Donato Formisano, il parcheggiatore che diventò banchiere dell’anno

Diceva Bertold Brecht: “Cosa volete che sia sfondare una banca rispetto a quanto è grave fondare una banca?“. Ma ci sono banche che si legano in maniera indissolubile ad un territorio: perché, ad esempio, ne finanziano la ricostruzione dopo la guerra; o perché ne finanziano la crescita attraverso la rivoluzione sociale che porta l’Industria a prendere il posto dell’Agricoltura.

Ci sono persone che attraversano mezzo secolo di questa storia, partendo da un garage fino ad arrivare alla poltrona della Presidenza del Consiglio di Amministrazione di una banca, e restandoci al punto di diventare il presidente di banca più longevo d’Italia.

Come Donato Formisano.

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 Presidente Formisano, alla guida della Banca Popolare del Cassinate da quanti anni? 
Il presidente di BPC Donato Formisano

Come presidente da circa 34 anni, tre anni da vicepresidente, sono in tutto 62 anni nella BPC, attraverso vari incarichi dalla fondazione ad oggi“. 

Ma essere il presidente d banca più longevo d’Italia non le fa un po’ impressione? 

No, perché il tempo vola. A me sembra ieri di essere stato nominato presidente. In effetti lungo le varie fasi della vita di una banca ci sono molte cose da fare e da organizzare“. 

È vero che tutto cominciò per caso perché serviva una persona per fare poco più che numero? E il senatore Restagno disse: ‘Chi è quel giovanotto in fondo alla stanza?‘, Lo disse indicando lei e disse pure: ‘Mettiamoci lui‘. 

Quello che lei afferma è successo davvero. La banca venne costituita nel 1955 ed entrò in funzione alla fine del 1956 e durante la prima assemblea, all’inizio del 1957, si dovevano riconfermare gli organi. Lei mi insegna che qualsiasi società, alla firma dell’atto costitutivo, vede istituito il Consiglio di amministrazione, il Collegio sindacale e quello dei Probi viri. In sede di costituzione erano state nominate altre persone presenti in quel momento. Alla prima riunione del ’57 venne indetta la prima assemblea dei soci. In quella circostanza ce n’erano in tutto una sessantina…” 

Quindi cominciarono a dare i vari incarichi – Presidente, Vice, Revisori – poi… 

In quell’assemblea, con solo una ventina di noi effettivamente presente, il senatore Restagno, ideatore e fondatore della banca dopo l’immane sciagura della guerra che aveva colpito Cassino, proveniente dall’Istituto San Paolo di Torino, concretizzò l’intuizione che per la ricostruzione di Cassino ci fosse bisogno di una banca locale che conoscesse cittadini e operatori. Questo per far si che gli sfollati che rientravano in città iniziassero la ripresa delle loro attività e della vita a Cassino”. 

Donato Formisano © A.S. Photo, Andrea Sellari
E durante quell’assemblea che cosa accadde? 

Che dovendosi nominare il nuovo CdA ed il Collegio, il senatore Piercarlo Restagno, persona competente, seria ed affabile, iniziò a dire ad ognuno: ‘Tu farai…’ In mezzo a tanti nomi, l’avvocato Margiotta, Giuseppe Morra, il professor Malatesta, poi D’Ambrosio, Manetta ed altri… Si riuscirono a nominare sette consiglieri, ma ne mancavano due. Molti dicevano di non avere tempo, la situazione poi era pericolosa e nessuno dei nostri bravi professionisti voleva assumere la carica di consigliere, dato che Cassino aveva una triste esperienza in fatto di banche…” 

Perché un’altra, in precedenza era fallita… quindi, disse Restagno? 

Già… Alla fine vennero nominati due consiglieri assenti, questo perché il senatore spinse per fare il CdA in modo che mentre i due accettavano la nomina si potesse comunque operare. Poi toccò al Collegio sindacale, che come lei sa è un organo di controllo. Io ero appena 21enne, pesavo una quarantina di chili ed ero mingherlino, per cui mi nascondevo dietro i presenti. Si trovarono due persone: il professor Di Zenzo, decano e persona di assoluto rispetto, poi il ragionier Cornacchia, più anziano di me, dopodichè partì la domanda: ‘C’è qualcuno?’. Io ero lì e Restagno disse: ‘Quel giovanottino – queste furono le sue parole – che fa?’. Era presente anche, già assunto, il dottor Antonio Langiano, che poi sarebbe diventato il secondo direttore della banca. Fu lui a rispondere: ‘È un mio amico e collega, il ragionier Donato Formisano“. Restagno mi chiese: ‘Vuoi fare il sindaco?’. Io ero si un ragioniere e a scuola certe cose si studiano…” 

Però mettersi a controllare una banca… 

Dissi di si e fui nominato Sindaco della BPC“. 

