Il nuovo corso delle Popolari? Per Milano Finanza c’è l’esempio BpC

Una superbanca che faccia da holding e con funzioni di governo e coordinamento. C’è questo dietro alle recenti operazioni alle quali sta partecipando Banca Popolare del Cassinate. Un’operazione con la quale riunire le eccellenze delle Popolari in Italia, abbattere i loro costi gestendo per tutti quei servizi che hanno un peso maggiore. È quello che sta facendo la Luigi Luzzatti SpA, alla quale la BpC partecipa. Lo aveva accennato pochi giorni fa il professor Vincenzo Formisano durante l’annuncio dei dati che hanno portato la sua BpC in vetta alla classifica dell’Atlante di Milano Finanza. Lo ha spiegato più di recente un articolo del quotidiano economico nazionale. (leggi qui Quel primo posto su MF è la sfida di BpC per il futuro delle Popolari).

La sede di Assopopolari in Piazza del Gesù a Roma

Il tema è proprio quello del futuro delle Popolari. Se come sistema sia ancora in grado di funzionare oppure sia superato, come lascerebbe intuire il caso della Popolare di Bari.

L’analisi di Milano Finanza evidenzia che la categoria delle banche Popolari è ancora un attore economico importante in diverse regioni: una ventina di istituti con oltre 80 miliardi di attivi, 1.200 filiali e quasi 10 mila dipendenti. Sommando i numeri si ottiene una banca nazionale di medie dimensioni, indebolita però dalla sua polverizzazione sul territorio nazionale. E dalle profonde differenze che esistono tra l’una e l’altra dentro la stessa categoria.

A questo proposito, il quotidiano economico diretto da Pierluigi Magnaschi cita la Popolare del Cassinate come esempio virtuoso.

(…) la polverizzazione rende molto eterogenea la categoria. Si va ad esempio da casi virtuosi come la Popolare del Cassinate (cost/income al 54,11%, npe ratio netto al 7,14% e Cet1 al 21,16%) a situazioni di crisi come appunto la Popolare di Bari.

L’analisi prosegue evidenziando le criticità messe in luce nei giorni scorsi dal professor Vincenzo Formisano. Su tutte la difficoltà ad operare in un mercato dove i tassi sono sotto zero, il denaro non costa più nulla e ci si trova nelle casse una forte disponibilità che non si sa come impiegare perché a mancare sono i progetti concreti. E poi c’è il peso della tecnologia ed il costo delle norme con cui è stato imposto agli istituti di realizzare (a loro spese) una rete di sicurezza nel caso in cui una di loro vada male.

Vincenzo formisano (vice presidente BpC e Donato Formisano, presidente)

Il peso dei costi è talmente forte che c’è stato chi ha avviato la ricerca di un partner. Chi ha studiato la possibilità di un’aggregazione. E chi invece, come BpC ha preferito la strategia delle ‘sardine‘: fare massa, diventando più grandi, mantenendo però ciascuno la propria individualità e la propria autonomia.

Nasce così il progetto della Luigi Luzzatti Spa al quale la Banca Popolare del Cassinate ha aderito. È la S.p.A. alla quale ha dato vita insieme ad atre sedici banche popolari per affrontare le sfide economiche contemporanee. Le Banche che partecipano all’iniziativa esprimono un’intermediazione sui territori per un totale dell’attivo pari a circa 270 miliardi di euro e 264 miliardi di provvista attraverso una rete di circa 5.200 sportelli. 

In che modo le banche possono fare le sardine? Nel caso pratico: unendo costi che a fatica riescono ad ammortizzare: dalla gestione del capitale a quella della tesoreria; lo sviluppo delle piattaforme per i pagamenti; le attività di back office. L’esempio che descrive meglio il tutto è quello fatto dal professor Formisano: la somma dei crediti deteriorati (come le rate dei mutui che tardano ad essere pagate) se un solo Istituto provasse a collocare sul mercato i suoi Deteriorati non sarebbe appetibile. Invece il 20 dicembre scorso la Luzzatti SpA ha annunciato una cartolarizzazione di crediti deteriorati da 826 milioni, che ha coinvolto una dozzina di istituti. La somma è stata molto interessante ed è stata collocata con facilità, consentendo alle banche di cancellare i loro deteriorati incassando subito.

Il caveau

Ecco quindi il progetto al quale BpC sta partecipando: la nascita di una holding con funzioni di governo e coordinamento. Un assetto capace di mettere in sicurezza le realtà più fragili, centralizzando i costi e guadagnando in efficienza: in questo modo BpC e le altre possono usufruire di servizi che solo le grandi nazionali possono permettersi.

La strada non è breve. La stessa Milano Finanza spiega che

c’è chi ritiene che l’istituto controllato da Invitalia possa fungere da holding e da banca di secondo livello, lasciando sopravvivere le cooperative sul territorio. Un compromesso che consentirebbe di superare lo scoglio delle assemblee dei soci.

Il tutto in un quadro che definisce la Popolare del cassinate “un esempio virtuoso”.