
Ha acceso i fari sul futuro del Lazio meridionale, la seconda riunione operativa sulla Tav tenuta martedì al Ministero dei Trasporti. A parlare chiaro è Domenico Beccidelli, presidente di Federlazio Frosinone: «Non è più tempo di discussioni infinite, la stazione Tav di Ferentino-Supino va fatta, senza tentennamenti e senza ritardi». Per Beccidelli non si tratta solo di un’opera ferroviaria, ma della nuova Autostrada del Sole, capace di attrarre investimenti e dare respiro alle imprese locali.
Ma la Tav, da sola, non basta: «Il nostro territorio è a un bivio. Non possiamo vivere solo di automotive e non possiamo pensare che il farmaceutico basti a riassorbire migliaia di esuberi». La proposta? Puntare decisi sull’aerospazio, «un settore in forte crescita che può garantire occupazione stabile, purché si investa seriamente nella formazione di personale qualificato».
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Presidente Beccidelli, il secondo tavolo operativo sulla Tav di Ferentino-Supino sembra aver segnato una svolta. È così? (Leggi qui: Stazione Tav, al Ministero si fissa fa data: risposta entro il 31 dicembre).
Sì, lo considero un passaggio storico. In poche settimane si è registrata un’accelerazione straordinaria: abbiamo una roadmap con una data precisa, il 31 dicembre 2025, entro la quale si concluderà l’analisi costi-benefici e, se positiva, scatterà la pianificazione economico-finanziaria per inserire l’opera nel programma nazionale dell’Alta Velocità. Dopo dieci anni di battaglie, finalmente si intravede la luce in fondo al tunnel.
Qual è il valore aggiunto di questa opera per il Lazio meridionale?
Non parliamo solo di una stazione ferroviaria: è un’infrastruttura paragonabile all’impatto che ebbe l’Autostrada del Sole. Significa attrarre investimenti, migliorare la qualità della vita, aprire nuove opportunità per settori strategici come l’aerospazio, il farmaceutico, la logistica. È una scelta di prospettiva, che guarda al futuro dei giovani e alla competitività del territorio.
C’è chi teme il rischio di campanilismi sull’ubicazione della stazione.
Quel tempo è finito. La scelta di Ferentino-Supino è il frutto di valutazioni tecniche e logistiche, non di appartenenze politiche. L’accordo trasversale tra istituzioni, mondo produttivo e associazioni lo dimostra: oggi si va avanti insieme, superando i confini locali.
Al di là della Tav, quali sono le altre priorità per il territorio?
Abbiamo davanti un bivio. Bisogna affrontare la decrescita del manifatturiero e lo spopolamento, accelerando sulla ZLS (Zona Logistica Semplificata) e rendendo operativi i benefici delle zone C della nuova Carta degli Aiuti di Stato per Frosinone e Latina. Inoltre, è fondamentale aprire un dialogo con Bruxelles per una ZES (Zona Economica Speciale) ritagliata su singoli territori del Lazio. Va definita una volta per tutte la questione dell’area Sin: i risultati provvisori degli studi dicono che oggi l’area non è più inquinata e tutti i vincoli che sono stati posti non hanno più senso. Se i dati nelle prossime settimane verranno confermati il Sin andrà rivisto.
Restiamo al tema industriale. Il Cassinate vive una fase delicata, con Stellantis che ridimensiona il peso dell’automotive. Come se ne esce?
È il nodo cruciale. L’automotive ha garantito per oltre mezzo secolo sviluppo e lavoro, ma oggi non possiamo illuderci che resti l’unica colonna portante. Personalmente, non credo che la strada del farmaceutico sia sufficiente: porta con sé investimenti importanti ma pochi posti di lavoro, non abbastanza per riassorbire oltre duemila addetti diretti Stellantis ed altrettanti nell’indotto. Trovo invece sensata la proposta lanciata dal segretario generale della Cisl Lazio, Enrico Coppotelli, sulla riconversione verso l’aerospazio. È un settore in espansione, capace di attrarre investimenti e garantire occupazione qualificata. (Leggi qui: Difesa e aerospazio, ultima chiamata: il Sud (ri)decolla solo se si aggancia ora).
Ma il problema, spesso, è proprio la manodopera qualificata.
Esatto. L’aerospazio oggi prospetta un boom occupazionale, ma manca il personale adeguatamente formato. È un paradosso: le opportunità ci sono, ma rischiamo di non poterle cogliere. Per questo servono investimenti decisi in formazione tecnica, ITS, università, riqualificazione delle maestranze. Solo così potremo agganciare davvero questo treno.
In sintesi, presidente, che cosa serve per evitare che il Lazio meridionale resti indietro?
Serve una visione di lungo periodo: Tav, riconversione industriale, zone speciali, formazione. Non possiamo più vivere di emergenze e soluzioni tampone. Oggi abbiamo l’occasione per trasformare il Lazio meridionale in un hub competitivo e attrattivo. Ma il tempo è poco, e non possiamo permetterci di sprecarlo.



