Conosciamo il 2% dei fondali marini. Solo il 2%. Il resto è ancora territorio inesplorato: non nel senso poetico della metafora, ma nel senso tecnico della cartografia. Eppure sotto quei fondali scorrono i cavi che portano l’internet di mezzo mondo, le condutture che trasportano il gas, le infrastrutture che tengono in piedi l’economia digitale globale. E ci sono le terre rare del deep sea mining, le risorse energetiche dell’offshore, i segreti della biodiversità marina che il cambiamento climatico sta mettendo sotto pressione.

È in questo scenario che il 1° Rapporto Nazionale sulla Dimensione Subacquea Italiana arriva come uno strumento che mancava: la prima fotografia organica di un ecosistema produttivo che vale 3,5 miliardi di euro e che in meno di dieci anni è cresciuto del 216%. Presentato al Senato nell’ambito del Blue Forum 2026, il Rapporto è stato realizzato dall’Osservatorio Nazionale sull’Economia del Mare OsserMare di Informare – Azienda Speciale della Camera di Commercio Frosinone-Latina, con il Centro Studi Tagliacarne, il Polo Nazionale della Dimensione Subacquea, Unioncamere e Assonautica.
Lo stesso sistema che otto giorni fa aveva portato al MIMIT il XIV Rapporto sull’Economia del Mare. Questa volta è sceso più in profondità. (Leggi qui: L’Italia del mare vale 224,9 miliardi. E il Lazio Sud è al centro di chi la racconta).
I numeri di un settore che non si vedeva
La difficoltà di questo Rapporto non era trovare i dati: era trovare le imprese. Partendo da una platea di circa 1.700 soggetti potenzialmente riconducibili alla dimensione subacquea (identificati con una ricerca massiva supportata dall’intelligenza artificiale) il lavoro di verifica automatica e manuale ha portato a censire 189 imprese italiane effettivamente operanti nell’Underwater Economy.

Centottantanove imprese che occupano complessivamente 63.458 addetti (lo 0,34% dell’occupazione nazionale) generano 30,5 miliardi di euro di fatturato e producono 7,3 miliardi di euro di valore aggiunto. Il valore dei prodotti e sistemi riconducibili alla dimensione subacquea è quello che racconta meglio la traiettoria: da 1,1 miliardi di dieci anni fa a 3,5 miliardi oggi. Una crescita del 216% che non ha equivalenti in quasi nessun altro comparto industriale italiano.
C’è un altro numero che dice qualcosa sulla qualità di questo sistema: le 189 imprese detengono complessivamente 12.659 brevetti, di cui 2.840 riconducibili alle tecnologie STEP — Deep Tech e Net-Zero Technologies. Lombardia e Lazio concentrano oltre il 91% dell’intero patrimonio brevettuale strategico. E il capitale umano è doppiamente qualificato rispetto alla media manifatturiera: 25.403 laureati, pari al 40% degli addetti totali.
Cosa c’è sotto: i cinque assi

Il Rapporto mappa cinque assi di sviluppo che descrivono la geografia di un’economia invisibile ma strutturalmente rilevante.
Il primo è la difesa e sicurezza: sorveglianza subacquea, dispositivi warfare e contromisure, protezione di cavi e condutture strategiche, mezzi autonomi e semi-autonomi. Non è un settore di nicchia: in un Mediterraneo dove le tensioni geopolitiche si moltiplicano e dove la sabotazione delle infrastrutture sottomarine è diventata uno scenario concreto, la capacità di monitorare e proteggere i fondali è diventata questione di sicurezza nazionale.
Il secondo è l’energia offshore: installazione, monitoraggio e manutenzione di piattaforme oil & gas, impianti eolici offshore. Con la transizione energetica che spinge verso le rinnovabili marine, questo asse è destinato a crescere in modo significativo nei prossimi anni.
Il terzo sono le telecomunicazioni e le infrastrutture critiche: posa, manutenzione e monitoraggio di cavi sottomarini. Come ha ricordato il ministro Adolfo Urso, «sotto il mare scorrono dati, energia e sicurezza». L’Italia, al centro del Mediterraneo, è uno snodo cruciale tra Europa, Africa e Medio Oriente per questi cavi — e questo significa esposizione a rischi ma anche opportunità industriali precise.
La ricerca ed il sottosuolo

