Chi fa politica in Ciociaria cammina su un crinale stretto. Da una parte ci sono i Comuni con i sindaci ed i loro cittadini che bussano ogni giorno e vogliono risposte subito: la contribuenza consortile cioè la tassa che devono pagare ai Consorzi di Bonifica la vivono come una gabella pesante, poco trasparente, e chiedono tutele. Dall’altra c’è un muro che nessuno potrà aggirare: i Codici Tributari non si piegano, le competenze della Regione Lazio non si spostano ed una serie di pronunce dei giudici lascia poco spazio alle scorciatoie d’Aula.
Il nuovo vertice

È esattamente in questo spazio intermedio, sospeso tra il malessere della piazza e la rigidità della norma, che si colloca il nuovo vertice fissato per venerdì 16 ottobre, alle ore 16:30, presso la Sala Consiliare del Comune di Colfelice.
L’incontro, promosso dal Comitato Civico Arcese è intitolato“Consorzi di bonifica in provincia di Frosinone: problematiche, riflessioni e proposte”. Intende chiamare a raccolta i primi cittadini, gli assessori e i consiglieri della provincia che in questi mesi hanno scelto di metterci la faccia, approvando atti di indirizzo o mozioni critiche sulla gestione della contribuenza consortile.
Le delibere d’uscita

Negli ultimi mesi la mappa politica della Ciociaria si è tinta di sfumature complesse e non sempre omogenee. La spinta dei comitati civici – a partire dall’azione capillare condotta da coordinamenti come “Liberiamoci dai Consorzi” – ha trovato sponda in diverse amministrazioni che hanno scelto di approvare formali delibere di Giunta o di Consiglio per richiedere l’uscita dai perimetri di contribuenza. Cioè dalle aree nelle quali sono i Consorzi ad occuparsi della bonifica, dei fossi da tenere in ordine, dell’acqua da assicurare per chi deve irrigare o allevare il bestiame, della lotta ai cambiamenti del clima.
È il caso di centri come Pescosolido, Broccostella, Fontechiari e Pontecorvo, ma anche di realtà della Media Valle del Liri e del Cassinate come Arce, Atina, Colfelice, San Biagio Saracinisco, Belmonte Castello e Vallerotonda. A questo blocco si sono aggiunti i passaggi politici ad altissimo tasso di dibattito avvenuti a Sora. Qui il Consiglio comunale dello scorso 23 settembre si è espresso a favore dell’uscita facendosi cassa di risonanza delle sollecitazioni popolari (leggi qui: Sora inciampa nella sentenza di Atina: il Consorzio passa al contrattacco e Consorzio di Bonifica, Sora non ascolta: l’Aula vota la fuoriuscita).
C’è poi Arpino, dove la recente consegna delle firme punta a impegnare l’assise civica sullo stesso binario.
Le spaccature civiche

Tuttavia, il panorama provinciale registra anche vistose crepe e posizioni di aperto rigetto rispetto alla linea dei comitati. C’è chi è pienamente convinto dell’azione svolta dai Consorzi, dai terreni che non finiscono allagati, dal fiume che non esonda. Emblematici sono i casi di Castelliri e di Isola del Liri.
Nelle due cittadine in riva al Liri, le maggioranze guidate rispettivamente dai sindaci Fabio Abballe e Massimiliano Quadrini hanno scelto di bocciare senza mezzi termini le proposte di delibera. E di rimanere con convinzione nel perimetro di competenza dei Consorzi. Anche perché quei lavori devono essere fatti: e se non li fa il Consorzio con i suoi prezzi agevolati allora toccherebbe al Comune organizzarsi. Pagando molto di più.
Ad Isola del Liri ed a Castelliri si è sostenuto con forza che l’ente consortile svolga un ruolo essenziale e insostituibile per la prevenzione idrogeologica e la sicurezza del reticolo idrico generale. Una posizione che ad Isola del Liri ha finito per spaccare la piazza, dove la mobilitazione civica sta proseguendo attraverso una petizione popolare indipendente ancora in corso.
Il precedente di Atina e la linea della Pisana
Se sul piano formale i voti nei Consigli comunali servono a misurare la febbre dello scontento e a mostrare la vicinanza dei sindaci ai propri elettori, sul piano dell’efficacia giuridica il discorso cambia radicalmente. La delimitazione dei perimetri di contribuenza e la disciplina delle funzioni di bonificarestano materia riservata in via esclusiva al Consiglio Regionale e alla Giunta della Regione Lazio.

A ricordare questa gerarchia delle fonti, una recente pronuncia della magistratura tributaria destinata a far scuola: la sentenza n. 5380/2026 della Corte di Giustizia Tributaria di II Grado del Lazio. Chiamati a pronunciarsi sul ricorso promosso dal Comune di Atina proprio a seguito di una delibera di “uscita” dal Consorzio Valle del Liri, i giudici hanno rigettato nettamente le tesi dell’ente locale. Hanno stabilito la totale inidoneità degli atti comunali a modificare i confini stabiliti dalla Regione e condannando il Municipio al pagamento delle spese di lite.
Il richiamo dell’assessore Righini

Dalla Pisana, l’assessore al Bilancio e all’Agricoltura Giancarlo Righini ha richiamato più volte gli amministratori locali al senso di responsabilità istituzionale. La linea della Giunta regionale è chiara: non si risponde alle criticità con atti simbolici privi di copertura legale, ma all’interno di un percorso di riordino strutturale.
La Regione ha infatti ricordato di aver incrementato le risorse ordinarie e straordinarie destinate alle manutenzioni dei fiumi e alla pulizia dei fossi (con stanziamenti che superano il milione di euro per l’area provinciale). Un impegno economico messo in campo proprio con l’obiettivo di garantire opere concrete e sgravare progressivamente la pressione sui contribuenti locali.
La sfida politica di Colfelice
La riunione convocata nella Sala Consiliare di Colfelice assume dunque il valore di un vero e proprio banco di prova per la classe dirigente locale. Per i sindaci e le rappresentanze civiche si tratta di compiere un salto di qualità politico. Abbandonare la tentazione di approvare delibere d’Aula destinate ad essere annullate o disattese nelle sedi giudiziarie e costruire invece una piattaforma rivendicativa solida, unitaria e tecnicamente ineccepibile.

Sullo sfondo si profilano passaggi decisivi, come la ridefinizione dei nuovi Piani di Classifica dell’intero bacino provinciale e la riorganizzazione della governance con la nascita del maxi-ente consortile “Lazio Sud Est”. Sarà solo presentandosi uniti e autorevoli a quei tavoli tecnici e regionali che i Comuni della Ciociaria potranno davvero condizionare le scelte future.
Pretendendo tariffe eque, più manutenzioni e la garanzia che ogni euro richiesto ai cittadini si traduca in effettiva tutela per il territorio.








