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Pochi bimbi, si vendono meno biscotti: Plasmon finisce sul mercato

21 Febbraio 20253 minuti di lettura
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La cascata rimescola il cioccolato, lo frulla bene, lo rende leggero e spumoso.
Inoltre, nessun’altra fabbrica al mondo mescola il cioccolato con una cascata, cari ragazzi. E su questo non ci piove!
(Willy Wonka, La fabbrica di cioccolato)

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Quando andavo al mare in auto con mio padre, verso la Bufalara a Sabaudia c’era una cosa piacevolissima da “sentire”: il profumo che veniva all’altezza dell’incrocio tra la Pontina e la strada per Borgo Grappa della Plasmon. Era come se si cadesse dentro i biscotti, profumo di dolce, intenso. Ti ubriacavi di bontà, mangiavi odorando, sognavi piaceri del palato con i profumi. Lì ho capito che il mondo profuma di latte e zucchero. Sono figlio della generazione del boom economico, tutto era crescita anche noi e noi crescevamo a suon di biscotti Plasmon.

Il calo delle nascite

I prodotti Plasmon per bambini (Foto: Saverio De Giglio © Imagoeconomica)

Ora la notizia, nube nere sulla fabbrica dei biscotti, la Heinz Italia Spa, vorrebbe vendere lo stabilimento di Borgo Grappa, quello che fa i biscotti Plasmon. C’è un fascicolo che circola negli ambienti finanziari: la multinazionale Kraft Heinz (quotata alla Borsa di New York) avrebbe dato un incarico esplorativo alla banca d’affari Houlihan Lokey per valutare eventuali acquirenti per Plasmon. Ci sarebbero già alcuni interessati. Si parla del colosso alimentare italiano Newlat Food (Centrale del Latte, Polenghi, Torre in Pietra, Guacci, Sansepolcro…) ed il fondo tedesco di private equity Aurelius. 

Lo stabilimento di Latina è uno degli impianti più tecnologicamente avanzati in Europa: qui vengono prodotti i biscotti per bambini e gli omogeneizzati. In una maniera buona, sicura, controllatissima. E allora perché vendere? Non nascono più i bambini. Pertanto, il business è destinato a scendere. E nel mondo della finanza sono i guadagni a decidere tutto. (Leggi qui: Se si festeggia il Made in Italy ma è americano).

Tutti in ansia per il simbolo dell’industria pontina

La linea per la produzione dei biscotti

Quando eravamo piccoli noi, quelli di fine anni ’50 e prima anni ’60 a mancare erano i biscotti ad abbondare erano i bambini. Oggi invece di biscotti ce ne sono, di bimbi molto meno. Se siamo cresciuti bene, se siamo cresciuti sani un poco lo dobbiamo ai biscotti fatti a Latina.

Ci sono 300 operai che lavorano nel sito di Latina che è, con la Centrale nucleare, il simbolo stesso dell’industrializzazione pontina: è la nostra Mirafiori rispetto a Torino, è come il Porto per Genova, come Le Generali per Trieste. C’è il rischio che non sia un cambio di mano, ma l’inizio di una fine, perchè sono finiti i bimbi e le mamme premurose.

Naturalmente ora tutti sorgono a difesa ma resta l’offesa di un mondo di vecchi senza bambini e i biscotti dei bambini non hanno più futuro e quando passi all’incrocio per borgo Grappa dalla Pontina senti profumo di niente, come di vita assente.

Però i biscotti Plasmon restano buonissimi.

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