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Altobelli: un piano ora per quando tutto sarà finito

10 Marzo 20203 minuti di lettura
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«Bene le misure con cui arginare il Coronavirus, indispensabili i provvedimenti allo studio in queste ore per evitare il collasso dell’economia dovuto allo stop delle attività. Il terzo passo però deve essere un piano con cui innescare la ripartenza del Paese appena tutto sarà superato, investendo su alcuni settori capaci di trainare l’intero sistema». Ne è convinto l’ingegner Enzo Altobelli, ceo di Profima la società di consulenza dei settori finanziario e industriale con quartier generale a Frosinone e Roma.

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Enzo Altobelli

Allarmato ma senza panico, preoccupato ma consapevole: Enzo Altobelli dice che «l’Economia è sopravvissuta a crisi altrettanto gravi, quella di oggi non è la prima epidemia con la quale la Finanza deve confrontarsi. Ma se vogliamo contenerli è necessario pianificare prima».

Un dato deve essere chiaro: le conseguenze ci saranno. E saranno severe. «La gravità è legata essenzialmente a quanto durerà l’isolamento totale: ci sono molti bar che già nelle prime ore hanno deciso di abbassare la saracinesca nonostante la facoltà di restare aperti ma osservando rigide prescrizioni. La stessa cosa stanno facendo molti ristoranti. Una cosa è restare chiusi una settimana, ben altro è rimanere fermi due settimane, molto più grave è se la quarantena dovesse durare di più».

I danni ci saranno e pure pesantissimi. Occorre allora un piano che consenta, gradualmente, di recuperare i mancati incassi di oggi: «ad esempio, prevedendo, una volta passata la crisi, orari di apertura più lunghi; deroga agli obblighi di riposo settimanale; ferie spostate durante l’anno. Altrimenti i mancati incassi non verranno recuperati». In pratica: dobbiamo partire dal presupposto che ci saranno ora delle perdite ma dobbiamo elaborare da ora un piano per recuperarle. Come si fa quando si pianifica la ripresa dopo un conflitto.

La Borsa

Ci sono però aspetti positivi. Sono quelli messi in evidenza nelle ore scorsa da Banca Popolare del Cassinate, varando il suo piano da cento milioni a sostegno dell’economia. Occorre ripensare l’attuale modello. «Penso che questa crisi ci lascerà più indeboliti all’inizio ma ci renderà più forti. Ci imporrà di fare squadra, fare sistema, collaborare per uscire più in fretta dai problemi. Nel nostro sistema resterà l’abitudine allo Smart Working con cui ora iniziamo a confrontarci: le videocall, il telelavoro, i team collegati a distanza. Soluzioni che fino a ieri erano di nicchia ma che oggi e soprattutto dopo questa crisi saranno modalità nuove per lavorare e per condividere idee, progetti, soluzioni con abbattimento di tempi e di inquinamento».

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