Ecotassa, Giangrande avvisa: «Porteremo gli operai davanti a Montecitorio»

Francesco Giangrande ha fatto i cortei degli anni Settanta. Ha vissuto la stagione dei picchettaggi e dei brigatisti infiltrati nelle catene di montaggio. Anni in cui si rischiavano il posto di lavoro e la pelle. Poi la ‘marcia dei quarantamila‘ che spaccò il fronte, il reflusso, la grande crisi del nuovo millennio. Metalmeccanico da sempre, sindacalista da giovanissimo, segretario generale provinciale della Uilm da anni: della Fiat conosce tutto, al punto da riuscire a fiutare in anticipo ciò che accade. Fu tra i pochi a dire che bisognava fidarsi di Marchionne ed appoggiare il suo piano. Il tempo ed i fatti gli hanno dato ragione.

Stabilimenti a rischio

Questa volta è stato tra i primi a dire che gli stabilimenti italiani sono a rischio. (leggi qui Correzioni inutili, Giangrande: «Così Fca Cassino rischia molto») Non gli piace per niente lo stop ai 5 miliardi di investimenti deciso da Fca dopo avere scoperto il sistema di Ecobonus/Ecotassa introdotto dal Governo.

Lo ha confermato ieri sera negli studi di A Porte Aperte su Teleuniverso. «Anni di trattative sindacali, anche molto aspre, mi hanno insegnato una cosa: che bisogna preoccuparsi quando la controparte tace. Significa che sta meditando di lasciare il tavolo» ha detto Giangrande.

«Non possiamo permetterci di giocarci un intero comparto strategico dell’industria nazionale dopo i sacrifici che i lavoratori hanno fatto per salvare lo stabilimento. Perché a qualcuno bisogna ricordare che i sacrifici grazie ai quali Fiat ha potuto fare l’accordo con Chrysler li hanno fatti le lavoratrici ed i lavoratori, italiani e statunitensi».

Quel ‘qualcuno’ al quale si riferisce Francesco Giangrande il governo Lega – Movimento 5 Stella che ha inventato la ‘disintermediazione‘: ignorare i sindacati e le associazioni degli imprenditori, decidendo senza prima un confronto.

Provvedimento ostile

«Non si sono resi conto di avere messo in campo un provvedimento dannoso e ostile per l’industria nazionale: il sistema dei bonus alle auto elettriche e di tassazione per quelle che inquinano è intelligente. Ma applicato ora non fa che attaccare alle basi il comparto automobilistico nazionale».

Il problema non è il provvedimento ma i suoi tempi. «Fca ha annunciato da poche settimane i suoi piani per i prossimi tre anni, nel 2019 inizierà a produrre a Cassino Plant Giulia e Stelvio elettriche ma anche il piccolo suv Maserati. Introdurre i bonus adesso che le auto sono in allestimento significa attaccare in modo ostile la nostra eccellenza nazionale, i nostri sacrifici»

Porteremo gli operai in piazza

In mattinata Ferdinando Uliano, segretario nazionale dei Metalmeccanici Cisl aveva lasciato intravedere la possibilità di ‘manifestazioni eclatanti‘. (leggi qui Fca, futuro a rischio con l’ecotassa: ipotesi sciopero)

Francesco Giangrande viene da una matrice più pragmatica. E dice: «Forse questi signori non hanno capito. Costi quello che costi qui gli investimenti s’addana fà: si devono fare! Perché altrimenti dimostreremo a quelli che vogliono disintegrare il sindacato che abbiamo la forza per portare a Montecitorio ed al Senato migliaia di lavoratori. Poi lo spiegassero a loro che gli è sfuggita di mano la disintermediazione ed hanno prodotto una proposta capace di mettere in discussione 5 miliardi di investimenti privati».

L’anatema dell’arcivescovo

È molto preoccupato anche l’arcivescovo di Torino, monsignor Cesare Nosiglia. Affida al quotidiano la Repubblica tutta la sua preoccupazione.

Dice «Siamo in una situazione delicata. Anche le notizie positive, come gli investimenti annunciati da Fca anche nel nostro territorio, rischiano di fermarsi per questa vicenda dell’ecotassa sulle automobili».

Il provvedimento, secondo il monsignore “colpisce inevitabilmente le vetture di minor prezzo“. Al contrario, chi spende 60 mila euro per una macchina non si fa problemi – osserva – a spenderne 61 mila».