Giusto per capire. Restagno dice: ‘Chi è quel giovanottino lì in fondo?‘ e la mettono a fare il membro del Collegio sindacale. Però quel giovanottino era in quella stanza a 21 anni, cioé lei aveva le azioni di una banca a 21 anni. 

Si, mio padre, però io già lavoravo in proprio…” 

Lei aveva un garage… 

Si, nel 1952/53 mio padre mi fece comprare, perché fui io ad acquistare, un garage..” 

In pratica, disse suo padre: ‘Invece di darti i soldi che poi magari te li sprechi, investili’… 

“Si, lui voleva che io continuassi l’attività di famiglia…” 

Donato Formisano
Cioé? 

Quella dei rottami ferrosi e dei metalli. Poiché c’era mio fratello che già la esercitava abbastanza bene assieme a mio padre io dissi: ‘Papà, è inutile che io faccia le stesse cose che fa già Onofrio. Facciamo qualcosa di diverso…’. Io andavo ancora a scuola e frequentavo il IV Ragioneria. C’era un garage, lo comprammo, e anche l’acquisto di quel locale divenne un vero aneddoto…“.

Il primo affare della sua vita… 

Acquisto ed atto vennero fatti all’una e mezzo di notte con il notaio Petrarcone…“.

All’una di notte?

Per me era diventata una questione di orgoglio. La trattativa andava avanti da mesi. Si raggiungeva l’accordo, poi l’indomani il proprietario aveva un ripensamento… Seppi che c’erano anche altri che trattavano con lui e che volevano portarmi via l’affare. Un giorno trattammo fino all’una della notte. Trovata l’intesa presi con me il venditore e andammo dal notaio Petrarcone. Lo svegliai nel cuore della notte. E lui, giustamente, non la prese molto bene: ci disse di ripassare l’indomani. Dovetti spendere il nome di mio padre e dire che quell’atto andava fatto all’istante e che gli sarebbe stato riconosciuto lo scomodo.

In pratica a 17 anni prende i risparmi e compra un agrage nel centro di Cassino… 

Fu mio padre a comprare, io non avevo risparmi. Io l’ho gestito…” 

A 17 anni? E non andava a scuola?

Si, per la mattina assunsi un ragazzo, un amico, fratello del direttore Langiano che all’epoca era mio compagno di scuola…“.

Quindi lei di giorno andava a scuola… 

E di giorno facevo il garagista. Non a caso di notte, dato che con me c’erano Langiano, poi gli amici Marcello Di Zenzo e Fernando che a turno venivano a dormire con me, studiavamo per poter andare a scuola la mattina dopo“. 

A 17 anni… Senta, ma è vero che l’acquisto di quel garage fu il primo affare della sua vita, fatto all’una e mezzo di notte? 

Si, fu il primo. All’epoca io comprai soltanto il locale. L’area sovrastante, con un appartamentino, rimase al proprietario“. 

Donato Formisano
È lì che ha imparato il senso dei soldi, che cioé i soldi costano fatica? 

In quelle circostanze ho imparato a gestire del denaro in proprio. Io credo che mi siano stati utili soprattutto i sacrifici fatti da ragazzino con la mia famiglia durante il periodo bellico…“. 

Ma lo gestiva lei oppure metteva il naso suo padre?

“Solo io. Nessuno metteva il naso, né mio padre tantomeno mio fratello…”.

Quindi ha seguito l’esempio di suo padre… 

Si, e le dirò anche un’altra cosa: poiché io ero minorenne non ebbi la possibilità di compare quel garage in proprio. Mio padre aveva detto: ‘Io lo compro e lo intestiamo a te ed Onofrio’. In effetti i soldi erano suoi, io non potevo intestarmelo perché ero minore e lo feci intestare a mio fratello Onofrio“. 

C’è un affare che lei non è riuscito a concludere in tutti questi anni e per il quale le è rimasto poi l’amaro in bocca? 

Guardi, non credo. Le cose che ho voluto poi… le ho sempre ottenute. Volevo l’acquisto dell’area sovrastante il garage e successivamente ho comprato. Ho comprato altre cose poi, acquistate da me in persona, immobili che oggi possediamo e che per anni abbiamo gestito io e mio fratello perché allora avevamo una società, ‘Onofrio e Donato‘. Poi ci siamo fermati…“.

