L’industria che nessuno vede e che ci sfama ogni giorno

I numeri parlano chiaro: 500 aziende Alimentari, circa 200 aziende Agricole, molte impegnate in produzioni di eccellenza con marchi di Origine Protetta o provenienza Geografica Tipica. Benvenuti nel fronte di quelli che nessuno vede ma ci danno da mangiare ogni giorno. Nel vero senso del termine. Perché il settore delle Produzioni Alimentari in provincia di Frosinone è ancora esteso, nulla di paragonabile a ciò che rappresentava prima che l’industria Metalmeccanica negli anni Settanta sconvolgesse la geografia economica ciociara. Ma ancora oggi un settore chiave. Che sta combattendo contro il caro energia (come tutti) e contro i cambiamento climatici (come pochi).

Quelli che ci danno da mangiare

Foto NTrief / Pixabay

I numeri sono aggiornati. Vengono dal Congresso provinciale di categoria tenuto a fine ottobre ’21 dalla Cisl. La capitale della Ciociaria agricola è Amaseno: valle ricca di acque e dalla terra fertilissima, capace di sviluppare come pochi altri in Italia il settore Bufalino; per gli esperti è da lì che arriva il miglior latte di bufala italiano. Gran parte delle aziende Alimentari della provincia di Frosinone sono piccole e medie imprese, alcune anche a conduzione familiare.

Il numero degli occupati nel settore è molto vario, per via della stagionalità. Nel comparto Agricolo vengono impiegati con un contratto a tempo indeterminato circa 320 persone, contro circa 1810 persone con un contratto a tempo determinato. Nell’Industria alimentare sono più o meno 3000 persone.  

Piegati dal clima

È un settore profondamente diverso da quello del passato. Anche recente. Lo ha piegato e sagomato la crisi climatica, in corso ormai da anni; poi la crisi finanziaria iniziata nel 2008; a tutto si è sovrapposta la crisi sanitaria.

Luigi Polletta

Non ha dubbi Luigino Polletta, Segretario Cisl della Federazione Agricola Alimentare Ambientale Industriale Italiana della provincia di Frosinone. «La pandemia ha messo a dura prova tutto il sistema industriale alimentare della nostra Provincia. Sono stati eseguiti tutti i protocolli Covid-19, costituiti i comitati di sicurezza e formazione del personale. Non non ci possiamo fermare: se ci fermiamo noi, non si mangia».

Il Covid non ha fermato il comparto industriale alimentare, né in Italia né in provincia di Frosinone. «Le aziende di produzione, trasformazione e commercializzazione alimentare non si sono mai fermate. – conferma Luigino PollettaL’anno 2021 è stato sicuramente un anno speciale per il comparto agricolo. Secondo i dati Movimprese delle Camere di Commercio del Lazio, nella provincia di Frosinone sono state 7 le imprese chiuse a fronte di 5 nuove aperture. Un saldo che autorizza a guardare in maniera positiva il futuro».

I fronte sui quali combattere sono tre. Il primo è quello di un clima che cambia anche in Ciociaria: l’acqua è poca, il tempo si è tropicalizzato e quando piove cade tutta insieme allagando e distruggendo, il sole è più caldo, la terra è più arida. L’altro fronte è quello della pandemia: i protocolli sanitari sono rigidi e severissimi; ha cambiato in modo radicale la filiera «molte aziende agricole hanno promosso nel territorio la consegna a domicilio dei loro prodotti». Il terzo è la costante lotta contro chi realizza prodotti di bassa qualità e cerca di spacciarli come eccellenze del territorio, abusando dei marchi.

La crisi energetica

Foto Sergio Oliverio © Imagoeconomica

La speculazione che a livello internazionale sta facendo lievitare i costi del gas sta determinando conseguenze anche sul settore Alimentare. I macchinari per realizzare il pane, la pasta, le mozzarelle e tutto il resto on camminano a carbone: hanno bisogno di elettricità. Il suo costo è aumentato di 5 volte in un anno.

«La crisi delle materie prime – evidenzia Luigino Pollettae l’aumento dell’energia stanno avendo ripercussioni dirette sul settore Alimentare ed Agricolo della Provincia. Le Aziende, soprattutto piccole e medie, non sono più in grado di reggere gli aumenti. Sono costrette a trasferire quegli aumenti ‘a valle’ cioè sui prezzi che pagano i consumatori. Altre invece, stanno ricorrendo a degli accordi interni e alla cassa integrazione. Proprio nei giorni scorsi è pervenuta nei nostri uffici la prima richiesta di cassa integrazione del 2022».

Tutto questo clima sta provocando anche il blocco degli investimenti.

Un buon sorso d’acqua

Il sindaco Baccarini firma l’iter di privatizzazione

L’investimento più importante che riguarderà il settore durante il 2022 è quello per la privatizzazione della gestione di Acqua e Terme di Fiuggi. (Leggi qui Un clic ed Acqua & Terme di Fiuggi vola sul mercato). Nei giorni scorsi il Comune ha pubblicato il bando per l’affidamento della gestione degli asset dell’imbottigliamento e degli stabilimenti termali. 

