
Martedì mattina, a Cassino, le presse continueranno a battere. Tutto il resto, no. Da domani a venerdì il Cassino Plant di Stellantis spegne Lastratura, Verniciatura e Montaggio. Restano accese soltanto Presse e Plastica, che lavorano anche per gli altri stabilimenti del gruppo. Una fabbrica che gira a metà, per conto terzi.
La direzione aziendale ha comunicato oggi il nuovo fermo produttivo, che parte martedì 6 ottobre e dura fino a venerdì 9 ottobre compreso. I reparti che definiscono l’auto finita, scocca, colore e assemblaggio, si fermano. Quelli che lavorano per altri stabilimenti no.
«Basta alle voci»
Il primo a rispondere è Gennaro D’Avino, segretario generale della Uilm-Uil della provincia di Frosinone. «È un altro segnale di una crisi che non può più essere affrontata con comunicazioni di giornata. Ogni fermo pesa sui lavoratori e si ripercuote su tutto l’indotto». Poi la richiesta sul futuro dello stabilimento: «Basta alle voci: il futuro di Cassino non può essere affidato alle indiscrezioni. Servono comunicazioni ufficiali e un piano industriale chiaro e verificabile, con modelli, volumi, tempi di avvio e garanzie per l’occupazione e per l’indotto». Il sindacato non chiede più ottimismo. Chiede un documento con modelli, volumi e date.
Intanto, a Shanghai
Le indiscrezioni, per la verità, qualcosa di vero lo contenevano. Milano Finanza ha ricostruito venerdì che Jac, costruttore cinese quotato alla Borsa di Shanghai, ha pubblicato un documento ufficiale. Dopo le forti oscillazioni del titolo, salito del 20% in tre sedute, l’azienda ha riconosciuto di «avere avviato interlocuzioni con Stellantis e Huawei» per «valutare una collaborazione» a tre.
Contenuti e forma della partnership non sono ancora definiti, nessun accordo vincolante è stato firmato e il progetto resta soggetto a una «significativa incertezza». Il comunicato conferma i colloqui anticipati anche da questo giornale il 4 settembre. Stellantis, interpellata, ha parlato di «normale attività» di discussioni con operatori industriali di tutto il mondo e ha promesso aggiornamenti «nei tempi e nei modi opportuni». Una conferma cinese ufficiale e una formula italiana di cortesia: la distanza tra le due comunicazioni è tutta qui.
Il progetto, sulla carta
L’interlocuzione tra Jac e Stellantis è già entrato nel merito dei prodotti: due nuovi modelli Maserati con tecnologia Huawei, un suv elettrico medio-grande e una GT elettrica di grandi dimensioni. Maextro e Jac si occuperebbero dell’ingegnerizzazione, Huawei di software, elettronica e sistemi di assistenza alla guida, Maserati di marchio, design e messa a punto finale.
Per i mercati internazionali si ragiona su uno schema Skd (semi-knocked down). Le scocche sarebbero prodotte a Hefei, in Cina, mentre in Italia si farebbero l’assemblaggio degli interni premium e la calibrazione finale, probabilmente a Cassino. L’intesa però non è chiusa. Uno dei nodi sarebbe il costo delle tecnologie Huawei, in particolare del sistema di assistenza alla guida di livello 3. Stellantis lo riterrebbe troppo alto e starebbe discutendo una revisione della configurazione. Per ora c’è dunque un’ipotesi industriale con Cassino in fondo alla catena, ma senza prezzo concordato. Il piano di rilancio del Tridente è atteso all’Investor Day di dicembre a Modena.
L’indotto, la miccia
Nel frattempo ci sono i fornitori. D’Avino ricorda che aziende come Tiberina, Denso, Lear e Ma Srl, insieme ai servizi, alle mense e a realtà come Atlas e Iscot, attendono prospettive e risposte. Il suo giudizio è netto: «L’indotto è una bomba a orologeria. Se non si interviene subito, rischia di saltare l’intero sistema produttivo del territorio». Il fermo di quattro giorni a Stellantis si traduce in un problema per tutte le aziende che lavorano per lo stabilimento.
La prossima data è fissata: il 15 ottobre, a Roma, incontro tra Stellantis e le organizzazioni sindacali nazionali. D’Avino annuncia la linea: «Pretenderemo che il piano industriale venga messo al centro del confronto. Non c’è più tempo da perdere: Stellantis deve dare risposte concrete ai lavoratori e al territorio».
Si capirà allora se la risposta arriverà dal tavolo o ancora dai giornali.




