La rabbia degli industriali: «Manca una visione, il cambiamento non si sente»

Lo strappo si consuma alla fine. Nell’Auditorium della tecnica a Roma gli industriali hanno atteso fino alla fine il ministro Matteo Salvini. Ma il vice premier non si presenta. Non si fa vedere. I rapporti sono tesi. Nel Lazio con Unindustria tanto quanto su scala nazionale con Confindustria.

I messaggi degli Industriali

Gli industriali oggi hanno ribadito la loro posizione. Si schierano con l’Europa, lanciano al Governo la sfida: riuscire a spendere almeno 20 miliardi dei 130 che sono fermi nelle pieghe del bilancio. Chiedono soprattutto una visione, forte e capace di far percepire il vento del cambiamento. Magari che passi attraverso una revisione del Codice degli Appalti ed uno snellimento della burocrazia.

L’assemblea di Unindustria lancia messaggi chiari. Al Governatore Nicola Zingaretti ed alla sindaca Virginia Raggi. Ma anche al premier Luigi Conte ed ai due vice Luigi Di Maio e Matteo Salvini.

Il ministro dell’Interno era atteso. Ma non è venuto. È stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Chiudendo l’assemblea di Unindustria, il presidente Filippo Tortoriello risale brevemente sul palco per commentarne l’assenza del vicepremier. «Sembra che esprimere posizioni sia un elemento di negatività». E aggiunge«Sono profondamente dispiaciuto. Questo era un momento per confrontarsi. Era doveroso».

Gli industriali con l’Europa

Le critiche sono mancate, nel corso dell’intervento fatto

«Abbiamo bisogno di più Europa e non di meno Europa». Il presidente di Unindustria Filippo Tortoriello lo mette subito in chiaro durante il discorso di apertura dell’assemblea generale  tenuta a Roma nell’Auditorium della Tecnica..

Il vento che soffia sul Paese è quello dell’anti Europeismo. L’unico ad avere detto parole in favore della Ue finora è stato Nicola Zingaretti durante Piazza Grande la manifestazione di domenica scorsa. Ma anche lui ne ha chiesto un rinnovamento.

Gli industriali sono dello stesso parere. «È necessario che tutti coloro che vogliono difendere la causa europeista costruiscano un programma di riforme serio dell’Unione, sempre più percepita purtroppo come burocratica e sorda verso le difficoltà dei Paesi membri» ha sostenuto il presidente Filippo Tortoriello.

A cosa serve l’Europa, perché è fondamentale, in che modo è l’argine sul quale difendere i posti di lavoro in Europa, il presidente Tortoriello lo spiega con chiarezza. «Solo un’Europa coesa può garantire ai singoli Stati membri di mantenere ruolo e influenza negli affari internazionali di fronte a colossi come Stati Uniti, Cina e Russia, che già si fronteggiano».

Ci sono 130 miliardi da spendere

Il presidente degli industriali del Lazio sposta l’obiettivo da Bruxelles a Palazzo Chigi. Ricorda al Governo che ci sono 130 miliardi di euro già disponibili nelle pieghe dei bilanci dello Stato.

«Noi chiediamo al Governo di dare un colpo di reni su questi investimenti dormienti: il prossimo anno spendiamo almeno 20 miliardi, si trasformeranno in lavoro, reddito, benessere e crescita certa».

Unindustria non chiede un nuovo piano. Non sollecita altri progetti. L’associazione dice che le sta bene ciò che già è pianificato. C’è bisogno solo di «un programma di spesa e di realizzazione con un commissario straordinario per ogni opera già prevista e finanziata, dotato di poteri adeguati per intervenire nelle more della riforma del Nuovo Codice degli Appalti. Stavolta un commissario per la costruzione».

Virginia, batti un colpo

Arriva il turno anche per Roma Capitale. Gli industriali non giudicano in modo positivo ciò che sta avvenendo. Al punto che Filippo Tortoriello nel suo intervento dice: «Un credito di fiducia elettorale importante non può essere impegnato solo in operazioni di piccolo cabotaggio amministrativo. Quel vento che doveva cambiare Roma non si percepisce».

