Un paradosso. È lui ad attraversare silenziosamente la vita pubblica italiana. Raramente viene nominato con la chiarezza che meriterebbe: in un paese in cui i corpi intermedi vengono periodicamente dichiarati obsoleti, superati, inutili, è un sindacato a produrre l’analisi più strutturata e la proposta più concreta sullo sviluppo economico di un territorio. Enrico Coppotelli, segretario generale della CISL Lazio, lo ha fatto presentando alla Regione Lazio un documento di 54 pagine con 13 proposte per il rilancio occupazionale. Non un comunicato. Non uno slogan. Un piano.
Il metodo prima dei contenuti

Vale la pena soffermarsi sul metodo prima ancora che sui contenuti. Perché il metodo dice qualcosa di importante sul momento che stiamo attraversando. La CISL Lazio ha scelto di presentarsi alla Regione Rocca non con una lista di rivendicazioni né con un cahier de doléances, ma con un’analisi articolata che individua problemi, propone strumenti e indica soggetti attuatori. È un approccio che presuppone una cosa non consueta: la volontà di essere parte della soluzione, non solo del problema.
Il documento prende le mosse dalla legge regionale 36 del 2001, che ha rappresentato per anni la cornice normativa di riferimento per i distretti industriali del Lazio, ma che oggi — come la stessa CISL riconosce — mostra limiti evidenti. Serve una governance partecipata e aggiornata, capace di coordinare interventi e attrarre investimenti. Il soggetto attuatore individuato è il Consorzio Industriale del Lazio — lo stesso che il commissario Raffaele Trequattrini sta cercando di riposizionare come protagonista dello sviluppo territoriale e non come semplice gestore di aree produttive.
I tredici punti e le priorità reali

Tra le tredici proposte, alcune meritano attenzione particolare perché toccano nervi scoperti della economia laziale.
La partecipazione dei lavoratori alla gestione delle società controllate e partecipate dalla Regione è una delle bandiere storiche della CISL — ma qui viene declinata in modo concreto, con lo stanziamento di 250.000 euro per il 2026 destinati alla formazione dei lavoratori impegnati in forme di partecipazione. Non un principio astratto: un investimento misurabile.
L’esenzione IRPEF regionale per i redditi più bassi e i 9 milioni di euro come contributo una tantum per il personale sanitario dei Pronto Soccorso sono misure che hanno il pregio della semplicità: rispondono a bisogni reali, identificati con precisione, senza intermediazioni burocratiche.

Sul fronte delle infrastrutture, la CISL chiede il finanziamento della Stazione TAV del Basso Lazio e la cantierizzazione dell’opera — una richiesta che si inserisce in un contesto più ampio di riequilibrio territoriale tra il nord e il sud della regione. La Frosinone-Civitavecchia, la Salaria, la Cassia, la Roma-Latina, la Cisterna-Valmontone, la Sora-Cassino-Gaeta: sono le arterie di un sistema che non riesce a esprimere il proprio potenziale produttivo anche perché fisicamente disconnesso.
La ZIS, la ZFD e il porto di Gaeta
Due strumenti nuovi — o relativamente nuovi — occupano un posto centrale nel ragionamento della CISL Lazio. Il primo è la Zona di Innovazione e Sviluppo per la filiera aerospaziale: «per Aerospazio e Difesa — spiega Coppotelli — abbiamo chiesto l’istituzione della ZIS, ovvero una Zona di innovazione e sviluppo per la filiera dell’aerospazio nella Regione Lazio». L’obiettivo è promuovere la cultura dell’innovazione, i flussi di conoscenza tra Università, Centri di Ricerca, aziende e mercati, e la competitività dei territori su scala globale.

Il secondo strumento è la Zona Franca Doganale del porto di Gaeta — che la CISL considera «una grande opportunità per i territori del Basso Lazio, a condizione che non si dia nulla per scontato». Il porto di Gaeta come porta di accesso ai mercati, integrato con la Zona Logistica Semplificata già approvata dalla Regione: è la visione di un sistema portuale e logistico che può diventare moltiplicatore di competitività per l’intero territorio pontino e ciociaro.
La soddisfazione e l’avvertimento
«Tutte le proposte sono state accolte, e di questo siamo molto soddisfatti, ma è chiaro che non basta»: con questa frase, Coppotelli sintetizza lo stato dell’arte con una precisione che vale più di qualsiasi analisi. L’accoglimento politico è un punto di partenza, non un punto di arrivo. Le proposte diventano realtà solo quando si trasformano in atti, in cantieri, in assunzioni, in filiere produttive funzionanti.

È il punto su cui ogni piano di sviluppo territoriale si gioca la propria credibilità. L’Italia è piena di documenti accolti con entusiasmo e dimenticati nei cassetti delle amministrazioni. La differenza, questa volta, potrebbe farla proprio la presenza di un soggetto — il Consorzio Industriale del Lazio — con il mandato esplicito di monitorare, rendicontare e accompagnare i processi di sviluppo.
Il fatto più significativo di questa vicenda non sono le tredici proposte in sé — molte delle quali circolano nel dibattito da anni — ma il fatto che sia un sindacato a presentarle in forma sistematica a una giunta di centrodestra, e che quella giunta le abbia accolte. In un paese in cui le appartenenze ideologiche tendono a cristallizzare le posizioni, è un segnale che merita di essere registrato. Poi, naturalmente, bisogna vedere i cantieri.








