
Quarantotto ore che raccontano tutto. Lunedì mattina, 18 maggio, una delegazione del colosso automobilistico cinese BYD visita i capannoni dello stabilimento Stellantis Cassino Plant. Martedì pomeriggio, il Consiglio Regionale del Lazio si riunisce in seduta straordinaria per discutere del futuro di quello stesso impianto.
La fabbrica attrae i cinesi mentre le istituzioni cercano ancora una strategia. E il 21 maggio, giovedì, ci sarà la presentazione del piano industriale del Ceo Stellantis Antonio Filosa. Le indiscrezioni anticipano che non ci sarà una parola sull’impianto di Cassino: molto dipende da scenari che al momento non sono ancora definiti.
La visita che cambia il peso delle parole
Pochi giorni fa, al Future of the Car Summit di Londra, la vicepresidente esecutiva di BYD Stella Li aveva dichiarato l’interesse del gruppo per l’acquisizione di stabilimenti automotive sottoutilizzati in Europa. Citando esplicitamente l’Italia tra i Paesi nel mirino. Aveva aggiunto un dettaglio non trascurabile: apprezzamento per il marchio Maserati. Lo stabilimento di Cassino produce proprio la Maserati Grecale, oltre alle Alfa Romeo Giulia e Stelvio.
La visita di lunedì trasforma quelle parole londinesi in un fatto concreto. A parlare dell’arrivo della delegazione sono indiscrezioni di fonte sindacale ma a confermarle in serata è il sindaco di Piedimonte San Germano, Gioacchino Ferdinandi. Non aggiunge dettagli, non riva assolutamente nulla di più.
Il CEO di Stellantis Antonio Filosa — sempre a Londra — aveva però tenuto a distinguere tra collaborazioni e vendite: aveva detto le prime sono nel futuro del gruppo, lasciando intendere che le seconde no. Una distinzione che lascia aperte molte porte e ne chiude poche. Il 21 maggio ad Auburn Hills, quando il piano industriale verrà presentato agli investitori, si capirà quanta sostanza c’è dietro quelle parole.
Il Consorzio Industriale dice no allo studentato
Nel mezzo di tutto questo, arriva una notizia che racconta meglio di qualsiasi dichiarazione il clima che si respira intorno a Cassino Plant. Il Consorzio Industriale del Lazio ha dato parere negativo alla richiesta di trasformare la ex Palazzina Uffici — lo storico centro decisionale ai tempi della Fiat — in uno studentato. Il Centro Universitario Sportivo aveva avanzato la proposta, dichiarandosi disponibile a gestire l’immobile. Risposta del Consorzio: no. «Deve essere salvaguardata la destinazione industriale di tutta l’area».
Quella del Commissario Raffaele Trequattrini è una scelta che ha un significato preciso: non si smembra, non si parcellizza, non si cambia la natura di quei capannoni in attesa che qualcuno decida cosa farne. L’area resta industriale. Punto.
È una Linea Maginot che la Regione Lazio e l’assessore Roberta Angelilli in primis sta alzando intorno allo stabilimento di Piedimonte San Germano. È stato chiaro giovedì scorso: all’Università di Cassino, nel corso della presentazione delle misure disposte dalla Regione insieme alla Banca Europea degli Investimenti per il comparto Automotive. La vicepresidente Angelilli, interrogata sul tema, risponde davanti ad amministratori ed imprenditori “Qualsiasi contatto con eventuali acquirenti di qualsiasi latitudine del mondo, ben venga. Ma avvenga alla luce del sole e nella trasparenza più totale delle operazioni. La regione Lazio ed il Governo vigileranno su ogni passaggio”. Cosa intendeva?
Lo spettro Videocolor
C’è un fantasma che agita i sonni della Regione e dei sindacati: si chiama Videocolor. È lo storico stabilimento di Anagni che produceva cinescopi televisivi per la multinazionale francese Thomson. Per capire di cosa parliamo: la sua area di produzione era seconda solo a quella della Fiat di Piedimonte San Germano (oggi Stellantis).
Al momento di dire addio ai cinescopi e passare alle tv con schermo piatto i francesi si liberarono di quel polo d’eccellenza. Ma ormai destinato ad essere rapidamente storia al passato. In soldoni: “vendettero” lo stabilimento al colosso indiano Videocon. Ma fu una vendita strana: gli diedero lo stabilimento, gli misero in mano i soldi per andare avanti un paio d’anni, avviando nei fatti la chiusura. La parte dei brutti e cattivi la fecero gli indiani.
Roberta Angelilli sul punto è stata chiarissima: “No ad un nuovo caso Videocon. Vigileremo”.
Quell’area intriga
L’area di Cassino Plant è interessante sul piano industriale. La parola riconversione non è una bestemmia. Scorrendo tra i vari file si scopre che non erano affatto campate in aria le parole del Segretario Generale Cisl del Lazio, Enrico Coppotelli: oltre un anno fa parlava di convertire la produzione all’aerospaziale di tipo bellico. E subito aveva dato il suo appoggio Domenico Beccidelli, presidente di Federlazio Frosinone e player nell’Aerospace. Solo oggi si scopre che potrebbe esserci un collegamento con Il Centro Italiano di Ricerche Aerospaziali (CIRA S.C.p.A.) è un organismo di ricerca applicata in ambito aeronautico e spaziale con sede a Capua. Nella massima riservatezza si sta studiando se Cassino possa essere coinvolta nel progetto CIRA.
