L’irresistibile ascesa di Coppotelli, il volontario diventato Segretario Generale Cisl del Lazio

Giurano che fosse predestinato. E che il giorno in cui si presentò alla Cisl di Frosinone per fare volontariato lo inquadrò subito Pietro Maceroni. L’espertissimo Segretario Generale Provinciale che aveva dato nuova linfa al sindacato capì che quel ragazzino appena maggiorenne aveva i numeri giusti. Quelli necessari per organizzare le persone, risolvere i loro problemi, trattare a nome loro. In una parola, fare il dirigente sindacale. Per questo il vecchio leader prese a seguire quel ragazzino che ancora non si faceva la barba ed era andato alla Cisl chiedendo di risolvere un problema che lo riguardava ma coinvolgeva anche tanti giovanissimi come lui: lavoratori precari e atipici. I più precari tra i precari: quelli per i quali nemmeno esisteva un contratto a disciplinare il loro tipo di lavoro. Volle vedere se Enrico Coppotelli aveva davvero la stoffa: si inventò su due piedi l’incarico di organizzare gli atipici come lui. Il fiuto non lo ingannava. Lo portò dentro alla Cisl. Oggi quello che non è più un ragazzino è stato eletto Segretario generale regionale della Cisl del Lazio: in pratica è il segretario di tutti i segretari della Cisl della seconda regione più importante d’Italia sul piano economico. La prima per importanza politica.

Lo ha eletto alle 15.30 il Consiglio generale della Cisl del Lazio. È stata solo una conferma del Destino. Quando – sul finire del novembre scorso – lo hanno chiamato a Roma fa nella segreteria regionale, togliendolo dalla segreteria generale della Provincia di Frosinone, chi conosce le dinamiche del mondo sindacale giurava: “entro marzo farà il segretario di tutto il Lazio“. Hanno sbagliato d’un paio di mesi. (leggi qui Coppotelli vola alla Segreteria Regionale della Cisl)

Diplomatico e garbato, sorridente ed elegante, lucido e preparato, chiaro ed efficace: Enrico Coppotelli è tutto il contrario di ciò che appare. In realtà è un mastino pronto a sbranare se qualcuno prova a valicare la linea sindacale che ha tracciato. Il problema è che non ringhia e gli interlocutori pensano di poter passare facilmente. Scontrandosi con il suo no (che è il minimo) e con la controproposta (soprattutto) che aveva già pronta ed elaborata, comprendente anche le ragioni dell’avversario: capisce prima cosa vogliono gli altri, fa la sintesi con quello che è legittimo pretendere da una parte e dall’altra. Difficile che non porti a casa l’accordo.

Nello scontro sanguinoso ai tempi del piano Marchionne, Pietro Maceroni mandò proprio lui in televisione a spiegare perché bisognava dare fiducia al progetto Fca. Anche a costo di spaccare l’unità. I fatti gli hanno dato ragione. È stato lui a tessere i rapporto con i nuovi segretari provinciali di Cgil e Uil, con loro ha blindato un patto che fino ad oggi nessuno è riuscito a scalfire.

C’è lui anche nelle intese che hanno portato all’Accordo di Programma ed al patto per lo Sviluppo in provincia di Frosinone. Intese che vedono insieme le imprese, le istituzioni, le banche, i lavoratori. Che poi il Governo si sia perso per strada è un’altra storia.

Non ha mai risparmiato critiche. Alle imprese se restavano ancorate al passato. Ma anche al suo stesso sindacato: sbalordì tutti qualche anno fa quando disse che tutti i responsabili avrebbero dovuto avere un tablet con il quale andare dai lavoratori e risolvergli i problemi “Basta con il sindacato che sta in ufficio, torniamo dai nostri lavoratori e risolviamo il problema direttamente da loro“. Una rivoluzione. (leggi qui La sfida di Coppotelli: «La Cisl del futuro deve essere partner del cambiamento»).

Così come ha stupito tutti quando a Ferentino si è confrontato con il vice presidente nazionale di Confindustria Maurizio Stirpe sul tema del 4.0: ognuno nel suo solco ma paralleli verso lo stesso obiettivo, fare in modo che le aziende ed i lavoratori del territorio potessero avere un futuro. (leggi qui La frusta di Stirpe: «Questo è un Paese che non vuole modernizzarsi» e anche qui Meno operai, solo specializzati e trasversali: ecco il futuro del Lavoro)

È stato lui a portare il Bilancio Sociale all’interno della Cisl di Frosinone. Cioè: accanto al rendiconto economico, il bilancio degli obiettivi raggiunti, letto in termini di miglioramento della qualità della vita dei lavoratori e dei pensionati. (leggi qui Coppotelli: «Gli eletti facciano un bagno di umiltà»).

Abbastanza – dicono – per convincere il segretario nazionale Annamaria Furlan a gettare uno sguardo verso quel segretario della provincia di Frosinone. E dire, portiamolo a Roma e vediamo se sopravvive.

È sopravvissuto. E ora è diventato segretario generale del Lazio. Prende il posto di Paolo Terrinoni originario di Fiuggi che dal 2010 era segretario generale della Fistel Cisl di Roma e del Lazio, la categoria che rappresenta i lavoratori dell’informazione, dei grafici, dello spettacolo e delle telecomunicazioni.

Dicono che anche questa sia solo una tappa. Lui non si distrae e punta avanti. Come ha fatto nel suo intervento oggi a Roma. Ha parlato del mondo del Lavoro come sarà domani. E delle sfide che il 4.0 impone di affrontare.

Risulta una sfida fondamentale sviluppare le città affinché queste diventino attrattori di talenti. Quindi la partita si giocherà sulle competenze. Noi per provare e leggere in anticipo questi cambiamenti, lanceremo nelle prossime settimane il Laboratorio Lavoro 4.0 della Cisl del Lazio, con la condivisione e la partecipazione di esperti della Cisl nazionale“.

Siamo convinti che in un’ottica di breve termine e in una realtà in continuo mutamento, nella quale il presente è già passato, prevedere il cambiamento e pianificarne la gestione è l’unica via possibile per scongiurare l’obsolescenze delle odierne professionalità e delle attuali competenze“.

Da qui l’idea del Laboratorio: “Una fucina, che raccogliendo le esperienze di contrattazione aziendale, svolte quotidianamente dalle nostre rsu, rsa, sas, e dirigenti sindacali sia all’interno dei luoghi di lavoro che nei territori del Lazio, possa realizzare nuclei generativi di buone prassi da replicare e migliorare, per governare, attraverso l’innovazione partecipata, questa intensa fase di cambiamenti. Un progetto di negoziazione che, partendo dal basso, dalle prime linee e dai territori, sviluppi moderni processi aziendali, dove proprio attraverso la contrattazione si può intervenire, per realizzare una crescita aziendale e lavorativa condivisa ed organica, sostenuta da interventi di formazione continua e di supporto per la crescita e l’innovazione di un intero territorio“.