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Lazio, l’acqua come destino: la sfida delle aree umide diventa strategia politica

14 Febbraio 20264 minuti di lettura
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Una geografia che è già politica

Ci sono numeri che sembrano soltanto statistiche e invece raccontano un’identità. Nel Lazio insistono 110 aree naturali protette: tre Parchi, due Aree Marine Protette, quattro Riserve Naturali Statali, sedici Parchi Regionali, trentuno Riserve Regionali e cinquantaquattro Monumenti Naturali. Non è un catalogo da convegno. È una geografia politica.

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Perché oggi, nel Lazio, parlare di aree umide e di gestione idraulica non significa soltanto evocare paesaggi. Significa misurarsi con una questione strategica: come governare un territorio fragile in un’epoca di estremi climatici.

I fenicotteri nella riserva di Diaccia

È in questo quadro che va letta la scelta – annunciata durante l’iniziativa nazionale di ANBI Toscana alla Riserva della Diaccia Botrona, nel Grossetano – di candidare il Lazio ad ospitare nel 2027 la Giornata Mondiale delle Aree Umide. A ufficializzarla è stato il direttore di Anbi Lazio, Andrea Renna, intervenuto al posto della presidente Sonia Ricci, insieme ai colleghi di Veneto ed Emilia-Romagna.

Ma la notizia non è soltanto organizzativa. È politica, nel senso più ampio e meno ideologico del termine. La candidatura non nasce per riempire un calendario ma per affermare un ruolo. La crisi climatica rende strutturale l’instabilità idrica e allora la gestione delle aree umide diventa una cartina di tornasole della capacità di governo.

Macchiagrande, laboratorio di equilibrio

Renna ha ricordato le esperienze maturate dai Consorzi di Bonifica nel Lazio e, in chiusura, ha annunciato che sarà l’Oasi di Macchiagrande, a Fregene, ad ospitare l’evento nazionale del 2027. Una scelta tutt’altro che casuale. Macchiagrande è una delle Riserve Naturali Statali del Litorale Romano. È un territorio in parte al di sotto del livello del mare, dove la convivenza tra specie protette e manutenzione idraulica non è un esercizio teorico, ma una pratica quotidiana.

Niccolò Sacchetti

Qui il Consorzio di Bonifica del Litorale Nord, presieduto da Niccolò Sacchetti, collabora con il WWF per garantire un equilibrio delicatissimo: tutela ambientale e gestione della risorsa irrigua in un contesto che alterna siccità sempre più frequenti a precipitazioni improvvise e abbondanti. È la fotografia plastica della sfida contemporanea: non basta proteggere, bisogna gestire.

Dietro la candidatura c’è un lavoro di tessitura istituzionale che merita attenzione. Renna ha spiegato di aver chiesto all’assessore regionale Giancarlo Righini la disponibilità della Regione Lazio a sostenere la candidatura, ottenendo “prontamente disponibilità, entusiasmo e consenso”, poi condivisi dal presidente di Anbi Nazionale Francesco Vincenzi e dal direttore Massimo Gargano. Anche il WWF, attraverso Andrea Rinelli, ha dato il proprio via libera.

Non è un dettaglio. In un Paese dove la governance dell’acqua è spesso frammentata, questa convergenza indica un tentativo di superare antiche contrapposizioni.

Dalla vetrina al posizionamento strategico

L’assessore Giancarlo Righini ed il direttore Aurelio Tagliaboschi

L’assessore Giancarlo Righini, nel suo commento, ha parlato di “sinergia, concertazione e attenzione” per recuperare il riequilibrio delle dinamiche idriche compromesse. È un lessico tecnico, ma la sostanza è politica. Il Lazio, negli ultimi anni, ha sperimentato sia la crisi della siccità sia eventi meteorologici intensi che mettono sotto stress sistemi di bonifica e infrastrutture idrauliche. Le aree umide, spesso percepite come spazi marginali, diventano invece infrastrutture ecologiche strategiche.

L’iniziativa toscana – con la presenza del ministro Gilberto Pichetto Frattin, dell’onorevole Francesco Battistoni, del presidente regionale Eugenio Giani, dell’assessore Leonardo Marras, delle organizzazioni agricole, della Lipu e del mondo universitario – ha dimostrato che il tema non è più confinato agli addetti ai lavori. È diventato materia di governo.

Non vetrina ma posizionamento

Andrea Renna, Niccolò Sacchetti e Massimo Gargano

Il Lazio, proponendosi per il 2027, non cerca soltanto una vetrina. Cerca un posizionamento. Vuole presentarsi come laboratorio di gestione integrata tra tutela ambientale e sicurezza idraulica. In altre parole: come territorio che ha compreso che l’acqua non è un’emergenza stagionale, ma una variabile strutturale.

E qui si coglie il punto decisivo. Le aree umide non sono semplicemente ecosistemi da celebrare una volta l’anno. Sono luoghi in cui si decide la qualità della vita di intere comunità. Se il 2027 porterà davvero nel Lazio la Giornata Mondiale delle Aree Umide, non sarà un successo protocollare. Sarà il segno che la regione ha scelto di raccontarsi attraverso la propria vulnerabilità trasformata in competenza. E che la politica, almeno in questo caso, ha capito che governare l’acqua significa governare il futuro.

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