Fca, difficile il rientro in fabbrica già mercoledì

Le mie priorità in questo momento sono la salute e la sicurezza della famiglia Fca. Stiamo intraprendendo azioni specifiche per proteggere tutti i nostri dipendenti, sia negli stabilimenti sia negli uffici. In secondo luogo stiamo gestendo l’azienda per garantire la continuità operativa concentrandoci in particolare sulle linee di produzione e sulla pianificazione dei prodotto“. Mike Manley, amministratore delegato di Fiat Chrysler Automobiles scrive a tutti i lavoratori e rassicura sulle misure che si stanno intraprendendo in fabbrica per evitare il rischio del contagio di coronavirus.

Gli operai di Cassino non rientreranno in fabbrica lunedì, così come previsto in un primo momento, ma solamente mercoledì 18 marzo. Forse.

La comunicazione ai sindacati è avvenuta nelle scorse ore e le reazioni sono state immediate. Il primo a parlare è stato Pierluigi De Filippis, responsabile lavoro e sicurezza della Fiom-Cgil: “Bisogna mantenere accesi i riflettori sul tema della sicurezza e della salute dei lavoratori. Purtroppo in fabbrica ci sono lavori che non si possono fare a meno di un metro di distanza e le mascherine per tutti gli operai ancora non sono disponibili, anche per questo, probabilmente, Fca è stata costretta a non poter aprire i cancelli già lunedì“.

Oltre gli steccati

Alfa Romeo Cassino Plant, la linea Giulia

Ma interessante è anche quello che sta accadendo sul piano delle relazioni sindacali in Fca. Ormai da anni, quando cioè la Fiom non ha voluto siglare le intese con il Lingotto – e quindi il Contratto Collettivo Specifico di Lavoro – è rimasta fuori dai tavoli a differenza delle altre sigle confederali. Di conseguenza, i vertici di Fiat Chrysler hanno incontrato i metalmeccanici della Cgil sempre e solo in riunioni separate. Sul fronte specifico di salute e sicurezza è accaduto anche di recente quando ci sono stati incidenti, anche mortali, negli stabilimenti del Gruppo. L’emergenza coronavirus ha fatto superare come d’incanto anche questi steccati.

È proprio De Filippis, delegato della Fiom nel sito pedemontano, a riservare un plauso all’azienda: “La nostra organizzazione è stata coinvolta al tavolo con tutte le altre sigle“.

Prove di unità tra Fiom, Fim e Uilm si erano registrate anche nei giorni scorsi con due comunicati unitari nei quali sostanzialmente si chiedeva di mettere la sicurezza e la salute dei lavoratori al primo posto, anche a costo di sacrificare la produzione.

La sfida di Mike

Mike Manley

La lettera di Mike Manley suona come una risposta anche a loro. L’amministratore delegato del gruppo automobilistico infatti, tra le altre cose sottolinea: “Negli stabilimenti stiamo modificando i nostri processi in diversi impianti per consentire una maggiore distanza tra i dipendenti nelle postazioni di lavoro. In tutte le nostre strutture stiamo intensificando l’igienizzazione e la disponibilità di mascherine ove ritenuto necessario“.

E in conclusione il monito: “Gestire e superare le avversità – sottolinea il manager – non è una novità per nessuno di noi. Che si tratti di un dipendente di lunga data o di un neoassunto, noi sappiamo come concentrare tutte le nostre energie su ciò che è importante per la nostra azienda e assicurarci di essere nella posizione migliore per emergere più forti di prima. In conclusione, chiedo vivamente a tutti voi di proteggere la vostra salute e quella di coloro che vi circondano. Mantenete voi stessi e la vostra area di lavoro puliti e seguite i protocolli stabiliti dalle autorità locali nella vostra regione“.

Stop all’indotto

Lo stop di Fca di fatto paralizza anche tutto l’indotto e da fonti sindacali trapela che il rientro in fabbrica mercoledì è abbastanza difficile, i motori potrebbero ripartire solo ad aprile.

A complicare la già difficile situazione anche la notizia che un operaio nei giorni scorsi in trasferta a Torino è risultato positivo al coronavirus: non risulta che dal rientro sia mai passato in fabbrica a Cassino ma potrebbero essere necessari ulteriori controlli in fabbrica.

Si teme anche per le forniture. Se l’epidemia non rallenta lo stop potrebbe essere davvero molto lungo e a quel punto sarà soprattutto un danno economico: per Fca e per tutto il territorio, visto e considerato che la cassa integrazione già decurta le buste paga di oltre il 30% ogni mese, da ormai molti mesi.

Una ulteriore, brusca frenata, fa rischiare lo “schianto” all’economia del territorio.