Unindustria è sempre stata attenta a non varcare il confine: a tenere separati la politica dall’industria. Ma ora il tempo dell’attesa è finito. La bocciatura di Unindustria verso l’amministrazione grillina di Roma è garbata ma ferma. «Abbiamo riconosciuto alla Sindaca la difficoltà della situazione in cui iniziava il suo mandato. Ci siamo imposti un esercizio di riflessione molto paziente. Quest’attesa sembra essere vana e lo status quo ci preoccupa».

Cosa contestano gli industriali. Non puntano il dito contro i singoli atti amministrativi. Non protestano per la mancata soluzione a problemi antichi come i rifiuti, la pulizia delle strade, la puntualità dei trasporti. «Ci preoccupa non aver ancora ascoltato un’idea chiara su come Roma dovrebbe diventare nei prossimi 20 o 30 anni. Manca la visione».

Manca una visione

È proprio la mancanza di una visione, di una strategia, di un disegno a medio e lungo termine a preoccupare il mondo dell’impresa.

«Non possiamo parlare seriamente di economia circolare e di materiali post-consumo se la nostra è l’unica Capitale europea insieme ad Atene a non smaltire i suoi rifiuti autonomamente».

Nei mesi scorsi Francesco Borgomeo aveva chiesto a Virginia Raggi di indicargli una piazza di periferia e che lui, con i sampietrini realizzati con l’economia circolare, con il riciclo dei materiali, gliel’avrebbe trasformata in un salotto. Nessuna risposta.

Tortoriello cita anche la ex Ideal Standard di Roccasecca quale modello di rilancio industriale e circular economy. Viene lanciato un video sull’industria del Lazio, dove si vede un bimbo che ha un sacchetto di immondizia in una mano e un sampietrino nell’altra, realizzato negli impianti della futura SaxaGrestone. Il bambino dice ”Voglio un mondo in cui questo diventa quest’altro, senza inquinare l’ambiente”.

Ha aggiunto Tortoriello che «A Copenaghen, una delle città più attente all’ambiente e alla qualità della vita, hanno realizzato il termovalorizzatore più efficiente del mondo in una collina artificiale attrezzata con piste da sci, campi di calcio, ristoranti e pareti da arrampicata».

A Roma la parola termovalorizzatore non può essere nemmeno pronunciata.

Nicola toglie il camice, bene

Arriva il turno della Regione Lazio. Filippo Tortoriello parte dai conti della Sanità nel Lazio. Finalmente gli sono stati messi le briglie: avevano un’entità di 10 miliardi di euro e galoppavano senza controllo. Ora c’è un piano di rientro che sta funzionando, al punto che il commissariamento della sanità nel Lazio è alla fine.

Per il presidente di Unindustria «È un’ottima notizia la fine del commissariamento della Sanità regionale nel 2019. Ci auguriamo che l’uscita dal piano di rientro possa garantire maggiori possibilità all’imprenditoria privata, in un clima di sana concorrenza con il pubblico».

La notizia piace agli industriali soprattutto per un altro motivo. È che oggi pagano un’addizionale in più proprio per contribuire a risanare i conti della Sanità laziale.

L’uscita dal Commissariamento potrebbe significare per loro «il superamento dell’addizionale Irap che costa alle nostre imprese 350 milioni di euro: tutte risorse che potrebbero essere investite per la crescita».

Che tradotto significa: caro presidente Nicola Zingaretti, se togli l’addizionale quei soldi li investiamo, non ce li mettiamo in tasca.

Un Hub per essere protagonisti

Filippo Tortoriello ha sottolineato che la Regione Lazio «si è dimostrata sempre attenta a tutte le misure positive, per le imprese e per la crescita sul territorio».

