di Giancarlo Pizzutelli
Sorprendente. Ed ingiustificata. Non sta in piedi la decisione annunciata nei giorni scorsi dalla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni di estendere le Zone Economiche Speciali ai territori di Marche ed Umbria ma continuando a tenere fuori le province di Frosinone e Latina che hanno parametri economici catastrofici se paragonati a quelli delle due regioni.
La spiegazione tecnica è chiara: le Zes si fanno su base regionale e nel Lazio c’è Roma che da sola ribalta i dati di tutte le altre province; comprese Rieti, Frosinone e Latina che sono Aree di Crisi Complessa.
Ma quali sono i numeri che traggono in inganno? Le cifre che condannano le province del Lazio e spalancano le porte a regioni ben più ricche e solide?
I numeri
Quasi certamente ha tratto in inganno il riferimento al reddito pro capite su base regionale. In effetti, i cittadini del Lazio guadagnano molto più di quelli di Marche ed Umbria. La situazione è questa:
| Regione | Reddito pro capite 2023 in euro |
| Lazio | 39.814 |
| Marche | 31.190 |
| Umbria | 28.796 |
| Abruzzo | 28.611 |
| Molise | 24.969 |
| Campania | 21.719 |

A prima vista, potrebbe sembrare che l’inclusione nelle Zes di Marche ed Umbria e l’esclusione del Lazio sia ragionevolmente giustificata. Va detto però che il dato regionale, in quasi tutti gli ambiti, è troppo aggregato per consentire una adeguata analisi socio economica: cioè tiene conto della situazione di tutti i territori provinciali e non fa distinzione tra Roma che ha ricevuto maxi finanziamenti per il Giubileo e per il Pnrr ed i territori delle altre province che hanno visto nemmeno le briciole.
L’aggregato fornisce un risultato distorto e poco reale. Lo sapevano bene i Legislatori che delimitarono il territorio di intervento della Cassa del Mezzogiorno che non si fecero mai abbagliare da una analisi troppo generalista e aggregata. Infatti andarono avanti per province o, addirittura, per ambiti sub provinciali. Come non ricordare l’inserimento nella geografia CasMez delle regioni meridionali, delle province di Frosinone e Latina oltrechè del Comune di Pomezia (unico della provincia di Roma ad avere tale riconoscimento)? Per non parlare dei comuni dell’ex circondario di Cittaducale in provincia di Rieti. (leggi qui la storia della Cassa per il Mezzogiorno).
La visione

Indubbiamente la classe politica dell’epoca seppe operare un’analisi più disaggregata e puntuale. Tant’è che per molti anni la “Cassa” consentì la riduzione della forbice in termini di reddito tra il Nord ed il Sud dell’Italia. Una forbice che proprio negli Anni 70 del ‘900 (epoca di massima espressione della “Cassa”) ha raggiunto il divario minimo per poi ridilatarsi inesorabilmente negli anni successivi, come riportato nei rigorosissimi Rapporti SVIMEZ, cioè un’analisi annuale che esamina lo stato dell’economia e della società nel Mezzogiorno d’Italia, con un focus su temi come occupazione, demografia, povertà.
Anche al giorno d’oggi un’analisi fatta usando gli stessi criteri usati per definire la geografia della Cassa per il Mezzogiorno si sarebbe rivelata più corretta ed avrebbe consentito di prendere decisioni più appropriate rispetto alla situazione reale dei territori.
Infatti, se passiamo ad una analisi più focalizzata su ambiti territoriali omogenei (province), abbiamo una situazione nettamente diversa, soprattutto per il Lazio, affetta dal gigantismo distorsivo (in termini statistici) di Roma.
Con occhi diversi
Ecco la “classifica” stilata per province e non per regioni (per consentire un rapido confronto sono state selezionate solo le province del Lazio e quelle ad esso più vicine oltre a quelle di Marche e Umbria)
| Provincia | Reddito pro capite 2023 in euro |
| Roma | 45.030 |
| Siena | 34.768 |
| Ancona | 33.254 |
| Pesaro Urbino | 31.856 |
| Macerata | 30.706 |
| Perugia | 29.711 |
| Ascoli Piceno | 29.188 |
| L’Aquila | 29.074 |
| Chieti | 28.603 |
| Grosseto | 28.386 |
| Teramo | 28.220 |
| Fermo | 27.424 |
| Pescara | 27.377 |
| Terni | 26.111 |
| Latina | 25.651 |
| Campobasso | 25.421 |
| Frosinone | 25.167 |
| Rieti | 24.337 |
| Viterbo | 24.313 |
| Isernia | 23.778 |
| Benevento | 19.864 |
| Caserta | 19.786 |

E’ abbastanza evidente come il Lazio Meridionale abbia un reddito pro capite inferiore ai territori del vicino Abruzzo (inserito da tempo nella ZES) e dei neo entrati territori di Umbria e Marche (in questi casi piuttosto nettamente).
Dal punto di vista del bisogno di rilancio, quindi, le province di Frosinone e Latina meritano senz’altro di entrare nella ZES.
Grande e piccolo
Ma c’è un’altra considerazione che rafforza ulteriormente quanto appena detto. Le 2 province sono ben inserite nel Consorzio Industriale del Lazio, il più grande d’Italia. Si pensi che la provincia di Latina ha un totale di aree industriali attrezzate di circa 3.000 ettari e quella di Frosinone addirittura di quasi 5.000. Le aree delle Regioni appena citate sono nettamente inferiori.

L’unica Regione che regge il confronto è la Lombardia, notoriamente la più avanzata regione in questo senso, che può vantare la provincia (divenuta ormai città metropolitana) di Milano che è l’unica a superare di poco i 5.000 ettari. Seconda è la provincia di Bergamo con poco più di 2.700 ettari di aree industriali attrezzate. In pratica se Frosinone e Latina stessero in Lombardia occuperebbero rispettivamente la 2^ e 3^ posizione per estensione delle aree industriali.
La presenza di una tale quantità di aree attrezzate (libere da insediamenti per oltre il 50% della loro superficie) è una motivazione ulteriore per ampliare la ZES comprendendo queste 2 province in modo da intensificare una presenza industriale che ha già le infrastrutture pronte. O, al più, da migliorare ma non certo da realizzare ex novo.
L’agglomerato di Frosinone

Un caso esemplificativo è l’agglomerato industriale di Frosinone che, in circa 9 chilometri lineari e oltre 2.000 ettari di superficie, ha concentrate 2 stazioni ferroviarie “convenzionali” di cui 1 con scalo merci oltre a circa 30 chilometri di strade, quasi 9 chilometri di raccordi ferroviari, 100 chilometri di acquedotti, 50 chilometri di fognature (tutte opere realizzate ad hoc). E se dovesse arrivare la stazione TAV, l’area diventerebbe un unicum nazionale.
Per questo l’inclusione di Frosinone e Latina nella ZES non sarebbe solo giusta: sarebbe strategica. Un provvedimento capace di dare un colpo da Ko alla crisi del Lazio Meridionale, sfruttando infrastrutture già pronte e un potenziale industriale enorme.
Escluderle, alla luce dei numeri e della storia, significa ignorare la geografia reale e le opportunità che questa offre. E in un’epoca in cui si parla tanto di crescita e competitività, è un lusso che il Lazio non può permettersi.