Il quarto è la ricerca scientifica e ambientale: oceanografia, monitoraggio climatico, biodiversità marina, mappatura dei fondali. Il 2% conosciuto è il limite da cui si parte; portare quella percentuale verso l’alto richiede tecnologie, imprese, competenze.
Il quinto — il più futuristico ma anche il più vicino alla concretezza industriale di quanto si pensi — è il deep sea mining: estrazione di terre rare e noduli polimetallici dai fondali. In un’epoca in cui la dipendenza dai minerali critici è diventata una questione di sovranità economica, i fondali oceanici rappresentano una riserva strategica che nessun Paese industrializzato può permettersi di ignorare.
L’Italia che arriva prima

Raramente l’Italia si trova in questa posizione. La Legge 26 gennaio 2026, n. 9, ha dotato il Paese di una normativa specifica sulla dimensione subacquea, affiancando quella già esistente sulla dimensione spaziale. Come ha osservato Urso, l’Italia è «tra i primi Paesi dell’Unione Europea a dotarsi di una legge sulla dimensione subacquea». E ha già chiesto che Palermo ospiti l’Osservatorio della Commissione Europea per la sicurezza dei cavi sottomarini nel Mediterraneo.
Non è frequente che l’Italia preceda l’Europa su un tema industriale e strategico. Quando accade, vale la pena di registrarlo con precisione.
Il Senato, i ministri e il peso istituzionale

La presentazione si è aperta con un messaggio del presidente del Senato Ignazio La Russa e si è conclusa con l’intervento del ministro per la Protezione Civile e le Politiche del Mare Nello Musumeci. In mezzo, il ministro Adolfo Urso, il ministro della Difesa Guido Crosetto (con messaggio), l’ammiraglio Fabio Gregori — Sotto Capo di Stato Maggiore della Marina Militare e presidente del Comitato di Direzione Strategica del PNS — la presidente della Fondazione Polo Nazionale della Subacquea Roberta Pinotti e la senatrice Simona Petrucci, che ha promosso l’iniziativa come presidente dell’Intergruppo Parlamentare per l’Economia del Mare.
È un parterre istituzionale che dice qualcosa sulla maturità raggiunta dal tema: non più un convegno specialistico tra addetti ai lavori, ma una sede parlamentare con la presenza di tre ministri. La dimensione subacquea è entrata nell’agenda politica ad alto livello.
Acampora e il parallelo con quattordici anni fa

Giovanni Acampora, presidente di Assonautica Italiana, Si.Camera e della Camera di Commercio Frosinone-Latina, ha scelto di collocare questo Rapporto in una prospettiva storica che vale come chiave di lettura dell’intera operazione: «È esattamente ciò che avvenne quattordici anni fa con il primo Rapporto Nazionale sull’Economia del Mare promosso dal sistema camerale italiano, che ancora oggi è riferimento imprescindibile per istituzioni, associazioni e imprese».
Il parallelo non è retorico: è metodologico. Quattordici anni fa l’Economia del Mare non aveva ancora una misurazione organica riconosciuta; il primo Rapporto ha creato lo strumento con cui l’Italia si è poi dotata di politiche industriali coerenti. Oggi la Dimensione Subacquea si trova nello stesso punto di partenza — con la differenza che il settore è già lì, già fattura 3,5 miliardi, già detiene migliaia di brevetti. Mancava solo la mappa.
Antonello Testa, presidente di Informare e coordinatore di OsserMare, ha detto che «conoscere significa poter pianificare politiche efficaci». Andrea Prete di Unioncamere ha ricordato che si tratta di «un ristretto gruppo di imprese dalle grandissime potenzialità anche in un’ottica di sviluppo di filiera». L’ammiraglio Gregori ha ricordato che «attraverso i fondali passano infrastrutture essenziali per la sicurezza, l’economia e la continuità della vita del Paese».
Cosa viene dopo

Il Rapporto non è un punto di arrivo: è l’inizio di un Osservatorio permanente — il National Underwater Observatory — che nasce dal protocollo sottoscritto nel 2025 tra Unioncamere, Assonautica e il Polo Nazionale della Dimensione Subacquea. L’obiettivo è dotare il Paese di uno strumento stabile di analisi e monitoraggio, capace di seguire l’evoluzione di un settore che si muove velocemente e che spesso si muove sotto la superficie — nel senso letterale dell’espressione.
Il 2% dei fondali conosciuti. Il 216% di crescita in dieci anni. I 12.659 brevetti. Le terre rare sui fondali. I cavi che portano internet. I cavi che portano il gas. La Marina Militare che ogni giorno opera nell’Operazione Fondali Sicuri.
Sono dimensioni diverse della stessa realtà: un’economia che esiste, che cresce, che è strategica — e che fino a ieri non aveva ancora il suo primo Rapporto nazionale. Da oggi ce l’ha.








