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Covid-19, riconvertire, formare, finanziare: La ricetta per ripartire di Coppotelli

24 Aprile 20205 minuti di lettura
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Riconvertire, ma prima ancora ripensare l’intera politica industriale. Perché i limiti dell’Italia li ha messi a nudo proprio quel Covid che in questo ore batte gli ultimi colpi di coda. Dopo avere fermato buona parte della catena produttiva nel Paese. E perché il Lazio ha una vocazione manifatturiera. Vocazione all’eccellenza: come quella dell’Automotive, del Chimico – Farmaceutico, dell’Aerospaziale, della Meccanica di Precisione. E proprio per questo più importante da tutelare. Perché è strategica. Fondamentale per i conti. E per i posti di lavoro che genera.

Automobili

L’aspirina ed il vaccino

Sartoria riconvertita alle mascherine Foto: Imagoeconomica

Enrico Coppotelli, Segretario Generale della Cisl Lazio, traccia la rotta per un futuro che deve coincidere con il presente. Perché? Perché se gli ammortizzatori sociali sono stati ‘l’aspirina’, utile ma non decisiva, il ‘vaccino’ dovrà essere quello degli investimenti a fondo perduto. E dello smart learning, perché il multimediale non è più un lusso. Anzi, dopo Covid è una necessità che coincide con un progresso che forse dovevamo accelerare come sistema paese.

Ripartire equivale infatti a formare le imprese del futuro, del dopo Covid. Enrico Coppotelli lo ha spiegato all’agenzia Dire. E proprio dai limiti che la pandemia ha evidenziato è partito.

«L’emergenza Coronavirus ha fatto emergere varie limitazioni di tutta Italia, soprattutto perché alcune produzioni non le facevamo. Il Lazio, come il resto del Paese, è una regione manifatturiera. Non essere riusciti in questa prima fase a rispondere con le nostre forze alla situazione di emergenza è stata una criticità che deve porci davanti a un interrogativo. Come tentare cioè di fare una nuova politica industriale per il Lazio e l’Italia, perché i temi della salute e della sicurezza non termineranno il 4 maggio» .

I limiti del Lazio, le nuove sfide

Produzione artigianale di plexiglass parafiato Foto © Imagoeconomica / Gaetano Lo Porto

Poi il nodo sanità, che per un sindacalista equivale a trovare soluzioni, più che ad elaborare concetti e modelli. La parola chiave è Dpi, sigla che indica i Dispositivi di Protezione Individuale: mascherine in primis. Che proteggono e, mentre vengono prodotte, tengono in piedi il mondo del lavoro.

«Abbiamo visto quanto sia importante avere una sanità efficiente e dei dpi adeguati alla pandemia in corso. Le riconversioni industriali possono essere una prima base per quelle imprese che hanno avuto una difficoltà da questa crisi e possono essere aiutate a riconvertirsi» .

E, tanto per essere ancora più chiari, lo snodo è il settore farmaceutico. Coppotelli lo sa che quello il Lazio è un esempio. «Bisogna capire anche lì come diversificare la produzione su dpi, sanificanti e tutto ciò che puo’ consentire di affrontare un ritorno controllato della pandemia. Questo potrebbe aiutarci a non trovarci impreparati. Servirà una regia forte delle istituzioni e delle organizzazioni sindacali e datoriali responsabili».

Va bene la cassa, ma per le imprese?

Enrico Coppotelli

E le imprese? Con gli ammortizzatori si è tamponato il problema di chi lavora. Ma i problemi di quelli il cui lavoro consiste nel creare lavoro?

Già, le imprese. «Gli ammortizzatori sociali hanno dato una prima risposta, ora però un’altra va data alle imprese. Non possiamo pensare di tenere i lavoratori costantemente in una situazione di ammortizzatore sociale. Una ripartenza è vitale ed è necessario che ci siano investimenti, anche a fondo perduto, per tutte quelle imprese che non riusciranno a ripartire. Immaginiamo il piccolo artigianato, che rappresenta il 95% di richiesta di cassa integrazione in deroga nel Lazio, non vorremmo che lasci abbassata la serranda».

La strada, secondo Coppotelli, l’ha già tracciata la Pisana, e proprio su quella si deve proseguire, integrando il sistema con la formazione on line, che è dovere per chi governa e necessità per chi è governato e deve riprendere in mano il timone della produzione.

«Per questo la Regione deve proseguire sulla strada già intrapresa di sostegno economico forte a queste imprese, per il rilancio e per una nuova formazione per quelle imprese che vorranno riqualificarsi. Mi riferisco allo smart learning e a tutte quelle fasi di formazione cui la Regione non puo’ sottrarsi, perché molte imprese dovranno riqualificarsi».

Ripartire dalle infrastrutture

Rider al lavoro. Foto Marco Cremonesi / Imagoeconomica

Il Lazio per Enrico Coppotelli «deve ripartire dalle infrastrutture, dal lavoro di qualità e da quelle filiere che si sono fermate del tutto, ad esempio l’automotive“.

“Bisogna essere attrattori di investimenti – ha sottolineato il Segretario-Nel Lazio mancano i big player, quelle grandi multinazionali che trascinano le filiere: dobbiamo sollecitare la Regione a mettere insieme situazioni attrattrici di nuovi investimenti“.

Le infrastrutture sono un elemento chiave. «Roma perderà 35 miliardi di euro nel settore del commercio, del turismo e in quelli propri della Capitale. Una crisi di questa portata ha bisogno di misure straordinarie“.

«Da parte del Governo c’é stata una prima fase che non ha portato a una soluzione completa dei problemi che c’erano – ha aggiunto- Con la Regione abbiamo un tavolo aperto ed è chiaro che il tema del commercio va affrontato per l’importanza che riveste per la comunità di Roma».

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