Borgomeo annuncia: «Pronti ad acquisire la Nalco»

Si è presentato davanti ai lavoratori, riuniti al capezzale della loro fabbrica a Cisterna di Latina. E gli ha spiegato che hanno ancora un futuro: molto lungo. Il presidente del gruppo Saxa Gres Francesco Borgomeo ha annunciato che sta trattando l’acquisizione dello stabilimento Nalco in provincia di Latina, salvando tutto il possibile. Esattamente come aveva fatto ad Anagni quando ha rilevato la Marazzi Sud per trasformarla nella Saxa Gres. O come aveva fatto a Gualdo Tadino quando ha preso dal fallimento la storica Tagina Ceramiche per rimetterla in attività. Oppure a Roccasecca quando ha evitato la chiusura della Ideal Standard e ne ha fatto la Grestone. O a Spilamberto per riattivare il Centro Impasti Ceramici.

La Nalco è un piccolo gioiello della chimica e Francesco Borgomeo vuole trasformarla in uno dei capisaldi della nuova economia circolare. Fino a quattro settimane fa realizzava additivi chimici per le caldaie industriali. L’uomo che ha inventato i sampietrini green per riutilizzare le ceneri di termovalorizzatore, ha ideato la pietra – ceramica fatta in fabbrica per salvare le montagne, ora vuole convertire la Nalco nella capitale delle plastiche green biodegradabili. Quelle con cui sostituire gli imballaggi tradizionali, quelle che si sciolgono in maniera naturale e non inquinano, fatte con i polimeri che derivano dalla canapa industriale che sta iniziando a far piantare in provincia di Frosinone.

Trattativa in fase avanzata

Borgomeo con i sindacati

«Ho un progetto che porta questa fabbrica nel futuro. Che può proiettarla in avanti per i prossimi vent’anni» ha detto Francesco Borgomeo all’assemblea dei lavoratori. Per loro la produzione è finita il 16 aprile scorso e da allora è iniziato il ciclo di bonifica propedeutico alla chiusura prevista entro la fine dell’anno.

O forse no. «Entro questa estate potremmo arrivare a firmare il passaggio di proprietà. Stiamo trattando». Per salvare Roccasecca sudò le sette camicie rese famose dal proverbio. Con Nalco invece «registriamo una forte sintonia, il gruppo crede nel nostro progetto». L’imprenditore che fino ad oggi è riuscito a salvare tutti i posti di lavoro nelle fabbriche acquisite ha detto con chiarezza che a Cisterna di Latina c’è una condizione: «Non chiedo corsie preferenziali, non pretendo agevolazioni. Ma voglio un impegno al rispetto dei tempi previsti dalle Leggi sulle autorizzazioni».

Lo pretese nero su bianco anche al Ministero per lo Sviluppo Economico quando si accollò la Ideal Standard. Perché? «L’economia circolare, quella che crea cose nuove riutilizzando cose che hanno finito il loro ciclo, è tutta una questione di iter autorizzativi, se si bloccano si rischia di non poter partire. O di tardare e non possiamo permettercelo».

Cosa è la Nalco?

La Nalco Water, compagnia detenuta dalla multinazionale Ecolab, è leader globale nel campo del trattamento delle acque. Ha 164 sedi in tutto il mondo: 67 in Asia, 47 in Europa, 25 in Sud America, 14 tra Stati Uniti e Canada, e 11 in Africa e Medio Oriente. Il quartier generale italiano si trova a Roma: nella Ecolab-Nalco di viale Esperanto. E lo stabilimento di Cisterna di Latina è uno dei soli tre impianti Nalco attivi nel Vecchio Continente: gli altri due stanno in Finlandia.

Quello pontino rappresenta una storica realtà territoriale: per oltre 70 anni produttore di additivi chimici per le caldaie industriali. Destinata, però, a una fine ingloriosa. «Per noi – rivendicano da tempo i vertici della Filctem Cgil Frosinone-Latina e della Uiltec-Uil Latina – Nalco è la storia di uomini e donne che dagli anni Cinquanta hanno vissuto, lavorato e contribuito alla crescita della multinazionale Ecolab».

La chiusura del sito pontino, entro la fine dell’anno, era stata confermata agli inizi di aprile dalla compagnia Nalco Water Italy. La Ecolab – che offre soluzioni e servizi per acqua, igiene e prevenzione delle infezioni in quasi tre milioni di sedi di clienti – aveva deciso ufficialmente di staccare la spina all’unico opificio del Belpaese. Perché? «Per le motivazioni che avevamo già spiegato a suo tempo – esternò un mese fa Sandro Chiarlitti, segretario della Filctem Cgil Frosinone-Latina -. La mancanza di volumi e il fatto che Cisterna non sia più strategica circa il mercato di riferimento. Nonché i costi di produzione visto che tutti i principali clienti sono fuori dall’Italia».

La solita storia: da noi fare industria è troppo dispendioso. Mettici pure il Covid di mezzo e scatta inesorabilmente l’annuncio di Adriano Costantini: vicepresidente e general manager di Ecolab Europe. A fianco a Gabriele Piva: direttore della Nalco di Cisterna.

La prospettiva Borgomeo

Sandro Chiarlitti

Dopo le rivendicazioni sindacali e le prime manifestazioni dei 70 operai, ormai in cassa integrazione dallo scorso 19 aprile, si è acceso però un segnale di speranza. «Abbiamo convinto Nalco ad aderire ad alcuni progetti di riconversione del sito» annunciò lo stesso Sandro Chiarlitti, a capo della costola interprovinciale della Federazione dei lavoratori nei campi di chimica, tessile, energia e manifatture.

Principalmente uno era pronto per essere messo in campo: proprio quello nato dalla consulenza fornita da Francesco Borgomeo, presidente di Unindustria Cassino, e votato all’economia circolare. «Ovvero dare una prospettiva molto più lunga ai siti normali – aveva ben compreso il sindacalista -. Ed è una possibilità che Nalco sta esplorando assieme a Borgomeo». La riconversione dell’impianto, infatti, era ormai in fase di valutazione da parte di tecnici esterni. «Al fine – auspicò Chiarlitti – di mettere lo stabilimento al servizio di tutto il bacino chimico-farmaceutico rispetto al trattamento e al riciclo di acque industriali che finivano in discarica». (Leggi qui La rivoluzione Borgomeo sul futuro del Lazio Sud).

Borgomeo aveva garantito un’opera di mediazione tra gli attuali proprietari e un potenziale acquirente. È andata in porto.