L’urlo del sindacato: “C’è il nostro lavoro dietro alla rinascita”

Capace di lottare ma soprattutto di proporre. Pronto a dire No ma anche ad offrire tante soluzioni alternative. Benvenuti nel sindacato 4.0: quello del post industrializzazione, delle nuove tecnologie, della lunga traversata nel deserto che il Covid minacciava di generare e che in parte ha lasciato.

La svolta del sindacato è arrivata forte l’altro giorno quando Cgil – Cisl e Uil hanno alzato la voce. Hanno preteso che nessuno invadesse il loro ruolo.

Sindacati in difesa del lavoro

Una delle linee Saxa Gres

Si sono schierati a difesa di un progetto di rinascita per l’area industriale di Anagni che poco alla volta in questi anni ha iniziato a dare i suoi frutti. Perché c’è anche il ruolo ed il lavoro dei sindacati dietro al salvataggio ed alla trasformazione della Marazzi in Saxa Gres, alla riapertura della Siderpali, alla trasformazione di ampie aree della ex Marangoni in polo logistico della In’s, alla trasformazione della ex Videocon nella ‘amazon‘ nazionale della termoidraulica. (Leggi qui I sindacati si schierano con il green e con Saxa).

Con forza e determinazione sono scesi in campo dicendo basta alle “associazioni domestiche che spaventano le aziende con atteggiamenti pretestuosi ed inutili, entrando nel merito di progetti complessi di cui non hanno alcuna conoscenza e competenza per intervenire».

Nel mirino ci sono alcune associazioni che hanno attaccato una parte di quei piani e quegli accordi. «Si mettono continuamente a rischio faticosi e difficilissimi percorsi di riconversioni industriali su cui tutti, sindacati, imprese e istituzioni abbiamo tanto faticato per evitare licenziamenti di massa di cui sempre più si sente parlare».

È per questo che «come Cgil – Cisl – Uil chiediamo responsabilità e correttezza nell’agire, evitando allarmismi, e speculazioni sulla pelle dei lavoratori, per non trovarci di fronte a nuove e più drammatiche crisi industriali».

L’economia circolare

Vista aerea della Siderpali (Foto via AG IchnusaPapers)

Antonella Valeriani è la leader della Femca Cisl e come tale ha condiviso quella presa di posizione.

«Buona parte dei nuovi posti di lavoro nascerà intorno alle Circular Factory. Significa che sulla Terra non ci sono abbastanza risorse per tutti e se vogliamo sopravvivere bisogna smettere di interrare ciò che abbiamo usato. Bisogna riciclarlo trasformandolo in nuova materia prima. Lo abbiamo fatto per anni con la carta, il vetro, gli oli, solo in parte con la plastica. Tra poco lo faremo con tutto ciò che utilizziamo».

L’altro giorno avete rivendicato il vostro ruolo ed il lavoro svolto per la ripartenza del distretto industriale di Anagni.

«Quando ci sono in gioco i posti di lavoro, l’ambiente, la salute e la qualità della vita, non vi devono essere contrapposizioni. Rappresentano un unicum inscindibile e l’interesse di tutti. Ognuno deve svolgere il suo ruolo: noi sindacati abbiamo lavorato a lungo ed ora stiamo vedendo i risultati di una reindustrializzazione che in altre zone della provincia invece non c’è. Ci abbiamo lavorato a lungo, abbiamo studiato a lungo, abbiamo preteso molto in termini di sicurezza e di garanzie: per i lavoratori e per l’ambiente. Non accettiamo che tutto questo venga messo in discussione».

In concreto: alcune associazioni hanno messo in discussione il gres green prodotto da Saxa Gres utilizzando nell’impasto anche ceneri di termovalorizzatore. L’80% della produzione va all’estero dove c’è una maggiore sensibilità verso il riciclo.

«La Saxa Gres nel corso dei molti incontri ci ha ampiamente dimostrato la bontà dell’investimento. Si inserisce nel più ampio disegno di riutilizzo di alcuni materiali che oggi finiscono in gran parte nelle discariche. Quelle stesse ceneri vengono usate da anni per la produzione dei cementi: quei vengono usate per fare il gres. Ci hanno mostrato i risultati di tre anni di studi portati avanti da tre università diverse, una delle quali scelta dal Ministero ed una dalla Regione».

Il nemico sono le ecomafie

Il prefetto Ignazio Portelli ha moltiplicato le interdittive Antimafia (Foto: Stefano Strani)
All’estero prendono i nostri rifiuti perché sono considerati una materia prima. Qui perché c’è diffidenza?

«Perché stiamo cominciando adesso. All’estero la Circular Economy è una realtà da tempo. Va vissuta come una opportunità in un territorio privo di materie prime e con il problema dello smaltimento dei rifiuti».

In Consiglio Comunale il mese scorso è emerso che la paura deriva dagli scempi subiti nel passato ad opera della criminalità. Cosa vi fa credere che siamo in presenza di un investimento serio?

«Pensiamo che la garanzia dei progetti viene dagli investimenti in impianti tecnologicamente avanzati e visionati dagli enti competenti. Chi investe decine di milioni in un progetto così tecnologicamente evoluto, difficilmente viene per inquinare. Il vero nemico non è chi investe ma chi interra in maniera clandestina ed indiscriminata. E qui si vuole fare l’esatto contrario».


La Circular Economy ha industrie di eccellenza sul territorio: ci stiamo specializzando?

«Occorrono competenze enormi e tecnologie moderne. Attendiamo quindi lo sviluppo della vertenza evitando allarmismi e voci incontrollate che potrebbero danneggiare i posti di lavoro del territorio che faticosamente cerchiamo di difendere. La provincia di Frosinone ospita aziende importanti che stanno investendo fortemente, dando sviluppo sostenibile e occupazione».

In questi giorni il Senato ha dato il via alla Fiscalità di Vantaggio anche per il nostro territorio: quanto sarà utile? (Leggi qui Un tesoretto a De Angelis per tentare Stellantis).

«Tanto. Il vero tema secondo noi è fare sistema tra istituzioni imprese e sindacati per attrarre gli investimenti e garantire ai nostri giovani occupazione di qualità . Perché le competenze richieste sono sempre più qualificate, in un ambiente sostenibile e vivibile.
Questi sono i temi per cui quotidianamente ci impegnano
».