Green oppure l’industria ciociara è fuori dal futuro

«Se la provincia di Frosinone vuole uscire dalla crisi industriale deve iniziare subito i percorsi che conducono verso una riconversione Green, per generare Green jobs e nuove competenze, ma soprattutto una nuova visione».

Aula Francesco Salerno dell’Università di Cassino: il sindacato Cisl ha messo insieme docenti universitari, il mondo della imprese, dei lavoratori e gli studenti. Mettendo tutti di fronte ad un’evidenza: il mondo del manifatturiero sta cambiando, non solo per via della rivoluzione 4.0 che ha reso superate centinaia di vecchi lavori. Si sta evolvendo anche il tipo di produzione: il motore elettrico sta soppiantando l’ibrido, i nuovi combustibili stanno sostituendo quelli fossili.

Il convegno organizzato dalla Cisl all’Università di Cassino

L’industria della provincia di Frosinone o cambia il suo modello oppure è fuori dal futuro. È chiaro il segnale che emerge dal dibattito. Lo mette in evidenza con il suo intervento il segretario regionale della Cisl Enrico Coppotelli chiedendo una riconversione al Green. Ed indicando gli esempi concreti che hanno funzionato. Al tavolo con lui ci sono il rettore Giovanni Betta, l’ingegner Fabrizio Torriero direttore dello stabilimento Grestone di Roccasecca che produce il primo sampietrino Green, l’ingegner Alessandro Brusca della Bio Energia ex Cartiera di Guarcino.

Sono due delle aziende che insieme alla Itelyum di Frosinone, tra i protagonisti europei nel recupero degli olii esausti, sono state al centro del recente convegno cassinate sulle potenzialità del settore. Se a qualcuno dovesse venire il sospetto che parlano bene dell’economia Green perché è il loro settore ecco allora al tavolo anche il prof Marco Dell’Isola docente di Fisica Industriale, Antonella Valeriani dei Chimici Cisl, l’Istituto Angeloni di Frosinone con il progetto Cine Green.

È il segretario provinciale Cisl Enrico Capuano a moderare il dibattito. Mettendo in evidenza una circostanza: per la prima volta imprenditori e lavoratori hanno fatto squadra nei mesi scorsi, l’hanno fatto sul tema delle autorizzazioni ambientali che tardano ad arrivare e fanno perdere opportunità di crescita e sviluppo alle imprese, cancellando posti di lavoro. Ora occorre fare squadra di nuovo dice il tavolo convocato all’Università.

In sala i responsabili delle varie articolazioni Cisl

Non è un caso che in aula ad ascoltare ci siano tutti i segretari generali delle Categorie Cisl. È un segno di grande unità del sindacato ciociaro. Che intorno al tema dell’economia circolare vuole catalizzare la trasversalità della sua organizzazione.

Il segretario del Lazio Enrico Coppotelli mette il dito nella piaga. «Non si può continuare ad essere un territorio di trasformazione: tra poco mancheranno le materie prime. Il riuso dei materiali può e deve diventare il nuovo elemento di sviluppo: dalla materia che oggi viene scartata perché ha finito il suo ciclo si possono ricavare nuove materie prime. E far nascere nuove iniziative imprenditoriali. Siamo ad un punto di svolta, o si comprende che occorre cambiare faccia alla nostra Provincia o continueremo a piangerci addosso».

Mette in luce che oggi il rapporto tra imprese e ambiente sta cambiando. Prima le industrie erano il principale inquinatole ora invece hanno scoperto che recuperando gli scarti generano nuova materia prima. Ed allora progettano fabbriche ad impatto zero, con il minor numero di scarti possibile. Recuperando finanche gli imballaggi. «Nei loro modelli di business, le imprese stanno sempre più inserendo la tematica ambientale. Non a caso in Italia le aziende Green rappresentano il 27% del totale, percentuale che sale al 33,8% nell’ambito dell’industria manifatturiera» spiega Enrico Coppotelli.

Enrico Coppotelli con Pasquale Legnante

I nuovi posti di lavoro stanno nascendo nell’economia circolare, nelle fabbriche che recuperano i materiali. I numeri lo dicono con chiarezza. Enrico Coppotelli lo conferma. «La green economy è un generatore netto di posti di lavoro di qualità, con salari adeguati, condizioni di lavoro sicure, stabilità del posto, ragionevoli prospettive di carriera e diritti per i lavoratori».

E chi investe lì non va via. «È l’antidoto alle delocalizzazioni aziendali, grande problema che ha riguardato il territorio della provincia di Frosinone. Per questo i lavoratori vogliono esserci, molti per riqualificarsi e molti altri per dare un futuro migliore ai loro figli».

Ma bisogna imboccare quella via della riconversione. Oppure lo faranno prima gli altri.