Duecentonovantotto saracinesche abbassate per l’ultima volta, 474 alzate per la prima. È l’estate delle imprese in provincia di Frosinone secondo i dati Movimprese del terzo trimestre 2026, elaborati da Osserfare, l’osservatorio della Camera di Commercio Frosinone Latina.
Il saldo fa 176 unità in più, contro le 136 dello stesso periodo del 2025, che a loro volta erano quasi la metà dell’anno prima. Il segno è positivo e torna ad accelerare, ma la ragione non è che si apre di più: è che si chiude di meno.
Il motore della Ciociaria gira al contrario

A fine settembre la provincia di Frosinone conta 47.592 imprese registrate, 38.982 delle quali attive, l’81,9% del totale. Nel trimestre il tasso di natalità è salito di poco, dallo 0,94% all’1,0%, e quello di mortalità è sceso dallo 0,66% allo 0,63%.
Da gennaio a settembre le nuove iscrizioni sono 1.855, le cessazioni 1.407: un avanzo di 448 imprese, per un tasso di crescita cumulato dello 0,95% contro lo 0,69% dei primi nove mesi del 2025. È il dato che la Camera di Commercio chiama «inconsueto avanzo in apertura d’anno» e lo attribuisce soprattutto al rallentamento delle cessazioni, meno 7% sul 2025. In Ciociaria il saldo migliora del 37% in un anno, ma il merito va a chi ha resistito, non a chi ha cominciato.
Il dettaglio per settori racconta una provincia che costruisce e vende case. Le costruzioni guidano la classifica con 101 imprese in più da inizio anno (+1,39%), seguite dalle attività immobiliari, 88 unità in più (+5,78%), e dalle professioni scientifiche e tecniche, 84 (+5,84%). In percentuale, i due comparti che crescono di più sono quelli delle scrivanie e delle agenzie, non dei capannoni. La manifattura è ferma, «sostanziale stazionarietà» nel linguaggio di Osserfare. L’agricoltura è l’unico settore in rosso per l’intero periodo, con 97 imprese in meno (-1,88%), mentre il commercio limita i danni: -46 imprese da gennaio, dopo un inizio d’anno pesante parzialmente recuperato nell’estate.
Latina, la provincia che apre

Il Pontino segue una logica diversa. Le imprese registrate al 30 settembre sono 56.919, di loro 47.408 sono quelle attive (83,2%). Nel trimestre 601 iscrizioni contro 409 cessazioni, saldo +192, meglio delle 162 del 2025.
Qui la natalità sale dallo 0,99% all’1,06%, mentre la mortalità resta ferma allo 0,72%: la crescita arriva dalle aperture, non dalle chiusure che mancano. Da inizio anno 2.402 iscrizioni e 1.722 cessazioni, un avanzo di 680 imprese, per un tasso di crescita dell’1,20% contro l’1,07% dell’anno scorso.
A trainare sono il turismo e la ricettività (+102 imprese, +2,12%), le costruzioni (+101, +1,36%) e le professioni (+82, +5,12%). Anche qui l’agricoltura perde, e perde di più: 117 imprese in meno (-1,29%). Il commercio invece tiene (+46, +0,36%) e la manifattura cresce di 17 unità, quasi tutte negli ultimi tre mesi.
Il Lazio secondo in Italia

Le due province messe insieme valgono 368 imprese in più nel trimestre e 1.128 da gennaio (+1,09%, contro lo 0,90% di un anno fa).
Il Lazio nel suo complesso è la seconda regione italiana per tasso di crescita trimestrale, +0,51% contro una media nazionale dello 0,32%, con circa 3.000 imprese in più. Da inizio anno la regione ha guadagnato 9.805 unità, il 6% in più rispetto allo stesso periodo del 2025. In Italia il saldo trimestrale è di 18.403 imprese, quello cumulato di 51.800, oltre 5.000 in più dell’anno scorso.
Anche su scala nazionale i settori tradizionali, commercio, agricoltura e manifattura, restano in rosso da inizio anno nonostante due trimestri di recupero.
Lo sfondo: Hormuz, carburanti, tassi

Il rapporto non nasconde il contesto. Osserfare parla di tensioni geopolitiche, di instabilità francese che pesa sui titoli di Stato europei, di banche centrali che hanno avviato una politica monetaria ancora moderatamente restrittiva. Soprattutto, di uno shock energetico che continua: carburanti, gas, materie prime, con le limitazioni al traffico marittimo nello stretto di Hormuz e un conflitto in Medio Oriente che si annuncia più lungo del previsto.
La spirale tra inflazione e tassi, scrive l’osservatorio, sottrae risorse agli investimenti e alla capacità di spesa delle famiglie. È in questo quadro che va letto un saldo positivo costruito più sulla tenuta che sull’espansione.
Acampora: «Soluzioni europee»

Il presidente della Camera di Commercio Giovanni Acampora sposta lo sguardo verso Bruxelles. Le risposte allo shock energetico, alla competitività e al bilancio Ue da cui dipendono filiere industriali e agricoltura, dice, devono essere europee, ma impongono «un’azione corale anche a livello locale».
Il modello che rivendica è quello del gioco di squadra tra istituzioni, associazioni di categoria e imprese, con l’Economia della Bellezza come direttrice strategica. Il prossimo appuntamento è a Paestum, alla XXVIII Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico dal 29 ottobre al 1° novembre, dove la Camera partecipa con la Provincia di Latina e gli stakeholder dell’Area Vasta.
Centosettantasei imprese in più a Frosinone, 192 a Latina. Numeri piccoli, con un segno davanti che da tre anni non era così buono. Ma c’è una differenza nel modo in cui le due province arrivano allo stesso segno: una perché ha smesso di perdere pezzi, l’altra perché continua ad aggiungerne. E nei campi, da Cassino a Fondi, le aziende che chiudono sono più di quelle che aprono.








