Ricerche sottomarine, Diei in prima linea a livello internazionale

Si è concluso il progetto europeo DexROV che ha visto la partecipazione attiva dell'università di cassino e del Lazio Meridionale, con i professori Gianluca Antonelli e Paolo Di Lillo. Sviluppate le operazioni di intervento sottomarino, indispensabili nell’industria petrolifera

L’Università di Cassino e del Lazio Meridionale è in prima linea nel campo della ricerca internazionale. Si è concluso a fine agosto, infatti, il progetto Europeo DexROV (Dexterous ROV: effective dexterous ROV operations in presence of communication latencies) finanziato dall’Unione Europea nell’ambito del programma Horizon 2020.

Obiettivo: sviluppare tecnologie e metodologie efficienti ed economicamente vantaggiose per l’esecuzione di operazioni di intervento in ambito sottomarino. Un settore affascinante, che ha visto in azione l’eccellenza ingegneristica all’interno dell’Unicas.

 

Al progetto ha partecipato il DIEI, dell’Università di Cassino tramite il centro di ricerca interuniversitario sui sistemi integrati per l’ambiente marino (ISME) di cui è parte da oltre un decennio.

Le persone maggiormente coinvolte sono state Paolo Di Lillo, post-doc e, Gianluca Antonelli, docenti che hanno collaborato per ben 3 anni e mezzo insieme alle Università di Genova e Lecce e partners provenienti da Francia, Belgio, Olanda e Germania.

 

Allo stato dell’arte, le operazioni di intervento sottomarino, indispensabili nell’industria petrolifera, richiedono un ROV (Remotely Operated Vehicle) filoguidato, dotato di manipolatore e la presenza, a bordo nave, di una squadra di operatori che si avvicendano al suo telecontrollo.

L’idea alla base di DexROV è quella di incrementare il livello di autonomia del ROV, rendendo possibile un suo controllo supervisionato da un sito remoto collegato via satellite.

In tal modo, è sufficiente un minor numero di personale a bordo, permettendo quindi l’utilizzo di navi più piccole e meno ha comandato un esoscheletro presso un ufficio a Bruxelles ed ha così “addestrato” una parte del codice che ha poi istruito al robot, posto a 30 metri di profondità al largo di Marsiglia, di ruotare una valvola. Intuibile il fascino di un progetto di tali dimensioni che ha coinvolto docenti e ricercatori provenienti da più Paesi. Insieme, per dare un contributo di livello al progresso tecnologico.

 

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