Il terremoto parte dagli Usa, scuote la Danimarca, minaccia di lasciare macerie in provincia di Frosinone e mettere in discussione un progetto da 2 miliardi e mezzo di euro su Anagni. La multinazionale del farmaco Novo Nordisk taglierà 9mila posti di lavoro in tutto il mondo, oltre l’11% del suo organico. Una decisone improvvisa, radicale: in Ciociaria gli ultimi assunti hanno firmato il contratto appena la settimana scorsa.

La riduzione del personale è pianificata in tutta l’azienda e si prevede che porterà a un risparmio annuo di 8 miliardi di corone (1,07 miliardi di euro) entro la fine del 2026“, ha annunciato il gruppo. Per la terza volta d inizio anno, il Novo Nordik ha rivisto al ribasso le previsioni 2025, con un margine operativo ora compreso tra il 4% e 10% rispetto al 10% e 16% previsti prima.

Cosa sta accadendo

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Subito dopo il Covid, l’industria farmaceutica è tornata a spingere su nuovi fronti terapeutici: Novo Nordisk si è presa la scena globale con i GLP-1: Ozempic (diabete, 2017) e Wegovy (perdita di peso, 2021). Farmaci che hanno rivoluzionato l’approccio a sovrappeso e obesità – un tema che in Italia tocca circa il 46% degli adulti – e che hanno spinto il gruppo danese a scegliere il nostro Paese come polo industriale europeo, investendo 2,5 miliardi di euro ad Anagni nello stabilimento ex Catalent. Un segnale chiaro: sicurezza di forniture e ruolo centrale per l’Italia.

Nelle ultime settimane però la traiettoria si è incrinata. Novo Nordisk ha annunciato un calo delle vendite dell’8% e il taglio delle previsioni annuali, con una reazione di Borsa pesantissima: «un importante profit warning ha eliminato oltre 60 miliardi di euro di valore», ha scritto il Financial Times. È il campanello che fa porsi una domanda inevitabile nel Lazio: quali ricadute concrete può avere questa frenata sul progetto complessivo e su quello di Anagni?

Perché Novo perde terreno (e perché questo conta per Anagni)

Foto: © DepositPhotos.com)

Il primo fattore è la concorrenza. Negli Stati Uniti Eli Lilly ha sorpassato Novo con Mounjaro e Zepbound, ritenuti più efficaci e con profili di tollerabilità migliori. I dati Iqvia parlano chiaro: Mounjaro a oltre 622.000 prescrizioni settimanali, contro 607.000 di Ozempic; Zepbound ha superato Wegovy. Per Emily Field (Barclays) la discesa di Novo «è stata un incidente automobilistico al rallentatore»: il gruppo ha perso terreno a favore di Lilly sia nei prodotti già sul mercato sia nella pipeline. Il risultato in Borsa: Novo -60% in un anno, Lilly -6%.

C’è poi l’aspetto produttivo. La domanda per i GLP-1 è esplosa e Novo non è riuscita a espandere abbastanza in fretta la capacità, generando carenze che hanno spinto pazienti e medici verso le alternative di Lilly. Soprattutto sul mercato americano, dove la norma consente di derogare ai brevetti se un farmaco serve in maniera strategica per la popolazione. Ma una volta stabilizzati su quei trattamenti, tornare indietro è raro, perché nella gestione dell’obesità la continuità è cruciale. Come sintetizza Tim Opler (Stifel): «Lilly ha lavorato a doppia velocità e ha superato Novo».

Infine, il nodo Catalent. Per correre ai ripari, Novo ha annunciato l’acquisizione di tutto il gruppo Catalent nel mondo: il più performante nel confezionamento dei farmaci. Ha deciso di puntare su tre siti strategici di Catalent – Anagni, Bloomington (USA) e Bruxelles – per un’operazione complessiva da 16,5 miliardi di dollari. Mossa pensata per rafforzare la capacità e stabilizzare le forniture. Ma ampliare una struttura come quella che si vuole realizzare ad Anagni e portare un impianto a pieno regime richiede anninell’immediato le difficoltà di approvvigionamento non si sono risolte e la grande scommessa non ha invertito subito la tendenza.

Brevetti, “compounding” e copie low cost: pressione aggiuntiva

Durante le carenze del 2022 la FDA statunitense ha autorizzato le pharmacies di compounding a preparare versioni “copiate” del semaglutide per garantire continuità terapeutica. Da eccezione, si è creato un mercato parallelo: migliaia di pazienti – specie senza copertura assicurativa – hanno trovato in queste copie più accessibili un’alternativa. La stessa FDA ha però avvertito di errori di dosaggio con i prodotti composti.