A proposito di crescita ha evidenziato che gli industriali del lazio si sono impegnati per riuscire ad avere un ruolo tra i protagonisti del Piano governativo Impresa 4.0. Per questo è stato creato il Digital Innovation Hub regionale, costituito dalle Associazioni di categoria e partecipato già da diverse aziende grandi, medie e piccole. Una struttura aperta a tutti gli attori del territorio interessati ai processi di digitalizzazione e a disposizione delle Istituzioni che vogliono puntare sullo sviluppo 4.0.

«Auspichiamo che la Regione Lazio utilizzi l’Hub come uno degli strumenti operativi per le politiche di trasformazione digitale delle imprese del Lazio. La ricetta per noi e’ chiara: Innovazione, Ricerca ed Impresa in una solida triangolazione per rispondere alle esigenze pressanti di riposizionamento strategico dei nostri settori produttivi».

La burocrazia che ci uccide

C’è anche un protagonista negativo. È la burocrazia. Non si riesce ad estirparla. Per realizzare un’opera pubblica in Italia sono necessari quasi 16 anni. Piu’ della metà si perde nell’inerzia burocratica fra una fase e l’altra.

«La variabile tempo colpisce le imprese e condiziona l’efficienza del sistema-Italia da Nord a Sud, da Genova a Santa Maria di Leuca. È necessaria una effettiva semplificazione delle procedure degli affidamenti e di una risolutiva revisione laica del Nuovo Codice degli Appalti» ha esortato Filippo Tortoriello.

Il presidente ha chiesto di tornare a realizzare opere pubbliche, cominciando da quelle ritenute prioritarie. Ha ricordato che «sono in gran parte già finanziate, come ben evidenziato dal Servizio Studi della Camera dei Deputati».

Il grande Forum 2019

A questo punto Filippo Tortoriello annuncia che non ci sarà l’assemblea di Unindustria nel 2019. L’associazione promuoverà l’organizzazione a Roma di un grande Forum internazionale sullo sviluppo delle aree urbane.

«L’obiettivo è portare in città eccellenze mondiali sui temi inclusi nella cornice di Roma Futura 2030-2050. Roma si candiderà a diventare un centro di pensiero strategico a livello internazionale su tutti i temi che impattano sullo sviluppo delle grandi città, cominciando dal riprogettare se stessa».

Quando Unindustria lanciò la sua idea su un grande forum nel quale riprogettare Roma, l’annuncio venne accolto con freddezza. Quasi con sospetto. Come se fosse un modo per sopperire all’incapacità della politica.

Filippo Tortoriello mette le cose in chiaro. «Alla politica noi non abbiamo mai chiesto di essere al nostro servizio. Ma non accettiamo che alcune Istituzioni, per un senso di diffuso sospetto, possano essere “contro” chi crea e difende lavoro e benessere. Le nostre richieste sono sempre nell’interesse dell’intera collettivita’: chi pensa il contrario semplicemente non ci conosce. Chiediamo di essere ascoltati senza pregiudizi».

Dare autonomia ai Municipi

Ma qual è la visione che gli industriali hanno di Roma? Una Roma policentrica, nella quale gli attuali 15 Municipi diverrebbero comuni autonomi al pari degli altri 120 comuni della città metropolitana.

«Nella visione ottimale dovrebbero a loro volta aggregarsi in 11 unioni di comuni cui affidare la gestione congiunta dei servizi. Un processo al quale a Frosinone si sta già lavorando».

Il riferimento è allo studio che il vice presidente regionale di Unindustria Giovanni Turriziani ha commissionato. Lo annuncerà mercoledì, rivelando la data in cui i risultati saranno presentati alla Politica ed al territorio. Il progetto è quello di gestire i servizi come se Frosinone ed i centri vicini fossero un unico Comune. Presentare i progetti europei come se si trattasse di un’unica grande città. In questo modo si abbatterebbero subito i costi per i cittadini ed aumenterebbero le possibilità di ottenere i finanziamenti Ue.

