valori naturali. Non è la fine di un mercato. È la fine di un’anomalia.

(Foto © DepositPhotos.com)

A complicare il quadro c’è l’automotive, che a Frosinone non trova pace da tre semestri consecutivi: -5,3% quest’anno, dopo il -9,6% del 2025 e il -26,3% del 2024. Le vendite di autoveicoli, che pesano per l’88% del comparto, calano del 17,4%, proseguendo un trend di contrazione che dura ormai da due anni. C’è però una nota che stona, in senso positivo, con questo racconto di frenata: l’aerospazio torna a correre, con un +48,5%. È una conseguenza della guerra in Ucraina e del riarmo generalizzato dell’Europa: gli elicotteri non servono solo per spostarsi ma anche per le operazioni belliche.

Latina, la provincia che non si ferma

Se Frosinone incassa il conto di un anno gonfiato, Latina continua semplicemente a crescere e lo fa da tre semestri di fila, senza soste: +27,2% nel 2024, +9,5% nel 2025, +7,9% quest’anno, per un export che sfiora i 5,7 miliardi di euro.

(Foto © DepositPhotos.com)

L’80% di questi flussi porta ancora la firma del farmaceutico, che nella provincia pontina cresce (+7,7%) invece di arretrare, confermando le destinazioni europee come primato consolidato. un dettaglio che, letto insieme al crollo americano di Frosinone, dice qualcosa di più di una semplice differenza territoriale: dice che la diversificazione dei mercati, quando c’è, protegge; quando manca, espone.

C’è poi un dato che rischia di passare in sordina ma che meriterebbe più attenzione: le colture agricole non permanenti pontine (gli ortaggi, in parole povere) superano i 146 milioni di euro di export, tre quarti dell’intero comparto agricolo laziale venduto all’estero, e portano Latina al terzo posto nella classifica nazionale delle province per valore delle merci agricole esportate. Un primato silenzioso, in una provincia che l’immaginario collettivo associa più alla farmaceutica che ai campi.

La domanda che resta aperta

Giovanni Acampora

Il presidente della Camera di Commercio Giovanni Acampora legge i numeri con l’ottimismo di chi guarda al quinquennio più che al singolo semestre: «Il Basso Lazio ha un posizionamento eccezionale nel panorama regionale», sottolinea, ricordando che le due province «rappresentano stabilmente oltre il 50% delle esportazioni laziali» e hanno segnato «una crescita vigorosa superiore al 40%» negli ultimi cinque anni.

Ma è lo stesso Acampora, va detto, a indicare la vera priorità che i numeri del 2026 impongono: «La diversificazione dei mercati è oggi prioritaria per limitare le dipendenze geopolitiche e i rischi connessi alla monodirezionalità dei flussi»: una frase che, detta all’indomani del contraccolpo farmaceutico su Frosinone, suona meno come un auspicio generico e più come la lezione appena imparata.

Foto © DepositPhotos.com

Tra i bandi per l’internazionalizzazione (quasi 2 milioni di euro erogati negli ultimi cinque anni), le partnership formative con Luiss e Sole24Ore e l’appuntamento di ottobre al Sial di Parigi, la Camera di Commercio prova a costruire gli anticorpi contro il prossimo shock geopolitico: che sia un dazio, uno stretto di Hormuz più stretto del solito, o la prossima crisi che nessuno, oggi, sa ancora nominare.

La domanda che i dati del primo semestre 2026 lasciano davvero aperta è un’altra: la prossima volta che un mercato lontano deciderà di cambiare le regole, quante imprese del Basso Lazio avranno un piano B pronto, invece di scoprirlo (come il farmaceutico frusinate) un anno dopo?

(Foto di copertina © DepositPhotos.com).

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