L’ex governatore di Bankitalia Antonio Fazio
Di lei disse Antonio Fazio quando era Governatore della Banca d’Italia: ‘Donato Formisano è uno dei pochi rimasti a fare raccolta del risparmio ed esercizio del credito, per questo non avrà mai i problemi che hanno messo a rischio i grandi gruppi bancari‘. Secondo lei le grandi banche, quelle che fanno grandi investimenti su scala internazionale, hanno tremato perché hanno fatto il passo più lungo della gamba? Hanno fatto business?

Hanno creduto di fare business semmai. Che poi si è rivelato una bolla di sapone. Perché le grosse banche non hanno sempre fatto credito. E dello stesso non sempre sono state intermediarie. Hanno fatto finanza. In effetti le grosse banche sono andate ad investire non solo in Italia, ma anche all’estero, dove attraverso quello che è recentemente accaduto molti istituti italiani hanno avuto non solo perdite in proprio, ma hanno anche trasferito titoli tossici ai propri clienti, a cui hanno causato danni non indifferenti“. 

Ma secondo Donato Formisano, secondo la sua filosofia, una banca deva fare solo raccolta dei risparmi ed esercizio del credito oppure deve fare anche investimenti? 

Generalmente le banche dovrebebro fare soltanto credito e gestire i risparmi dei cittadini. Tuttavia è bene fare anche investimenti sotto l’aspetto patrimoniale per le proprie sedi, questo per rafforzare il patrimonio della banca stessa. Non a caso noi abbiamo 19 sedi, 18 delle quali di nostra proprietà; sedi che quando sono state acquisate avevano un valore ed un prezzo X, mentre oggi il nostro patrimonio immobliare ad uso strumentale consta di un valore di cinque, sei, anche sette volte maggiore”. 

Una delle sedi di Bpc
Insomma, la banca investe nel mattone… 

No, perché non possiamo farlo, abbiamo investito per le sedi della nostra banca e credo che quegli investimenti oggi abbiano rafforzato il nostro partimonio“. 

Presidente, come si aiuta un territorio a crescere? Nel senso: come sceglie quale progetto finanziare e a quel invece dire no? 

Fare banca è molto difficile, perché dire di si ad un proprio cliente nell’erogazione del credito è semplice. Difficile è saper dire di no e fare una cernita delle richieste.

Logicamente le richieste si esaminano in base alla documentazione e alle attività che la clientela dell’istituto, o quegli operatori economici non clienti ma che alla banca si avvicinano, svolgono. C’è un’istruttoria della pratica, si fanno delle domande e si cerca di capire… Noi non facciamo solo credito, ma anche consulenza, perché il vero valore di una banca, soprattutto locale, non è soltanto legato all’erogazione del credito, ma anche alle consulenze svolte per i nostri operatori economici.

Nella nostra provincia, nella nostra zona ci sono tutti ottimi operatori economici. Però molte volte essi trascurano l’equilibrio finanziario perché credono che soltanto attraverso le attività commerciali loro possano riuscire a portare le aziende in crescita“. 

Ma la banca deve analizzare soltanto i numeri oppure la banca deve avere anche un’anima? 

La banca ha anche un’anima, perché spesso, oltre ai numeri, analizziamo anche il momento che operatore economico e famiglie attraversano. Molte volte si fanno anche delle cose che rasentano…” 

Diciamo che si interpreta la norma… 

Esatto“. 

Il logo Bpc sul tavolo delle riunioni del CdA
Presidente, ma esiste quindi un’etica negli affari oppure ‘business is business’ e non si guarda in faccia a nessuno? 

Il nostro valore aggiunto è proprio l’etca. Io ritengo senza tema di essere smentito che la nostra sia una banca etica, perché coniuga all’erogazione del credito anche il supporto alle aziende operanti in zona e che molte volte si trovano in difficoltà. Non a caso noi, nel periodo di crisi che ci siamo lasciati alle spalle, a differenza dei grandi istituti che hanno un po’ ‘tirato i remi in barca’ come BPC abbiamo erogato oltre 150milioni di euro alle nostre aziende. Le dirò, lo abbiamo erogato anche a qualche azienda in difficoltà; non si puo’ dare l’ombrello solo quando piove, lo si deve dare anche quando non c’è pioggia, questo è un po’ il nostro motto“. 

Da qualche anno avete varato una strategia di immagine che vi ha portati ad essere accanto a tutti i più grandi eventi culturali del territorio. E’ un modo per dire che, oltre al denaro, pensate alla cultura? 

