Tanti saluti al Sin Valle del Sacco. L’area presentata tra le più avvelenate d’Italia, nei fatti non esiste più. Rimane solo sulla carta ma nei fatti è finita. Cancellata dai numeri “ufficiali e scientifici” anticipati la settimana scorsa dall’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente dopo avere esaminato a lungo i terreni in base alle sue competenze. Quei dati sono stati al centro – questa mattina – di una conferenza stampa convocata dal presidente di Unindustria Corrado Savoriti. Destinata a cambiare il dibattito pubblico sul territorio.

Parole nette, dati alla mano: il Sin – il Sito di Interesse Nazionale per la bonifica ambientale – è ormai alla stessa stregua di un fantasma burocratico. (Leggi qui: Oltre i numeri annunciati ieri: è tempo di ridefinire il perimetro Sin).

Le parole che pesano

Corrado Savoriti

Davanti ai giornalisti riuniti nella sede di Unindustria. Savoriti ha rimarcato due dei dati emersi la settimana scorsa: per Arpa Lazio Nei terreni esaminati si registra la totale assenza di marker riconducibili ad attività di natura antropica. Tradotto: non c’è inquinamento industriale nei suoli analizzati. I livelli di metalli? Naturali, presenti da sempre. “E se l’inquinamento dei terreni dentro al Sin è identico a quello dei terreni che ne sono all’esterno, va da sé che il Sin nei fatti non esiste più”.

Un colpo di scena. Perché la grande zona industriale della Ciociaria, per anni frenata da vincoli ambientali durissimi e dal marchio infamante di “valle dei veleni”, oggi si prepara ad uscire dalla black list. I dati ARPA parlano chiaro: i terreni dentro il perimetro del Sin sono identici a quelli fuori. I prossimi risultati, attesi dal CNR, riguarderanno le acque. E se anche lì non emergeranno criticità, scatterà la richiesta di ridimensionamento ufficiale del Sin.

Giusto ma sproporzionato

La Valle del Sacco

Peccato che intanto – sottolinea Savoriti – il danno sia stato fatto.” E che danno: centinaia di milioni di euro in investimenti industriali persi, aziende che hanno preferito altri territori, un’immagine compromessa. “Il Sin era comprensibile allora, con i dati di cui si disponeva. Ma col senno di poi è stata una misura giusta ma sproporzionata, che ha affossato la competitività del territorio.”

Secondo il presidente di Unindustria, non c’è mai stata una valle dei veleni. “Bastava un piccolo altolà. Invece è stata scatenata una guerra ambientale totale.” Risultato: declino demografico, fuga dei giovani, calo della competitività. Intanto aree confinanti crescono, attirano investimenti e creano lavoro.

Savoriti ne fa una questione anche culturale. “Va recuperata l’immagine della Ciociaria. Perché difendere la manifattura significa difendere un territorio. L’industria non è il male del mondo, è il cuore del nostro futuro. Serve uno sforzo comune per liberare la narrazione tossica e restituire fiducia agli imprenditori e ai cittadini”.

Tav: Ferentino deve accelerare

(Foto: Vince Paolo Gerace © Imagoeconomica)

E a proposito di futuro, Savoriti rilancia anche sul tema TAV. È da tempo tra i fautori della stazione Tav a Ferentino, e oggi ribadisce: “È urgente e necessaria. Finalmente si muove qualcosa, e apprezzo molto l’iniziativa promossa dalla Cisl Lazio. Ma attenzione: non deve diventare la fermata della periferia di Roma. Deve essere una grande opera di sistema, capace di servire anche Latina, il Molise, l’Abruzzo. Funziona se è funzionale a un’intera area vasta, non solo al capoluogo.”

Il messaggio è chiaro: è tempo di uscire dall’auto-narrazione vittimistica e tornare a pensare in grande. Il Sin era, in parte, un errore necessario. Ma ora che i numeri ufficiali raccontano un’altra verità, serve il coraggio di cambiare rotta.

La Ciociaria ha tutte le carte in regola per farcela, secondo Savoriti. Ma deve liberarsi dal peso delle etichette, dalle paure del passato e dalla sfiducia che per troppo tempo ha bloccato la ripartenza. È il momento, dice, di mettere al centro il lavoro, la logistica, l’impresa. Di guardare avanti, finalmente.

Fatti dopo le parole

Corrado Savoriti

Per Savoriti “questo territorio deve tornare a parlare di fatti concreti e di opere che ci facciano volare alto. Siamo uno dei capoluoghi mondiali dell’Intelligenza Artificiale eppure siamo ancora qui ha parlare del Sin se è inquinato o meno. Occorre un cambio di mentalità, un balzo verso l’alto. Altrimenti resteremo provinciali”.

Vero, come dimostra il fatto che appena si accenna alla possibilità di realizzare una stazione in linea sul tracciato del Treno ad Alta velocità, scatta la guerra tra campanili per farla dieci chilometri più su o più giù. Oppure per aggiungere anche il proprio nom sulla tabella. La stazione a Frosinone o Ferentino? “Ma chiamiamola Stazione dell’Italia centrale e concepiamola davvero per un territorio vastissimo. Non sia un collegamento della Ciociaria verso Roma ma del Sud Lazio, del Molise e dell’Abruzzo verso l’Europa”.

Vista così, davvero si vede un altro orizzonte, più alto e più di sistema. A riportare tutti con i piedi per terra è il collega del Messaggero Pier Federico Pernarella. Con sguardo disincantato annota: “Ma qui non si riesce a fare una rotatoria sulla Monti Lepini: davvero pensate che riusciremo a fare la Tav?”. Benvenuto realismo.

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