
Sabato mattina, Auditorium San Paolo di Frosinone. L’assemblea dei soci della Banca Popolare del Frusinate approva il bilancio 2025. Nessun contrario. Il presidente Fabio Sbianchi — al suo primo anno alla guida — parla di emozione e senso di responsabilità. I numeri, però, parlano più chiaro di qualsiasi discorso.
L’utile netto è di 19 milioni 440mila e 60 euro. Il patrimonio netto ha raggiunto 147 milioni di euro, cioè 11 milioni in più rispetto all’anno precedente. Il CET1 ratio — cioè la misura della solidità patrimoniale che interessa alla Banca d’Italia — è al 19,8%.
Fin qui, il quadro è confortante. Ma c’è un numero che merita attenzione e che il direttore generale Domenico Astolfi ha citato con evidente soddisfazione. È la voce crediti deteriorati lordi: è l’ammontare dei prestiti concessi dalla banca sotto le diverse forme (mutui, finanziamenti, fidi) che i debitori non riescono più a rimborsare regolarmente. Perché Astolfi li cita con orgoglio? Perché sono passati dal 13,51% al 3,80%. I netti dall’7,81% all’1,60%.
Il Piano Industriale
Il piano industriale 2025-2027 prevede quattro assi: strategia, credito, controlli interni (con attenzione specifica a cybersecurity e ICT), adeguamento antiriciclaggio. Non sono obiettivi d’immagine. Sono obblighi normativi su cui la Banca d’Italia misura la maturità di un istituto. Il fatto che vengano esplicitati in assemblea significa che la trasparenza è al massimo livello, l’impegno è pubblico e che c’è ancora una parte del lavoro da fare.
C’è poi il capitolo del personale: Astolfi ha definito il rafforzamento dell’organico “un investimento strategico“. Una banca con 147 milioni di patrimonio e oltre 19 milioni di utile, investe sulle persone: è una notizia in controtendenza, il sistema nazionale delle banche sta riducendo il personale e puntando sugli algoritmi e sull’automazione. La scommessa ora è la formazione: solida e connessa con il territorio, capace di ascoltare le voci dei risparmiatori e delle imprese. Altrimenti sarebbe stato sufficiente un algoritmo.
L’hub dello sviluppo
Il presidente Sbianchi ha annunciato la nascita di un hub di contaminazione, sviluppo e innovazione locale, spazio fisico pensato per start-up, PMI, giovani, scuole, università. L’idea è quella di tenere i talenti nel Frusinate invece di vederli partire. È un progetto già definito nelle linee strategiche e che verrà reso esecutivo nei prossimi mesi: il frusinate è una zona che perde popolazione e imprenditoria da decenni, l’hub disegnato da Bpf è un segnale di attenzione, di presenza, considerazione del problema.
Tra gli applausi, c’è stato anche il tempo per l’ordinaria amministrazione: eletto nuovo amministratore il dottor Enrico Santangeli, nuovo proboviro effettivo l’avvocato Patrizio Cittadini. L’ex presidente Carlo Salvatori ha salutato il successore con un “sono entusiasta” che rappresenta una sorta di viatico, un ideale passaggio di consegne.
Cosa resta
Cosa resta, a conti fatti? Una banca che sta percorrendo un percorso in continuo miglioramento e si presenta all’assemblea 2025 con indicatori che testimoniano la solidità e la buona redditività.
Il vero banco di prova — per una banca popolare radicata in un territorio fragile — non è l’utile di un singolo esercizio ma la capacità di sostenere l’economia locale nei momenti in cui è più complicato farlo. È la sfida nella quale ora la Banca Popolare del Frusinate si è lanciata, lasciandosi alle spalle le criticità e scommettendo sulla crescita, sugli investimenti, su un territorio che si sta affrancando dai vecchi modelli per passare ad un nuovo schema di produzione.
All’orizzonte c’è la nascita della nuova stazione ferroviaria sulla linea dell’Alta Velocità, c’è lo sviluppo del comparto Passeggeri e di quello Merci connesso con i magazzini della logistica. C’è la crescita legata ai 40 minuti che saranno sufficienti per andare dalla stazione Tav di Frosinone a quella di Roma Termini: sta per cambiare l’assetto geografico del territorio ed il suo assetto economico. La Popolare del Frusinate vuole esserci. Perché “l’assemblea – ha detto il presidente Fabio Sbianchi – non è solo l’occasione per approvare un bilancio ma il luogo in cui si rafforza il nostro legame e il senso di appartenenza a una comunità”.
Sbianchi ha poi spiegato di aver apprezzato in questi mesi “le competenze e i valori autentici delle persone che contribuiscono alla crescita” dell’istituto, definendo la BPF come una banca fondata su “tre S”: “seria, perché tutti conoscono regole e responsabilità; solida, perché abbiamo i conti in ordine; sorridente, perché è una banca aperta, in cui le persone vengono riconosciute quando arrivano agli sportelli”. Un ringraziamento particolare lo ha rivolto anche al direttore generale, agli organi sociali, ai past president Carlo Salvatori e Domenico Polselli ed al vicepresidente storico Marcello Mastroianni, oltre che alla Banca d’Italia “punto di riferimento fondamentale per il sistema bancario”.
Infine il messaggio ai soci: “Siete l’anima autentica della nostra banca. La prossima volta portate i figli, fategli prendere confidenza con la nostra banca. È importante per assicurare continuità. Guardiamo al futuro con fiducia e determinazione. Continueremo a operare nel solco dei valori che guidano la nostra storia: attenzione alle persone, prudenza e impegno per uno sviluppo concreto e sostenibile”.



