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Ecobonus, nemmeno la nuova versione convince. No di industriali e sindacati

19 Dicembre 20183 minuti di lettura
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Fiat Chrysler Automobiles continua a rimanere in silenzio. La nuova versione dell’Ecotassa sulle auto non ha spostato di un millimetro la casa automobilistica: i suoi 5 miliardi di investimenti in Italia sono congelati. Il motivo lo fanno capire gli industriali di Torino: «Anche l’ultima versione danneggerà l’Automotive in Italia».

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L’allarme di Unione Industriale

A mettere in chiaro i disastri contenuti anche nell’ultima stesura del testo di legge è stato Dario Gallina, presidente degli industriali torinesi. «Il bonus malus è stato una doccia fredda e anche nell’ultima versione penalizza vetture a metano e diesel di ultima generazione prodotte in Italia».

Il provvedimento «creerà incertezza nei consumatori e ricadrà sugli ordini».  

Il nocciolo però è un altro: il bonus malus sta arrivando in Italia nei tempi sbagliati; oggi la rete delle colonnine di ricarica non esiste, per questo Fca non ha accelerato finora sull’elettrificazione dei suoi modelli; lo prevede il piano industriale appena presentato: porterà nelle concessionarie le versioni plug-in di Stelvio e Giulia dal 2020.

Gli incentivi andranno allora a vantaggio dei modelli già presenti: tutti stranieri.

Per il presidente di Confindustria-Piemonte, Fabio Ravanelli: «È chiaro che il futuro è l’auto elettrica, ma nel frattempo non possiamo non preservare i livelli di occupazione di un settore strategico come quello dell’automotive». Ravanelli ha parlato di «guerra sproporzionata al diesel. Basterebbe – ha suggerito – rottamare i diesel di classi zero oppure 1 più che colpire i diesel 6».

Ancora più duro il direttore dell’Unione industriale di Torino, Giuseppe Gherzi. Secondo il quale «L’impressione è che il bonus malus sia una misura improvvisata». Stima che l’introduzione del bonus malus potrebbe far perdere 7-10 punti di mercato e quindi «anche lo Stato perderebbe l’introito dell’Iva».

Uilm, ritirate il provvedimento

Il sindacato Uil Metalmeccanici chiede il ritiro del provvedimento. «Nonostante la retromarcia, anche la nuova formulazione dell’ecotassa continua a penalizzare l’industria italiana dell’auto» sostiene il segretario nazionale  Uilm Rocco Palombella.

Il problema di fondo è il mancato confronto tra Governo, sindacati e imprese. È il risultato della disintermediazione voluta dal governo.

Ora Uilm torna alla carica e suggerisce di individuare una strada «per sostenere, anziché ostacolare, il piano industriale di Fca. Ma anche per individuare insieme la strada migliore per accompagnare il sistema dell’auto italiana a una corretta riconversione all’ibrido e all’elettrico».

Anche il sindacato mette in evidenza che con i nuovi limiti fissati verrebbero penalizzati i produttori italiani, mentre verrebbero incentivate le produzioni straniere. «È giunta l’ora – sottolinea Palombella – che anche l’Italia riprenda a fare politiche industriali di sostegno all’impresa e al lavoro, quantomeno per cercare di giocare ad armi pari con i concorrenti stranieri».

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