Anche su Frosinone, Unindustria ha una visione futura. Filippo Tortoriello vede «Un progetto di una nuova grande realtà urbana per Frosinone che sia il perno di un sistema industriale di manifattura e logistica intelligenti, che ospiti un polo sperimentale della mobilità e dove magari si producano auto elettriche a marchio italiano».

Per il Pontino, Tortoriello dice che si sta delineando l’idea di «una Valle della Salute che vede Latina protagonista ancora di più dell’industria e della ricerca farmaceutica, ma dove si studiano e si applicano anche i migliori processi e le migliori tecnologie per il risparmio idrico».

Nella stessa ottica- ha concluso il presidente- «dovremo lavorare perché Viterbo possa diventare una meta turistica privilegiata simbolo di storia e cultura, ma anche un centro leader per la ricerca sull’economia circolare, sui materiali e sulla protezione ambientale nelle produzioni industriali di qualità, facendo perno sulle specializzazioni dell’Università della Tuscia».

Rieti é la chiusura del cerchio «perché è il banco di prova più immediato di quanto siamo in grado, collettivamente, di risolvere, una volta per tutte, i nostri problemi e arrivare a soluzioni definitive. L’agrifood, la logistica e la green economy sono le direttrici di sviluppo imprenditoriale, ma e’ solo nella rapidita’ di ribaltare le difficolta’ attuali della ricostruzione post-sisma che misureremo quanto queste traiettorie possano portare davvero lontano».

Un turismo sostenibile

L’industria del turismo è una voce fondamentale per i conti del Lazio. Per questo Filippo Tortoriello auspica un pieno sviluppo delle potenzialità dei porti. Con Civitavecchia «che non può essere limitata al solo mercato crocieristico, ma va inserita al centro di una strategia per l’economia del mare».

L’istituzione di una Zona Logistica Semplificata nel Lazio potrebbe integrare le aree portuali con l’entroterra e con la sua economia.

Atac, al Comune non interessa la qualità

A proposito di trasporti, gli industriali puntano il dito sulla qualità del servizio offerto da Atac.

La critica è severa. «Il Comune si preoccupa troppo di essere l’azionista di riferimento e troppo poco di garantire un servizio di alta qualità ai suoi cittadini» ha detto Filippo Tortoriello.

Per questo il presidente sollecita un totale ripensamento del modo di muoversi nell’intera area metropolitana e regionale. Chiede di pensare ad un’integrazione tra i nodi logistici. Perché l’Aeroporto di Fiumicino «é già porta d’ingresso internazionale per la regione e per l’Italia».

Il Leonardo Da Vinci nella visione di Unindustria vede aumentare anno per anno non solo il numero di passeggeri trasportati, ma anche la qualità dei servizi offerti che lo classificano al primo posto in Europa.

Sbloccare Tap, diversificare è fondamentale

Filippo Tortoriello infine tocca il tema delle grandi opere infrastrutturali. «Ci domandiamo cosa sarà della TAV in Val di Susa o del TAP in Puglia, grandi infrastrutture oggi messe in discussione».

Ma anche quello della differenziazione delle fonti energetiche. Attualmente i nostri principali fornitori di gas sono la Russia (40%) e l’Algeria (25%). «La Strategia energetica nazionale attribuisce al gas, il combustibile fossile meno inquinante, un ruolo decisivo nella transizione verso le energie rinnovabili. Questo renderà il sistema energetico italiano fra i più green d’Europa e consentirà l’uscita dal carbone entro il 2025».

Unindustria mette in evidenza l’impegno che la sta vedendo collaborare con la Regione Lazio e con Enea per riuscire ad arrivare ad avere energia sicura, programmabile, ad emissioni zero e senza scorie. «Questo è l’obiettivo del progetto che si sta realizzando nel sito Enea di Frascati che Unindustria, insieme a tutte le Università della regione, ha fortemente supportato. Come si fa, in questo scenario, ad avere ancora dubbi sul TAP? Credo sia davvero arrivato il momento della responsabilità: non interrogarsi su cosa bisogna fermare, ma lavorare su quello che possiamo sbloccare».