Stirpe, assalto al Governo: «Scarsa competenza e sadico». Avviso ai sindacati

Niente fioretto. È l’ora della sciabola. E della carica di cavalleria lanciata al galoppo. La nuova strategia degli industriali italiani sotto la guida di Carlo Bonomi è chiara. Niente più sconti per il Governo Conte 2. L’ultimo assalto a spada sguainata lo ha compiuto in mattinata il vice presidente nazionale di Confindustria Maurizio Stirpe cioè il comandante al quale è affidata la missione di costruire il dialogo diplomatico. Significa che ora non ci sono più margini.

È una lama affilata quella con cui il presidente del gruppo industriale Prima questa mattina ha assestato i suoi fendenti. Lo ha fatto intervenendo all’assemblea della Piccola Industria di Unindustria, l’Unione degli industriali e delle imprese di Roma, Frosinone, Rieti, Viterbo e Latina.

Scarsa competenza

Maurizio Stirpe © Imagoeconomica

Davanti a centinaia di iscritti collegati on line non è andato per il sottile, Maurizio Stirpe. «Come il precedente, questo Governo non ama l’impresa: prende sistematicamente decisioni e assume provvedimenti che vanno nella direzione opposta a quella auspicabile per ottenere lo sviluppo del sistema delle imprese».

Nemico. E anche incompetente. «A volte – ha aggiunto – è un problema di scarsa competenza. A volte è più sottile, come se ci fosse un gusto quasi sadico a rendere ancora più tortuoso il cammino dell’imprenditore».

La crisi, l’emergenza nazionale, hanno cambiato qualcosa? Nulla. «Onestamente, anche tutte le discussioni che stanno andando avanti in questi ultimi mesi vanno esattamente in questa direzione» cioè quella della scarsa competenza e dell’atteggiamento sadico con cui rendere tutto più difficile.

Non sono parole lanciate a caso: sono fatti. Che Maurizio Stirpe indica nei dettagli. Lui è l’uomo delegato alle Relazioni ed al Lavoro. È quello di Confindustria che si confronta con i sindacati. Per questo sottolinea «la dice lunga anche il cambio di atteggiamento del sindacato nei confronti del sistema delle imprese: da circa 8 mesi ha privilegiato il dialogo diretto con il Governo, considerando poi marginale il colloquio con il sistema delle imprese».

Torna il conflitto

Giuseppe Conte

È come se le lancette del dialogo fossero tornate agli Anni 70: contrapposizione ad oltranza. Ed il confronto, la ‘concertazione’? Il vice presidente di Confindustria non ha dubbi: lo ha spiegato già in mattinata prima della video conferenza di Unindustria, dichiarandolo al quotidiano Il Sole 24 Ore. «Stanno prevalendo vecchie logiche ideologiche, basate più sul conflitto che sul dialogo. Viene evocata la statalizzazione dell’economia, si parla di una nuova stagione dei diritti e non si tiene conto dei doveri».

È un messaggio che corre su due binari: uno va verso Palazzo Chigi e l’altro verso il sindacato, con prima fermata la Cgil. «È un errore tornare alle vecchie ideologie. Bisogna agire con concretezza e senza pregiudizi con l’unico obiettivo di risolvere i problemi delle aziende e dei lavoratori».

Basta soldi a tutti

Gli industriali chiedono progetti precisi. E strategie altrettanto precise. Al Governo Maurizio Stirpe dice «I soldi a pioggia con una logica assistenziale non funzionano. C’è stata finora una visione di brevissimo periodo. È importante calibrare bene gli interventi: il virus ha provocato effetti simmetrici tra i Paesi. Ma le scelte su come reagire provocheranno situazioni asimmetriche, con i Paesi forti che lo saranno ancora di più e i deboli che diventeranno ancora più deboli».

«Il problema delle risorse va affrontato attraverso gli indennizzi e non con i prestiti. C’è un buco che va sanato».

Per questo servono anche nuove relazioni industriali che rispondano al momento di crisi, dice in sostanza Stirpe. Che elenca: «penso al divieto di licenziare: dovrebbe essere allineato alla durata della cassa integrazione. Altra questione: la responsabilità dei contagi non può essere messa in capo all’impresa a priori. È un problema che va risolto, il Governo può farlo nel prossimo decreto: non può bastare l’occasione del lavoro occorre dimostrare il nesso di causalità, la colpa grave e il mancato rispetto del protocollo di sicurezza».

Si statalizza l’economia

Foto © René Fluger / Imagoeconomica

Un nuovo affondo arriva quando Maurizio Stirpe commenta le proposte avanzate dal ministro del Lavoro Nunzia Catalfo. Il ministro guarda ad una possibile riduzione di orario a parità di salario finanziata da un fondo ministeriale.

Stirpe è corrosivo. «Detta così mi sembra la strada per una riduzione generalizzata degli orari di lavoro con oneri a carico della fiscalità generale. Penso sia una soluzione molto onerosa. Così viene evocata la statalizzazione dell’economia».

Ancora più duro. «A questa nazionalizzazione fatta da questi soggetti che ci governano ci credo relativamente, perché non hanno competenza né conoscenza per dirigere un sistema imprenditoriale“. Una  nazionalizzazione, ha aggiunto, «che avrebbe come effetto finale la distruzione del tessuto imprenditoriale italiano» .

Non restiamo con il cerino in mano

Coronavirus, medici in mascherina © Marco Cremonesi / Imagoeconomica

È un’impennata di nuovo orgoglio quella che gli industriali mettono in campo. Sono stanchi delle discussioni. Le trattative per le chiusure e le riaperture in questi mesi sono state una delusione. Per questo Maurizio Stirpe aggiunge: «Noi non abbasseremo la testa. Noi in questo momento vogliamo il rispetto dei diritti delle imprese. Vogliamo affrontare i nodi che il coronavirus ha accelerato in modo drammatico. Nessuno vuole sfuggire alle responsabilità, ma il mondo delle imprese non rimarrà con il cerino in mano».

Il timore è quello di vedere distrutta tutta l’Industria italiana attraverso provvedimenti come quelli che nel tempo hanno messo in ginocchio la Sanità. «Il fil rouge dei provvedimenti contenuti nel decreto liquidità e quelli che dovranno essere varati a maggio è sempre lo stesso: si tende sempre più a pensare che lo Stato sia la panacea per la risoluzione di tutti i problemi. Pochi dimenticano che, ad esempio, le condizioni del sistema sanitario italiano sono state determinate proprio dalla politica scellerata dello Stato quando ha sperperato in lungo e largo le risorse, quando ha affossato la classe medica che oggi definisce classe di ‘eroi’».

Secondo Stirpe dunque non è responsabile la sanità privata, come si vuol far credere «che in questi anni ha invece avuto un ruolo di supplenza e non ha contribuito certo a deteriorare la qualità del sistema sanitario italiano».