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La politica incapace e la scialuppa di quelli che lavorano

30 Marzo 20193 minuti di lettura
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Non ci sono precedenti. Le sette maggiori associazioni imprenditoriali di Roma, che da sole rappresentano l’80% delle imprese occupate e il 70% del prodotto interno lordo della Città metropolitana, lunedì terranno una conferenza stampa per chiedere alla sindaca Virginia Raggi un cambio di passo. Sempre che sia in grado di effettuarlo.

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I vertici di Unindustria, Federlazio, Acer, Coldiretti Roma, Confcommercio Roma, Cna Roma, Confesercenti Roma proporranno una ricetta strategica per il rilancio di un territorio che non può non essere competitivo, attrattivo ed in grado di ricchezza, sviluppo e occupazione.

Un evento senza precedenti, che riprende il filo snodato quando la giunta Raggi decise di dire no alle ipotesi di organizzare le Olimpiadi a Roma.

Le sette associazioni imprenditoriali hanno fatto sapere che “in assenza di interventi si rischia nei prossimi 10 anni di passare da un reddito procapite di poco più di 33mila euro ad uno vicino ai 26mila euro”.
D’altronde Roma versa in una condizione che mai si era vista in precedenza. La chiusura delle stazioni della metro Barberini e Spagna sta mettendo in ginocchio l’intera zona. I big del mondo produttivo se ne stanno andando uno alla volta: SkyTg24 ha smobilitato, Mediaset l’ha seguita a Milano, il centro decisionale Psa Peugeot Citroen ha fatto altrettanto, in queste ore Wind Tre ha annunciato che sposterà la sede da Roma a Milano con un’operazione che coinvolge più di 100 lavoratori.

A prendere l’iniziativa sono state le associazioni di categoria. In realtà non si tratta di una cosa fuori dal mondo, anzi. Perché in fondo sono loro a rappresentare tante imprese, piccole, medie e grandi, tanti commercianti ed artigiani. Chissà cosa starà pensando in queste ore il fondatore dei Cinque Stelle Beppe Grillo, il quale era convinto da subito che per cercare di “salvare” i Cinque Stelle bisognava “sacrificare” la giunta Raggi. Le cose sono andate diversamente ed il caos politico e amministrativo in Campidoglio ha aperto un fronte che non si è più chiuso nei Cinque Stelle.

Se la situazione di Roma ha delle connotazioni particolari, l’iniziativa delle associazioni di categoria potrebbe essere presa in considerazione anche nelle province, a cominciare da quella di Frosinone. Dove l’elenco delle incompiute e delle occasioni perse si allunga in modo spaventoso: la bonifica della Valle del Sacco, la lotta all’inquinamento ambientale, la reindustrializzazione di intere aree, perfino le opzioni di possibili insediamenti di realtà importanti. Abbiamo perso l’occasione di Amazon. Cosa altro deve succedere?

La politica del territorio in questo momento è rappresentata da 7 parlamentari: 6 sono nella maggioranza di governo (i pentastellati Luca Frusone, Ilaria Fontana, Enrica Segneri; i leghisti Francesco Zicchieri, Francesca Gerardi, Gianfranco Rufa); uno all’opposizione (Massimo Ruspandini di FdI). Se da loro non arrivano né proposte né risposte, l’imprenditoria e l’associazionismo delle categorie potrebbero rappresentare un’occasione. Se non altro di stimolo e di pungolo.

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