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L’ultimo consiglio di Turriziani: pensare e agire come Lazio Meridionale

25 Settembre 20206 minuti di lettura
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Le due istantanee sono state scattate dalla medesima angolazione: l’ultima a quattro anni di distanza dalla prima. Il soggetto è lo stesso: Giovanni Turriziani nel giorno in cui inizia il suo mandato di presidente di Unindustria ed oggi che lo ha concluso. Sono due persone diverse.

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Il presidente non è né ingrassato né dimagrito, i capelli sono ancora lì e non più diradati del lecito. Ma dei sorrisi intrappolati sulla carta Kodak quattro anni fa oggi non c’è più traccia. Nei quattro anni trascorsi al timone provinciale della principale associazione degli industriali del Lazio, Giovanni Turriziani ha dovuto affrontare: la crisi della autorizzazioni ambientali, la fuga degli investitori da un territorio che impiega il doppio del tempo per completare gli iter burcratici. Quisquilie in confronto al collasso dell’Automotive, alla messa in vendita di uno dei principali colossi farmaceutici. E al lockdown imposto dalla pandemia.

Che i tratti si siano irrigiditi è il minimo.

Le grandi sfide di Turriziani

Giovanni Turriziani

Il mondo è cambiato in questi quattro anni. L’economia è cambiata. E con lei anche l’industria. «L’industria – sottolinea Giovanni Turriziani – si è evoluta».

Cosa significa? Che prima le aziende che venivano in provincia di Frosinone portavano lavoro ma anche problemi: inquinamento. Ora non è più così. «Le nuove imprese aperte sul territorio hanno migliorato l’impatto ambientale. Migliorano la vivibilità: non sono più semplici officine ma portano ricerca, innovazione, sviluppo e non solo posti di lavoro».

La mentalità è cambiata. Fino a qualche decennio fa, mai ci si sarebbe aspettati che un presidente degli Industriali potesse dire «Non bisogna mai fare un trade off tra posti di lavoro e tutela ambientale. Sono due temi che possono e devono. Spero che in questi anni di mia presidenza siamo siamo riusciti a portare questo messaggio alle imprese».

Usa il plurale, il presidente uscente. Il Noi al posto dell’Io: è un abito mentale. È una delle eredità più importanti che lascia a Miriam Diurni, il suo successore.

Nel team di Camilli

Giovanni Turriziani

Giovanni Turriziani non va in pensione da Unindustria. Il neo presidente regionale Angelo Camilli lo ha voluto nella sua squadra. Nel team i nomi che vengono da Frosinone sono tanti: anche questo è il risultato del lavoro di squadra. C’è il top manager Gianfranco Battisti di trenitalia, c’è Giulio Natalizia Presidente del Gruppo Giovani Imprenditori, c’è Miriam Diurni neo presidente di Frosinone, c’è Davide Papa presidente di Cassino-Gaeta. Entrano in carica dopo la votazione del 30 settembre. (Leggi qui Battisti, Papa, Turriziani, Diurni, Natalizia: gli uomini di Camilli per Unindustria).

In quel team di presidenza resta  Giovanni Turriziani: Camilli gli ha dato la delega alla Green Economy. Che è molto più di quanto siamo abituati a pensare.

«Green economy è in qualsiasi azienda – spiega Turriziani – non solo quelle che hanno dichiaratamente questa vocazione. Non sono solo quelle che si occupano di rifiuti, economia circolare, ambiente. La Green Economy oggi è un tema trasversale che riguarda una nuova concezione e connotazione. Che possiamo e dobbiamo dare alle nostre industrie».

La mission è inquinare meno, produrre meglio e di più.

Il futuro è circular

La circular factory Grestone a Roccasecca

Giovanni Turriziani seguirà lo sviluppo di uno dei settori che crescerà di più nei prossimi anni: la Circular Economy. «Trattare le materie di scarto e farle diventare nuove materie prime è il modo che abbiamo per proteggere la terra ed il nostro ambiente: non ne abbiamo un’altra da lasciare ai nostri figli. Non possiamo fare in modo che la Terra che gli daremo sia ridotta ad un immondezzaio».

«Economia circolare vuole dire evitare che si trattino i rifiuti in maniera indiscriminata e sconclusionata. Ssaremo all’avanguardia tecnologica, le aziende che nel Lazio si occuperanno di questo settore dovranno usare le migliori tecnologie mondiali. Questo è sviluppo».

Turriziani di lotta e di governo

Giovanni Turriziani con Anselmo Briganti © Rosario Russo

Intanto le cose stanno cambiando «anche grazie al nostro lavoro di Unindustria». Stanno cambiando i regolamenti, non c’è più la nebulosa totale di 4 anni fa in materia ambientale.

«All’epoca nessuno sapeva cosa fare e come farlo. Ora nel Decreto Semplificazione c’è qualcosa che accorcia i tempi di risposta. Ora le imprese sanno cosa fare e questo è stato il nostro grande successo. Grazie a queste ritrovate certezze le aziende potranno tornare ad investire in maniera veloce sul nostro territorio».

Giovanni Turriziani aveva alzato la voce su questo tema nei mesi scorsi. Aveva firmato una lettera senza esitare un secondo a sedersi al fianco dei sindacati e sottoscrivere quel documento insieme a loro. Perché industrie e lavoratori sono sulla stessa barca: se si impiega troppo tempo per avere le autorizzazioni, si avvantaggiano i concorrenti. (Leggi qui Industriali e sindacati insieme: “Si rischia una nuova Ilva”).

Il Decreto ha portato le prime risposte sollecitate da Frosinone. Ma anche sulla semplificazione amministrativa delle autorizzazioni. «Il solco è appena tracciato, bisogna andare in questa direzione. Si deve salire dal punto di vista amministrativo e far confluire ad un unico ente le pratiche ambientali più complesse. Non possiamo vivere i continui palleggi o rimescolamenti di autorità e poteri.

Se dipendesse da Giovanni Turriziani «L’ente deputato al rilascio dovrebbe essere la Regione».

L’unione dei Comuni

Giovanni Turriziani

Con coraggio infinito, Giovanni Turriziani ha osato proporre durante il suo mandato uno studio per la creazione di un grande capoluogo da 100mila abitanti. In un territorio dove il campanile ed il santo patrono valgono più di tutto.

Come era prevedibile se n’è fatto nulla. Nessun rammarico. «Resta una grande opportunità. Tornerà utile nel momento in cui qualcun altro lo vorrà riprendere. Noi siamo usciti dal nostro confine confindustriale e ci siamo mostrati propositori di un cambiamento. In futuro, chi vorrà potrà ripartire da quello studio. In Europa tanti piccoli comuni lo stanno già facendo»

Ma non è l’unico cambiamento proposto da Turriziani. Chiede di inziaire a pensare il sistema industriale di Frosinone non più come un sistema isolato ma un tutt’uno con quello di Latina: «Quello che abbiamo, il sistema di Frosinone non deve essere più fine a se stesso. Ma concepito insieme a Latina e rappresentare il Lazio Meridionale: solo così potremo superare le sfide dei prossimi anni».

E’ l’ultimo consiglio di Giovanni Turriziani da presidente di Unindutria Frosinone

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