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Migliaia di licenziamenti in arrivo: «Settembre è il mese della verità»

12 Giugno 20203 minuti di lettura
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Bianchi

 «Settembre sarà il mese della verità»: una verità che è lo spartiacque tra sopravvivere e fallire. Lungo questo spartiacque saranno moltissime le aziende costrette a chiudere: ne è convinto Fausto Bianchi, chiamato a guidare la sezione Piccola Industria di Unindustria, l’unione degli industriali delle province di Roma, Frosinone, Latina, Viterbo e Rieti. Un incarico arrivato nel bel mezzo della tempesta Covid-19.

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Intervistato da Repubblica, Fausto Bianchi non nasconde le preoccupazioni. Il mondo è cambiato. Dalle basi. Come dimostra anche la sua elezione, avvenuta il 6 maggio «nel corso della prima assemblea interamente digitale della nostra associazione, e naturalmente nel pieno della crisi».

Foto: Imagoeconomica

Quando usciremo da quella crisi? «La risposta non è quando, ma se. Durante il periodo di lockdown circa il 40% delle Piccole e Medie Industrie laziali ha chiuso. Il 68% del totale ha fatto ricorso alla cassa integrazione, il 79% delle aziende oggi dichiara un rallentamento grave della domanda del mercato e oltre il 50% ammette di avere problemi di liquidità».

Uno scenario che genera nuovi rischi, del tutto inattesi. E che ora gli industriali sono chiamati a fronteggiare. Il presidente Fausto Bianchi vede un enorme rischio all’orizzonte: «Un’ondata di licenziamenti non appena il governo abolirà il divieto imposto finora».

Ci sono alcuni settori più esposti al rischio. E sono quelli nei quali il Lazio ha le sue eccellenze. La regione è la seconda in Italia per addetti all’Audiovisivo: cinema, fiction, tv locali, riprese, montaggi, doppiaggi, scenografie… Un mondo sterminato. Che Bianchi ora mette in cima all’elenco dei settori a rischio. «Audiovisivo, intrattenimento e cultura sono e saranno a fatturato zero. E così molti altri comparti industriali che pagano la contrazione delle esportazioni».

La crisi delle imprese è anche una crisi del lavoro. La piccola industria nel Lazio occupa oggi 1,2 milioni di persone, tre volte tanto rispetto ai 420mila dipendenti pubblici. Come è possibile che tra tutti gli interventi previsti nessuno sia utile per le piccole industrie? «La verità è che gli interventi non bastano. Pensiamo ai 10 mila euro di prestito a tasso zero stanziati dalla Regione Lazio. Si tratta di una cifra inadeguata per imprese con 50-100 addetti che arrivano a fatturare anche 50 milioni di euro. La piccola industria ha bisogno di ben altro per sopravvivere».

Lavoratore con mascherina Foto © Can Stock Photo / Corepics

Un giudizio che alcuni ritengono troppo severo. «La realtà ci dice che non lo è. E come la misura regionale, è ugualmente insufficiente il sostegno alla liquidità promesso dal governo attraverso il credito bancario, che però è sottoposto alle misure selettive degli istituti di credito».

La Piccola Industria di Unindustria non si limita a lamentarsi. Ha una serie di richieste per la Regione. «Ad esempio di avviare una trattativa serrata con il ministero delle Finanze e la Cassa Depositi e Prestiti per posticipare di due anni il pagamento degli interessi sul debito sanitario, interessi che vengono coperti in larga parte con l’irap delle imprese».

Per Fausto Bianchi quella che abbiamo di fronte è l’ultima occasione per evitare la catastrofe. C’è poco tempo a disposizione per evitare il collasso. «Temo di si. In questi tre mesi la domanda di beni e servizi è crollata dell’80%. È impossibile tenere in piedi un’impresa con numeri del genere» conclude Bianchi. 

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