Una banca locale deve essere attenta al proprio territorio e deve farlo crescere. Come cresce un territorio? Proprio attraverso la cultura. Dove c’è cultura c’è crescita economica, come un cane che morde la sua coda, noi siamo attenti al nostro territorio attraverso il supporto a chi volesse mettere in piedi iniziarive di carattere culturale, sociale, sanitario… Noi le supportiamo perchè guardi, se c’è crescita culturale di conseguenza c’è crescita economica. E poiché la banca ha questo interesse attraverso questa forma di supporto cresciamo anche noi“. 

Banca e famiglia: il vicepresidente della banca è suo figlio. Non le sembra di aver esagerato un tantino? Come avviene la nomina del vicepresidente? 

Me lo sono sempre domandato. Non doveva essere mio figlio, io indicai un altro consigliere che purtroppo poco tempo fa ci ha lasciati. Indicai la persona del dottor Aldo Recchia. Poiché era uno dei consglieri più anziani lo indicai come persona giusta e gli dissi: ‘Aldo, tu farai il mio vice”. Lui rispose di no e allora cominciai a sondare nel CdA per trovare un nome che fosse frutto di approvazione unanime, dato che le nostre sono sempre decisioni collegiali. Ebbene, quel nome da affiancare a me non si riusciva a trovare, ma io dovevo procedere alla nomina. Perciò andai in Consiglio, che aveva in Odg la nomima del vicepresidente. Cercai di contattare i consiglieri ma non ci si riusciva a ‘fare coagulo’ intorno ad un nome. Io ho un Consiglio di amministrazione professionalmente valido, sono tutti in gamba, ottimi professionisti ed ottimi consiglieri…” 

Vincenzo e Donato Formisano: © A.S. Photo by Andrea Sellari
Cosa accadde presidente? 

Non avendo delle indicazioni univoche andai in Consiglio con l’Odg ed esordii così: ‘Bisogna nominare il vice, poiché noi decidiamo e deliberiamo sempre all’unanimità da questo Consiglio deve uscire quel nome’. Ebbene, dopo questo mio invito e dopo che non ero riuscito ad indicare il nome perché non è da me, accadde una cosa: questo dottor Recchia, che io avevo indicato come vice, disse: ‘Abbiamo già un presidente, Donato Formisano, facciamo vicepresidente un altro Formisano, che è un docente universitario, un professore associato di Economia e gestione delle Imprese, è un professionista valido che ci sta dando un apporto culturale utilissimo, indichiamo Vincenzo Formisano…‘”. 

Ci fu l’unanimità in quel caso? 

Assieme a lui iniziarono a fare il nome di Vincenzo Formisano altri quattro, cinque consiglieri e si arrivò quasi ad avere una maggioranza in CdA, perché siamo in 15, e credo otto-nove persone indicarono Vincenzo Frmisano come vicepresidente...” 

Presidente però, a quel punto, quando… 

Finisco. Alla fine si votò e alla fine mio figlio ebbe l’unanimità dei voti, anche se con l’eccezione di due consiglieri che riconobbero bravura e competenza di Vincenzo ma furono perplessi in merito al presidente padre ed al vicepresidente figlio. In quell’occasione io diedi loro ragione e dissi che avrei eccepito anche io in quel senso, però quella nomina a vicepresidente poi passò. E’ vero che è mio figlio, però ha dato una svolta…“.

Ma quando avvengono le fisiologiche discussioni che ci sono fra Presidente e Vicepresidente della banca alla fine chi la spunta, l’esperienza del presidente o la tecnica del vice? 

Troviamo sempre un punto di incontro…” 

Donato Formisano © A.S.Photo, Andrea Sellari
Ma sono discussioni accese? 

Sono anche discussioni accese, si, perché il vice ha lo slancio e la gioventù che gli danno una certa verve…“.

L’esperienza frena… 

Frena un po’, mio figlio, perché parliamo di mio figlio… Guardi: la nuova sede operativa della nostra banca ad esempio innescò una grossa ed accesa discussione…” 

Lei non era convinto della necessità di una banca con le porte aperte? 