Non solo. Al Consorzio Industriale di Cassino è stata formalizzata una richiesta per una parte del piazzale Stellantis. Sarebbe stata avanzata da una società internazionale specializzata nel ricondizionamento delle auto usate e la loro vendita. La risposta del Consorzio alla richiesta di una conferma o smentita è stata “No comment”.
La Comunità Energetica come risposta strutturale
C’è anche una notizia meno visibile ma potenzialmente molto rilevante per il futuro dell’intera area. La Regione Lazio sta esaminando, con alcuni fondi di investimento, la possibilità di realizzare una Comunità Energetica capace di vendere energia elettrica alle industrie dell’area cassinate a prezzi competitivi. È esattamente il tipo di intervento strutturale di cui il territorio ha bisogno: abbattere uno dei costi più impattanti per le imprese manifatturiere, indipendentemente da chi produrrà le auto nello stabilimento.
Un accenno lo ha fatto in queste ore il Governatore Francesco Rocca. Bocche chiuse anche su questo punto al Consorzio.
Rocca propone il patto trasversale
In Consiglio regionale il governatore Francesco Rocca ha alzato il tono. E lo ha fatto con una proposta che va oltre la retorica della solidarietà. «Sono pronto a siglare un patto con le opposizioni su questo tema, perché non vi siano divisioni ideologiche». Un documento unitario, impegni concreti, voce compatta della Regione Lazio verso Stellantis e verso il Governo.
Ma Rocca non ha solo teso la mano. Ha anche messo sul tavolo le sue carte con una franchezza inusuale per un presidente di Regione: «La fiducia è sotto zero. Ho una diffidenza importante». E ha ricordato cosa ha detto direttamente a Filosa: se dovesse chiudere delle fabbriche, che cominci dalla Spagna — il Paese che sta ostacolando la rivisitazione del Green Deal — non dall’Italia, che da sempre ha sostenuto la necessità di rivedere quella normativa.
È una posizione politica precisa, con un bersaglio altrettanto preciso. Che vale come avvertimento prima ancora che come dichiarazione.
Ma la risposta del centrosinistra non è stata conciliante. Le opposizioni sentono l’odore del sangue politico. “Di fronte alla crisi dello stabilimento Stellantis di Piedimonte San Germano e alle pesanti ricadute occupazionali e produttive sull’intero territorio del frusinate, il Consiglio regionale del Lazio ha il dovere di alzare il livello della discussione e assumere una posizione unitaria, forte e credibile nell’interesse dei lavoratori e delle loro famiglie” ha detto il Gruppo consiliare del Partito Democratico della Regione Lazio.
Non meno affilata la risposta di Azione: “Se uno stabilimento industriale come quello Stellantis di Piedimonte San Germano ha lavorato solo 17 giorni da inizio anno, significa che è morto. Bisogna parlare un linguaggio di verità e le responsabilità sono innanzitutto del ministro Urso e della proprietà, che sta da troppo tempo sostituendo la produzione con la finanziarizzazione. Mentre aumentano i dividendi di Exor, la produzione è calata con un crollo dell’occupazione diretta e dell’indotto. Stellantis di Piedimonte sta morendo e il ministro Urso tace“. Lo ha dichiarato durante il consiglio straordinario su Stellantis il capogruppo di Azione in consiglio regionale, Alessio D’Amato.
Pomigliano prende l’e-car. Cassino aspetta ancora
Per Cassino le notizie si fanno pessime se si legge il quadro nazionale. La notizia della mattinata arriva da Torino: Stellantis ha assegnato a Pomigliano la produzione dell’e-car — la nuova vettura elettrica compatta ed economicamente accessibile che uscirà nel 2028, erede spirituale della Fiat Panda. Una buona notizia per il Mezzogiorno e per il sistema industriale italiano, accolta positivamente dai sindacati. Ferdinando Uliano della Fim Cisl ha giudicato l’assegnazione come un passo «nella direzione giusta» — pur chiedendo di accelerare i tempi.
Ma poi ha aggiunto la frase che conta: «Stellantis ha dichiarato di non essere ancora nelle condizioni di comunicare dettagli entro il 21 maggio per quanto riguarda Cassino». Pur affermando di essere «al lavoro per costruire soluzioni».
È la conferma di ciò che si temeva: Pomigliano riceve un’assegnazione concreta, con una data, un modello, dei volumi. Cassino riceve una promessa di lavoro in corso. In questo momento la distanza tra le due situazioni è misurata in anni di produzione garantita da un lato e incertezza strutturale dall’altro.
Il 21 maggio è dopodomani
Tra quarantotto ore Filosa parlerà agli investitori. Il piano industriale uscirà. I nodi verranno al pettine — o almeno, alcuni di essi. Quelli su Cassino potrebbero non arrivare tutti il 21 maggio: il Ceo ha già avvertito che i dettagli sullo stabilimento ciociaro richiederanno incontri successivi.
BYD ha visitato i capannoni. Il Consorzio ha blindato la destinazione industriale. La Regione propone un patto trasversale e studia una comunità energetica. I sindacati chiedono risposte concrete a partire dalle situazioni più difficili.
Tutto converge su Auburn Hills, dopodomani. Il territorio ciociaro ha fatto la sua parte — ha alzato la pressione, ha costruito una rete istituzionale, ha tenuto i riflettori accesi. Adesso tocca a Stellantis dire cosa pensa di farne, di quello stabilimento.
Due giorni. Poi si saprà.