«Un avvenimento che era già in programma da tempo. – sottolinea il Segretario della Federazione Agricola Alimentare Ambientale Industriale Italiana della provincia di Frosinone – L’arrivo del bando è un traguardo. Apre nuove prospettive e spalanca la porta ad importanti investimenti, capaci di innescare un percorso virtuoso in tutto il settore. All’interno di questa realtà è presente lo stabilimento dell’imbottigliamento dell’acqua. È doveroso sottolineare il lavoro del sindaco di Fiuggi con tutta l’Amministrazione, la dirigenza aziendale, la RSU Fai Cisl Mauro Giorgio, tutto il Direttivo Sindacale Aziendale ed i lavoratori. Si sta portando sul mercato un’Azienda risanata dai debiti ed appetibile a tutti i Gruppi Industriali».

Il piano sviluppato dal Comune prevede che gli investimenti siano capaci di coinvolgere tutti i settori economici della città: l’alberghiero, il congressuale, il turismo di qualità, il turismo del benessere. «Da parte mia – dice Luigino Pollettac’è molta fiducia visto l’ottimo lavoro svolto in questi anni. Sicuramente saremo vigili affinché la priorità venga data all’occupazione».

Il futuro viene dal freddo

Il settore del Freddo si prepara a vivere un a nuova stagione. Gli olandesi di New Cold hanno rilevato il Gruppo Pacaro e svilupperanno un progetto a Ferentino per la creazione di uno dei poli logistici automatizzati più importanti d’Italia. Non a caso nascono accanto a Froneri, altra eccellenza nazionale del settore.
La produzione Froneri

«Froneri è un pezzo della storia dell’Alimentare sul nostro territorio. Nasce dall’esperienza di Motta e dalla fusione fatta nel 2016 tra R&R e Nestlé. Nello stabilimento di Ferentino lavorano oltre 100 persone tutto l’anno e oltre 250 nella stagione in cui c’è maggiore produzione. Vengono prodotti marchi per eccellenza come la Coppa del Nonno, il Maxibon, tutta l’Antica Gelateria del Corso e da qualche anno anche le private label (marchi privati) per la grande distribuzione».

«Purtroppo l’anno 2020 ha messo a dura prova anche questo settore. Molti sono stati i bar che hanno abbassato la serranda o che hanno preferito non riempire il frigorifero della propria attività. A tutto questo va aggiunto il collasso del Turismo con una stagione balneare che non è mai partita. Solamente il formato multipack, quello che viene venduto nei supermercati, ha segnato margini positivi, ma non ha potuto colmare le lacune dell’intero settore».

«Oggi però siamo di fronte ad una nuova sfida, l’aumento del costo delle materie prime e sicuramente non dovranno essere i consumatori a pagarne il prezzo».

«L’Azienda è in continuo sviluppo e ne sono la dimostrazione tutti gli investimenti fatti fino ad oggi. Tutte le linee produttive sono state ottimizzate, incrementate e nuovi prodotti sono stati lanciati nel mercato. E’ una società attenta soprattutto verso i consumatori con controlli sistematici per garantire la salute e la qualità dei propri prodotti. È frutto di una dirigenza Aziendale vigile sotto ogni aspetto e che agisce senza perdere tempo».

«Se ad oggi lo stabilimento di Ferentino è ancora produttivo è anche merito della RSU Fai Cisl, di tutto il Direttivo Sindacale Aziendale e di tutti i lavoratori che nella vecchia gestione Aziendale hanno saputo prendere decisioni importanti. Hanno rinunciato ad un pezzo del proprio salario per salvare il proprio posto di lavoro».

L’arrivo di New Cold con il polo logistico del freddo più grande del Centro e del Sud Italia?

Lo riteniamo una linfa importante per l’occupazione e lo sviluppo della Provincia di Frosinone. Attendiamo di vedere all’opera la nuova realtà.

Bio e il futuro

Nell’Agricoltura c’è il boom del bio, le aziende swlla provincia di Frosinone sono in grado di dare molto.
(Foto: Jonathan Petersson)

«L’Italia è il primo Paese europeo per numero di aziende agricole impegnate nel biologico ed è il riferimento per l’agricoltura d’alta qualità per il futuro. Questo perché sicuramente metodi di produzione meno impattanti su ambiente e territorio, in anni in cui l’inquinamento sta creando seri problemi, può dare una svolta sia sul territorio che ai consumatori. Molte delle aziende che operano in provincia di Frosinone rispettano i parametri della filiera Bio. Le loro produzioni, oltre a dare alimenti sani e gustosi, contribuiscono alla salvaguardia del nostro territorio e delle biodiversità».

Ci sono margini di crescita?

«In questo periodo così particolare noi abbiamo un compito fondamentale, riuscire a fermare questo nemico invisibile, il Covid-19. Bisogna continuare con le vaccinazioni per salvare vite e l’economia mondiale. Creare una vera riforma per le pensioni, per gli aiuti alle Aziende, per incentivare le nuove assunzioni».

«Poi dobbiamo sfruttare fino in fondo il Pnrr: è un’opportunità unica per uscire dalla crisi, modernizzare le nostre infrastrutture e compiere la tanto dibattuta transizione ecologica.
Nel Piano ci sono 5,27 miliardi destinati all’agricoltura sostenibile e all’economia circolare. Poi ci sono altri 15,06 miliardi per la tutela del territorio e della risorsa idrica. Cifre sostanziose che preannunciano investimenti molto importanti anche nei settori di nostra competenza».

«Occorre sviluppare relazioni con le nostre controparti a livello provinciale per ricercare nuove forme di partecipazione, di contrattazione e di bilateralità territoriale, nonché di welfare sociale e di consumo. Il settore Agroalimentare della Provincia di Frosinone può farcela perché possiede margini di crescita esponenziali, sia a livello ambientale e sia a livello logistico».