Rifiuti, Regione al bivio tra riforma e fallimento

Non c’è solo il termovalorizzatore di Roma, non ci sono solo le discariche pubbliche di Frosinone e Latina da individuare. Prima della conclusione di questa Legislatura la Regione ha il compito di avviare la rivoluzione della raccolta dei rifiuti nei territori del Lazio.

È una riforma che cambia tutto, sottovalutata da molti, passata nel silenzio di troppi. Ridisegna il modello con il quale fino ad oggi sono state gestite le immondizie prodotte dai cittadini in tutti i Comuni. 

Piacere, Egato

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In pratica? Oggi sono proprio i Comuni ad avere un ruolo centrale nella gestione: sono loro ad occuparsi della raccolta. Lo fanno con propri dipendenti oppure con società in house costituite mettendosi insieme; in altri casi assegnano gare d’appalto. Con la riforma queste competenze passano agli Egato: sono delle autorità che governeranno i rifiuti su ogni ambito. Gli ambiti più o meno coincideranno con i confini delle attuali province: potranno esserci leggere differenze per questioni di comodità nei collegamenti.

Una novità introdotta da anni in altre Regioni italiane: in Emilia Romagna, Toscana e Marche sono scaturite molte buone pratiche ambientali; in pratica: servizi più efficaci, snelli, economici, razionali. Il Lazio era in ritardo e per una ragione ben precisa: doveva prima risolvere il problema alla base varando il suo Piano Regionale dei Rifiuti nel quale si stabilisse chi ha la competenza su cosa; nei dieci anni di gestione Zingaretti quel piano ha visto la luce, stabilisce che ogni Provincia deve essere autonoma e quindi avere gli impianti per trattare i rifiuti, riciclarli, trasformarli; dotarsi delle discariche dove interrare ciò che avanza. Il travaso dei rifiuti da una provincia all’altra (come finora aveva fatto Roma) è consentito solo in casi di emergenza. Fin qui il Piano Rifiuti.

Così ora si è potuto compiere il passo successivo che mette il Lazio al pari delle altre Regioni: è stata varata una legge che istituisce le autorità che si occupino della gestione del servizio: quindi raccolta, definizione di tariffe e di quali impianti vadano costruiti e dove.

Il rischio del fallimento

La sede della Regione Lazio

Il Lazio deciso la nascita di 5 Egato: uno della Città Metropolitana di Roma e uno ciascuno per le Province di Frosinone, Latina, Rieti e Viterbo.

Ma adesso si deve passare alla realizzazione concreta: dalla carta intestata della Regione alla strada. Perché l’istituzione degli Egato porta con sé l’individuazione del soggetto gestore unico di tutto il servizio integrato.

Il confine tra realizzazione e fallimento è sottile. Se il presidente facente funzioni Daniele Leodori andrà alle urne senza avere messo a terra le nuove strutture sarà un fallimento. Per la Regione Lazio e per il centrosinistra che l’ha governata. Perché si tratterebbe di una riforma sulla carta: il cambiamento radicale che lascia tutto com’è.

Non è una scelta semplice. Perché a quel ruolo vanno designate figure dotate della necessaria competenza tecnica, esperienza amministrativa, dimestichezza con la politica. Perché devono interfacciarsi con i sindaci, gestendo un servizio primario, nel rigoroso rispetto di norme sulle quali vigila l’Antimafia. Non basta un manager, non è sufficiente un politico: serve un mix.

L’apprensione superata dei sindaci

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Tanto per stare sul concreto: durante la messa a punto del testo si è rischiata la sollevazione dei sindaci. Perché? Gli Egato hanno il compito di organizzare la raccolta per tutto l’ambito. Il che ha messo in apprensione sindaci e lavoratori di quelle realtà dove sono presenti società in house alle quali è stata affidata la raccolta. Ad esempio Roma ha la sua società Ama, Sora con Sora Ambiente, le aree del Cassinate servite da Unione Cinque Città. Ma anche, se non soprattutto, diversi piccoli comuni).

Nel testo definitivo varato poche settimane fa dalla Regione Lazio invece la presenza di società in house dei Comuni è stata resa un’opportunità. Perché oggi sui sindaci grava un peso enorme: sono i loro uffici a doveri occupare della tariffazione, della riscossione presso i cittadini e se qualcuno degli utenti non paga devono ricorrere alle anticipazioni delle banche per sopperire. Con il nuovo testo definitivo, sono tutte incombenze che passano al gestore e sgravano i Comuni. Inoltre le società in house possono avere l‘affidamento diretto degli Egato per continuare, senza dover passare per le gare d’appalto.

Chi avrà il timone di un Egato potrà decidere di affidare il servizio ad una società in house, assorbendo tutti gli attuali addetti. Scongiurando così possibili crisi con conseguenti perdite di posti di lavoro. Il rischio c’è se Egato decidesse di affidare il servizio ad un nuovo soggetto privato: potrebbe farlo, anzi avrebbe l’obbligo di farlo se ricevesse un’offerta da un privato più conveniente del servizio in house.

Il piano di ambito “può prevedere la gestione in forma separata del servizio o di singoli segmenti dello stesso”. In questo modo diventa possibile spezzettare per specifiche aree territoriali dell’Ato. Questo significa non solo che si potrà avere all’interno di un singolo ambito un soggetto gestore per la raccolta e uno per gli impianti ma che ogni singolo segmento (raccolta e impiantistica) potrebbe essere gestito da più operatori.

È il caso che si verificherà per la raccolta nel vasto territorio della Città Metropolitana di Roma che vede territori differenti, difficilmente gestibili unitariamente: il comprensorio di Civitavecchia, quello dei Castelli, quello del litorale.

Nel corso del passaggio

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Come funziona nel frattempo? La legge dispone che “i Comuni continuano a gestire il servizio dei rifiuti urbani fino all’aggiudicazione da parte dell’Egato” ma solo per “gli affidamenti in essere e fino alla loro naturale scadenza“. Cioè i contratti aperti si portano a termine così come sono. E quelli in scadenza e rinnovo. Mentre gli affidamenti disposti dai Comuni dopo l’entrata in vigore della legge? ”Non possono prevedere una data di scadenza successiva a quella dell’1 gennaio 2025“. Significa che dal 2 gennaio 2025 tutto il servizio dovrà essere entrato in funzione e razionalizzato su ogni ambito.

Viene stravolto un principio che fino ad oggi ha consentito il funzionamento di Saf – Società Ambiente Frosinone. È composta dai Comuni della provincia di Frosinone in parti uguali; ognuno vale un voto a prescindere dalla popolazione e dalla quantità di rifiuti prodotta. Non funzionerà così la rappresentatività negli Egato. I Comuni di Roma, Viterbo, Latina, Frosinone e Rieti non potranno avere una rappresentanza superiore al 40%.