La App di Giacomo, per collegare tutti gli Erasmus

Erasmus: destinazione Siviglia. Il periodo all’estero che si sogna dal primo giorno di università, per confrontarsi finalmente con il mondo, da soli, e non solo per una semplice vacanza. Calarsi in una cultura nuova, cercare di assorbire quanto più possibile dagli incontri che si faranno durante questa esperienza, aprire ancora di più la propria mente. Crescere. 

Quando finalmente Giacomo ha avuto la certezza che stava per partire, ha cercato su internet la mappa di Sevilla, cominciando a farsi tante domande: prima fra tutte, dove prendere casa. Vicino all’università? O un po’ più distante, per risparmiare qualcosa, tanto ci sono i mezzi pubblici. La sera però che si fa? Dopo una giornata tra aule e libri, serve anche lo svago, quindi meglio non allontanarsi troppo dalla zona della movida. Sono le domande, le prime, che si fanno tutti gli studenti che si apprestano a vivere questo viaggio.

Il problema degli Erasmus

 Facebook, i forum, qualche blog, non sempre aiutano: a volte le notizie inserite sono troppo datate, altre volte si sentono tanti dettagli sull’esperienza del singolo, ma ci sono poche info davvero “funzionali” e utili. Ma i ragazzi a 20 anni non si spaventano: Giacomo Calabrese, di Cassino, ora ne ha 23  e si è laureato all’Università di Tor Vergata, in Economia e Management. 

Quando, guardando quella mappa, è arrivato a Siviglia nel 2016, ha incontrato le stesse difficoltà dei suoi colleghi studenti internazionali. Ma dopo qualche giorno, ha capito che qualcosa si poteva fare per cambiare quella situazione. Lo ha fatto quando, inutilmente, ha cercato su Facebook di contattare altri Erasmus in Spagna: voleva visitare Cordoba, voleva farlo non da turista, ma “con gli occhi di un Erasmus”. È una delle espressioni più frequenti che utilizzano per parlare di se stessi i ragazzi che tornano da una esperienza studio all’estero. Ragionano “da Erasmus”, vivono “da Erasmus”, continuano a mantenere i contatti con tutti gli altri “Erasmus”, conosciuti durante la permanenza in un altro paese. Continuano a viaggiare “da Erasmus”.

La soluzione di Giacomo

E per loro è stata creata una piattaforma: Dot-E. Il perché del nome lo spiegano gli stessi creatori sulla loro home page. Creatori, sì, perché Giacomo non è da solo in questa avventura: il suo socio è Matteo Mirabella, qualche anno in più (solo 26), stesso entusiasmo e stessa voglia di dare una opportunità a chi, come loro, ama viaggiare.

“Ma perché Dot-E? Dot in inglese significa punto e in geometria per ogni punto passano infinite rette. Immaginando ogni città europea come un punto e il viaggio di ogni studente come una retta, diventa immediatamente chiara la loro missione: quella di unire più punti possibili, creando magici momenti di incontro e condivisione tra Erasmus viaggiatori in tutta Europa”.

Al Parlamento Ue

Hanno presentato il loro progetto anche al Parlamento Europeo, grazie all’onorevole Silvia Costa che ha apprezzato molto le loro idee. Ma il sito è solo il punto di partenza. A breve, entro aprile, dovrebbe arrivare anche una App, per rendere l’accesso ancora più immediato e smart. 

Per ora però il progetto già ha ingranato, con 140 “ambasciatori”, sparsi in tutta Europa e pronti a dare il loro contributo a chi voglia viaggiare. Erasmus e studenti internazionali ovviamente: la community è il luogo dove loro possono incontrarsi e scambiarsi informazioni ed ospitalità durante i numerosi viaggi che intraprendono durante il periodo più bello della loro vita.

Giacomo e Matteo ne sono convinti: “Per viaggiare non contano i soldi – dicono – conta invece il numero degli amici che hai in giro per il mondo”. Non resta che andare sulla community e trovare questi nuovi amici. Per viaggiare sì, ma per farlo con una nuova consapevolezza.

Solo così si potrà conoscere il mondo non con gli occhi di un turista, ma con quelli di un “Erasmus”. Tutta un’altra storia!