Sbloccati 117 milioni per le Aree di Crisi: ma il sindacato è prudente

Il ministro Luigi Di Maio ha firmato il decreto che sblocca le risorse per gli ammortizzatori sociali. Il provvedimento riguarda circa 60mila lavoratori nelle 18 aree di crisi complessa in Italia. Tra queste c’è anche Frosinone.

Grande entusiasmo della politica. Tiepidi i disoccupati. E il Sindacato? È prudente. Il motivo lo spiega Enrico Capuano. È da 4 mesi Segretario Generale della CISL della Provincia di Frosinone, una delle Organizzazioni Sindacali che si è battuta per la proroga degli ammortizzatori sociali. Ma soprattutto per cambiare il paradigma. Ovvero: vanno bene i sussidi ma i disoccupati vogliono il lavoro.

Segretario Capuano, martedì scorso il ministro di Maio ha firmato il Decreto e quindi ora potete fare l’Accordo Quadro con la Regione Lazio per erogare i soldi ai disoccupati delle Aree di Crisi Industriali Complesse?

Troppo semplicistica come informazione. Il decreto assegna 117 milioni di euro per la riattivazione degli ammortizzatori sociali. Ora il decreto andrà al Mef per la firma del ministro Tria, poi ci sarà un passaggio alla Corte dei Conti prima che le risorse siano trasferite alle Regioni.

Come verranno ripartiti i 117 milioni stanziati?

L’articolo della Legge di Bilancio recita: Anche per l’anno 2019 ci sarà la possibilità di prorogare la Cassa integrazione straordinaria, per tutte e tre le casuali (crisi, riorganizzazione e contratto di solidarietà), e la mobilità in deroga nelle aree di crisi complesse. A tal fine sono stanziati 117 milioni di euro, da ripartire tra le Regioni in base alle rispettive esigenze.

Qual è la platea degli interessati?

Nel Lazio nel 2018 sono stati circa 1600 i beneficiari della Mobilità in Deroga. Ogni beneficiario ha un costo annuo di circa 20.000 euro. 

Nel 2018 la Cassa integrazione Straordinaria, nel Lazio, ha assorbito circa 4 milioni di euro. Tra Frosinone e Rieti la Regione Lazio ha già formalmente richiesto 35 milioni di euro per coprire, per 12 mesi, tutti i disoccupati delle aree di crisi tra Mobilità e Cassa Integrazione. Ora bisognerà vedere come verranno effettivamente ripartiti i 117 milioni.

Qual è la platea in Italia invece?

I 60 mila lavoratori della aree di crisi industriale complessa, sono sparse in tutta Italia, da Trieste ad Acerra e Battipaglia, da Savona a Frosinone e Rieti, dalla Valle del Tronto a Venafro, da Taranto a Porto Torres, da Termini Imerese a Piombino, da Gela a Terni, da Porto Marghera a Livorno.

Si tratta di interi territori e comunità messe in ginocchio dalla crisi delle industrie. Ci sono siti produttivi legati a fabbriche storiche come le acciaierie di Piombino e Taranto, l’alluminio della ex- Alcoa nel Sulcis, la ex- Fiat di Termini Imerese o i petrolchimici di Gela e Porto Marghera. La Videocon di Anagni ed il suo indotto.

In molte sono poi le aziende di dimensioni minori ma ugualmente vitali per i propri territori.

Quindi conti alla mano le risorse potrebbero non essere sufficienti per coprire i dodici mesi?

Oltre la metà delle risorse sarà assorbito da due regioni, il Lazio e la Toscana, seguite dalla Sardegna. Occorrerà vedere e valutare molte situazioni, in primis la reale platea dei beneficiari, molti dei quali potrebbero aver fruito della quota 100. 

Comunque non appena le risorse saranno trasferite alle Regioni, presseremo per stipulare immediatamente il nuovo accordo quadro, per dare ancora speranze ai disoccupati. Ma che vorremmo tornare a chiamare Lavoratori.

Quali i punti focali per la CISL sul nuovo accordo?

Innanzitutto l’irrobustimento delle politiche attive, molto fallimentari nella prima fase. Secondo poi, entro fine aprile avremmo gli esiti del bando per la reindustrializzazione dell’area di Crisi Frosinone e Anagni.. Lì dovremmo vedere la qualità e la quantità delle risposte.

La bonifica della Valle del Sacco dove sono stati stanziati oltre 50 milioni di euro. Poi attendiamo il 10 aprile l’apertura delle buste per la vendita dell’ILVA di Patrica. Insomma dobbiamo tentare di far agganciare queste opportunità a coloro che vivono oggi il dramma della disoccupazione.

Quindi un Sindacato di iniziativa e non di attesa che punta anche alle nuove opportunità ed allo sviluppo di nuove competenze del mondo del lavoro?

La necessità di concentrare l’attenzione e gli investimenti sia organizzativi che finanziari sul tema delle competenze dei lavoratori è stata indicata dal sindacato e dalla CISL in particolare, come una priorità. 

Il tema delle competenze andrebbe approcciato almeno su due fronti: quello scolastico, ricomprendendo i diversi livelli formativi e dando impulso a seri progetti di alternanza scuola-lavoro e quello dell’aggiornamento professionale di chi già lavora, con l’obiettivo di minimizzare la cosiddetta disoccupazione tecnologica. Difendere il lavoratore non solo nel posto di lavoro, ma nel percorso di lavoro è la vera sfida del Sindacato nei prossimi anni.