Quelle due o tre cose semplici che imprese e dipendenti si aspettano

Cambia poco o nulla. L’Iva non aumenta, le tasse sulla busta paga restano tutto sommato uguali, lo stipendio netto non crescerà. La nota di aggiornamento al Documento di Economia e Finanza (l’atto con il quale si dice dove andremo a parare con i soldi presi dalle nostre tasse) punta sul classico: lotta all’evasione fiscale. Che è un po’ come puntare sulle contravvenzioni quando si fa il bilancio comunale: le multe poi non le fai però i conti sono in ordine. Solo sulla carta però.

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte con il ministro delle Finanze Gualtieri

I numeri lasciano ampi margini di manovra: lo spread è sceso a 140, l’Ue si prepara ad immettere una robusta iniezione di fiducia sull’Italia concedendo una flessibilità di circa 14 miliardi sui suoi conti pubblici, il rapporto deficit – Pil (di quanto stai fuori nei conti rispetto a quanta ricchezza produci) al 2,2%. Un governo solido e con una rotta precisa si rimboccherebbe le maniche e nel solco di queste cifre disegnerebbe un Def coraggioso.

Nicola Zingaretti ci ha provato: sfrondare le tasse sulle buste paga, aumentare gli stipendi e alleggerire le imprese, semplificazione, stimoli alla produzione e quindi all’occupazione. Impossibile non essere d’accordo.

Il realismo dei conti impone una sola domanda: i soldi per finanziare tutto questo dove li prendiamo? Il modello Proporzionale che oggi governa il Paese impone che al timone ci siano delle coalizioni (con questo modello ci abbiamo ricostruito l’Italia e ci siamo arrivati fino agli anni Novanta, è vero che da soli si va più veloci ma in coalizione si va più lontano). E questa coalizione ha una sola idea in comune: evitare le urne. È come se per trainare una portaerei con i motori in avaria ci fossero due rimorchiatori su un lato ed uno sull’altro: Il Pd traina in una direzione, il Movimento 5 Stelle traina in un’altra, Matteo Renzi ha appena fatto capire che pure lui si metterà a tirare ma non è chiaro in quale direzione.

Risultato? Nessuna scelta coraggiosa. Ci può stare.

Il premier Giuseppe Conte con il ministro Roberto Gualtieri

Quello che non ci può stare però è un approccio vecchio (ci manca solo che aumentino di 50 lire le sigarette e la benzina e siamo a posto). La vecchiaia nell’approccio sta nel combattere l’evasione fiscale e non le ragioni che la generano. È come voler eliminare la droga dalle piazze colpendo i piccoli spacciatori e non i traffici.

A nessuno è viene in mente di domandarsi perché si evadono le tasse? Che forse non sempre è per il gusto di tenersi in tasca i soldi anziché darli al Fisco in cambio di niente?

Si evade perché conviene. Perché se fai il lavoretto occasionale che ti fa arrangiare 100 euro al mese e ci vuoi pagare le tasse, il problema non è sui 20 euro che devi regalare all’Agenzia delle Entrate. Ma è nel fatto che quei 1.200 euro all’anno si sommano al lavoro che già fai e ti perdi gli 80 euro del bonus Renzi. In pratica? Se fai o non fai il lavoretto occasionale è esattamente lo stesso: tanto vale che non lavori. O lo fai in nero. E finisce così perché qualcuno che ti ripara la lavatrice o la pompa sommersa del pozzo lo devi trovare. A meno di non voler pagare 200 euro quello dell’assistenza che si deve fare carico del cuneo fiscale.

Un altro esempio? Se sei un giornalista di una delle testate saltate in provincia di Frosinone nell’ultimo anno e sei in disoccupazione, le nuove norme dicono che se hai trovato una testa pronta a farti collaborare, tenendoti nel giro e magari assumendoti se le cose vanno bene, tutto quello che guadagni con la collaborazione ti viene tolto dal sussidio. Quindi, conviene stare a casa e non fare un lavoro che – come tutti i lavori – ha un margine di rischio.

Giuseppe Conte e Roberto Gualtieri

È un po’ il principio del reddito di cittadinanza: te ne stai comodamente a casa e ti arrivano i soldi sul conto.

Forse la scelta coraggiosa sarebbe proprio questa. A costo zero. fare in modo che sia conveniente dichiarare il lavoro nero. Io ti taglio l’erba nel giardino, tu mi dai 50 euro, io ne giro 10 al Fisco; ma tu ti scarichi dalla Dichiarazione una parte di quei 50 euro ed io non devo rinunciare ad un pezzettino di pensione o di sussidio. Chi ci ha guadagnato? In tutta questa giostra i 5 euro se li è presi il Fisco, tutti hanno lavorato sereni, con quei 50 euro ci andiamo a mangiare la pizza questa sera.

L’evasione fiscale si combatte rendendo conveniente dichiarare i redditi. Più guadagni e – in proporzione – meno paghi: in questo modo nessuno è incentivato a nascondere. Bensì il contrario. L’economia della Provincia di Frosinone qualche anno fa era tra quelle con il maggiore tasso di sommerso (poi ci siamo persi le decine di sartorie contoterziste del sorano, a vantaggio dei cinesi): la sua ripresa è avvenuta solo in una circostanza, quando è stata finanziata. In che modo? Con provvedimenti come il Super Ammortamento, Industria 4.0 e, bisogna ammetterlo, anche il Jobs Act.

Roberto Gualtieri

Un fisco ‘amico’ del cittadino si è rivelato più utile dell’approccio lanzichenecco di Equitalia. Un invito a spendere (come con il super ammortamento: compra il camioncino nuovo, spende 100, in dichiarazione dei redditi scarichi 140) si è rivelato più efficace di ogni altra cosa Ma almeno su questo è possibile tirare tutti nella stessa direzione?