Foto: John Still via Imagoeconomica

Per Novo l’impatto è doppio: erosione di quote e difesa legale complicata. Nonostante oltre 1.000 diffide e più di 130 cause (secondo Reuters), la distribuzione di versioni alternative non si è fermata, neppure dopo la scadenza fissata dall’FDA a maggio 2024. Il gruppo ha cambiato strategia provando a limitare l’import di ingredienti attivi; intanto in Canada il brevetto di Ozempic scadrà prima del previsto (per mancato pagamento di alcune tasse), con generici sul mercato dal 2026.

Cosa significa tutto questo per Anagni

Dentro questo quadro globale, Anagni resta un tassello chiave della strategia industriale di Novo Nordisk. Il progetto prevede un investimento complessivo di circa 2,3 miliardi di euro tra il 2025 e il 2029, indicato dalle autorità italiane come la maggiore allocazione di capitali esteri del gruppo fuori dalla Danimarca nell’ultimo secolo. Gli obiettivi operativi sono ambiziosiproduzione al via tra 2026 e 2027completamento del polo entro il 2029organico a circa 1.500 addetti con 800 nuove assunzioni. Il sito è considerato infrastruttura strategica per assicurare forniture stabili al mercato europeo e per attrarre competenze in un’area con forte tradizione farmaceutica.

Foto: Alessia Mastropietro © Imagoeconomica

La recente frenata di Novo e il crollo in Borsa accendono però interrogativi operativi per il Lazio: secondo le valutazioni circolate tra gli analisti, un mercato meno favorevole potrebbe tradursi in tempi più lunghi nell’attuazione del piano, rimodulazioni degli impegni di spesa o assunzioni più caute nella fase iniziale. Sono possibilità, non decisioni annunciate.

Dal gruppo arrivano messaggi di continuità: il nuovo CEO Maziar Mike Doustdar ha ricordato che «questo è un mercato con oltre un miliardo di pazienti e un enorme bisogno insoddisfatto». Tradotto su Anagni: la logica industriale di medio-lungo periodo resta intatta (capacità produttiva in Europa, vicinanza ai pazienti, resilienza delle filiere), anche se l’orizzonte di breve richiederà prudenza gestionale.

La posta in gioco locale

Per Anagni e per il Lazio la posta è duplice:

  • Occupazione e competenze: l’arrivo di 800 nuove unità e la crescita a 1.500 addetti rappresentano un salto nel mercato del lavoro locale, con ricadute sulla formazione e sull’ecosistema di fornitura.
  • Affidabilità della supply chain: il sito è pensato per stabilizzare le consegne europee di anti-obesità e antidiabetici. In un contesto di carenti globali e compounding fuori controllo negli USA, avere capacità in Italiaè un vantaggio strategico.
La Catalent di Anagni

Anagni è al centro di una partita globale che intreccia concorrenza, capacità produttiva, diritto dei brevetti e salute pubblica. La frenata di Novo impone realismo sui tempi e sulla rampa di assunzione, ma non cambia la logica di un investimento che mira a radicare in Italia una quota della filiera mondiale dei GLP-1. Per il territorio, la strada maestra è farsi trovare pronto: competenze, formazione, servizi e un contesto amministrativo capace di accompagnareun progetto che – se confermato nei suoi parametri – può ridisegnare il profilo industriale di Anagni da qui al 2029.

La preoccupazione dei sindacati

«Se qualcuno pensava che le politiche Americane fossero lontane dalle nostre vite quotidiane ha pensato male. Questo di Novo Nordisk è il primo grande effetto del protezionismo commerciale che gli Stati Uniti d’America stanno mettendo in atto» hanno detto all’alba di oggi Sandro Chiarlitti, Antonio Parente, Francesco Cribari della segreteria Filctem Cgil.

Sandro Chiarlitti

Il sindacato esprime «estrema preoccupazione». Dopo il comunicato ricevuto alle prime ore del mattino dai lavoratori, Filctem Cgil convocherà con urgenza la società, per capire che cosa sta muovendo queste azione e capire quale impatto avrà lo stabilimento di Anagni.

«È inaccettabile che fino ad ieri la società ha assunto lavoratori e dopo poche ore dichiara di volerle licenziare. Imbarazzante per la società una gestione non conoscendo le regole giuslavoristiche, le relazioni industriali di questo Paese».

Enrico Coppotelli

Rincara la dose Davide Favoriti della Femca Cisl: richiama l’azienda alla responsabilità ed a quanto precedente annunciato ossia chiede di continuare gli investimenti già programmati per Anagni. Preoccupazione viene espressa dal Segretario generale Cisl del Lazio Enrico Coppotelli che ha chiesto un immediato chiarimento sui nuovi progetti Novo Nordisk nel lazio.

Tutto il sindacato convocherà la Novo Nordisk prima in Unindustria e poi sarà necessario presso le Regione Lazio. «Non dimentichiamo – conclude Sandro Chiarlitti che il Governatore Francesco Rocca è stato nominato commissario dal Governo proprio per garantire la velocità degli investimenti».

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