Non ero assolutamente d’accordo, certe cose bisogna dirle… Come non erano d’accordo alcuni consiglieri, mentre mio figlio assieme ad un altro ragazzo, che è il figlio del direttore Bonaventura Fiorillo, anch’egli all’avanguardia, mi convinsero portandomi a visitare una banca simile a come sarebbe stata la nostra. Andammo in sette a fare quella visita e fummo convinti a contattare la ditta, dare l’incarico ed eseguire i lavori…” 

I Formisano e la politica, lei per anni è stato consigliere comunale di Cassino. Perché poi ha lasciato? 
“Perché la politica o la si fa o la si subisce”. 
E’ vero che lei è stato l’artefice della discesa in campo di sua nipote Anna Teresa? 
Il municipio di Cassino

Sicuramente si. Perché uscii io dal Consiglio comunale in cui sono stato per 15 anni e l’allora Democrazia Cristiana volle un nome della famiglia che desse continuità alla mia azione. In effetti lo fece più per cercare di conservare i voti di famiglia che per fare eleggere qualcuno, io indicai…” 

All’epoca sua nipote quanti anni aveva? 

Ventuno anni“. 

Quindi lei a 21 anni entra nella stanza dei bottoni della banca e sua nipote a 21 anni entra in politica. Praticamente poi come avvenne questa elezione: perché poi molti vecchi volponi della Dc dicevano: ‘Adesso, tolto Donato Formisano questi voti ce li prendiamo noi…‘. 

Tutti pensavano che mia nipote non ce la facesse. Invece fu eletta e uscì quarta con la bellezza – adesso non vorrei sbagliarmi – di oltre 900 voti…” 

Presidente, ma lei ha dato poi qualche consiglio di politica a sua nipote?

No“. 

Di economia? Sugli investimenti le consiglia qualcosa? 

No, a mia nipote in politica non ho dovuto consigliare nulla. Perché ha dimostrato di saper fare politica, a volte facendo cose buone, a volte sbagliando. Io non faccio politica perché quando si è a capo di un istituto si deve essere al di fuori“. 

A questo proprosito presidente, la gente pensa: ‘Donato Formisano è uno pieno di soldi‘, perché pensano che lei abbia una banca. E’ vero che lei invece ha uno stpendio più basso di quello che hanno molti suoi funzionari? 

Io credo di percepire circa 60mila euro all’anno…

Lordi o netti? 

Quasi al netto, percepisco 4 o 5mila euro al mese…” 

Si, ma lei ha la responsabilità di quanti milioni di euro? 

Non mi interessa quanto prendo, a me interessa la soddisfazione per quello che faccio...“.

La consegna del Future Bancassurance Awards, premio alla carriera per il presidente della Bpc Donato Formisano
Presidente, ma è vero che nella vita di tutti i giorni il fatto di essere da anni all’interno di una banca le ha lasciato la caratteristica di essere ‘attento nelle spese’? Insomma, qualcuno dice che Donato Formisano ha il braccino un po’ corto. 

Così dicono, però in effetti poi…” 

Le lascia la mancia quando va nei ristoranti? 

Si“. 

Chiede lo sconto quando va a fare spese? 

Generalmente le faccio a Cassino e non chiedo sconti, li chiederei pure ma poi ti risponderebbero ‘Ma tu sei il presidente!’. Però credo mi facciano già un buon trattamento, quindi… Quando tratto per la banca, allora si. Allora cerco di chiedere i trattamenti più vantaggiosi e il CdA lo sa bene. Ecco, per la banca tiro di più“. 

Presidente, ai suoi nipoti ha regalato un salvadanaio oppure un’azione della Banca Popolare? 

“Ho regalato un’azione della Banca Popolare a tutti i miei nipoti”. 

Per concludere presidente, ai giovani che cosa vuole consigliare quello che fino a qualche anno fa era un ragazzino di 17 anni al quale il padre invece di dare i soldi in mano disse ‘Eccoti i soldi ma li investiamo in un garage‘ e che lavorando lavorando è arrivato a presiedere una banca e addirittura ad essere il presidente di banca più longevo d’Italia? 

La prima cosa che consiglio ai giovani è di studiare, perché oggi più di ieri serve la cultura e bisogna essere culturalmente validi. Poi consiglio loro di affrontare la vita con sacrificio e dedizione; qualsiasi attività la devono svolgere con attaccamento e piacere. Solo così si riesce a crescere. Io credo che la crescita di un operatore economico o di un professionista discenda dall’impegno che ci si mette”.

Poi consiglio loro di essere persone oneste, perché si, l’onestà nella vita paga e guardi che attività come questa banca, per restare oltre 60 anni in sella, devono per forza aver fatto qualcosa di buono. Di certo non abbiamo dato adito a critiche o ad altre situazioni che generalmente si verificano nella vita di chi fa economia“.