Un risiko bancario su piccola scala. Con banche nel mirino, altre disposte ad acquisirle per risanarle, altre ancora pronte ad entrare nella partita e scippare la palla. Nulla a che vedere con quanto sta accadendo in grande tra Intesa ed Mps. Qui la protagonista è Banca Popolare del Cassinate.

L’anno scorso c’è stato l’ingresso come socio finanziatore nella Banca di Credito Popolare di Torre del Greco, la popolare campana con una lunga storia e alcune fragilità strutturali. Lo ha fatto usando per la prima volta in Italia lo strumento delle azioni di finanziamento. Una mossa silenziosa, passata quasi inosservata sui grandi giornali finanziari. Quest’anno quella partecipazione comincia a generare utili. Adesso la Banca Popolare del Cassinate è in pole position per acquisire Smart Bank, istituto napoletano in amministrazione straordinaria. I commissari di Bankitalia la preferiscono l Cassinate a chi ha offerto di più.

Il bilancio che spiega tutto

La sede centrale della Bpc a Cassino

Prima di capire perché i commissari preferiscono la BPC ai concorrenti con offerte più alte, bisogna leggere i numeri del suo ultimo bilancio approvato dall’assemblea dei soci il 14 maggio 2026 al Teatro Manzoni di Cassino: il settantesimo esercizio della sua storia. (Leggi qui: Bpc, l’assemblea dice si al Bilancio: crescere ma restare banca di territorio).

Il dato più significativo è il CET1 al 22,44%: l’indicatore di solidità patrimoniale che misura il rapporto tra patrimonio e rischi bancari. La media nazionale per le banche della stessa categoria si aggira tra il 16% e il 18%. Il minimo regolamentare di Basilea III è intorno all’8-10%. Quello della BPC è quasi il doppio del minimo. Per ogni 100 euro di attività ponderate per il rischio, la banca tiene accantonati 22,44 euro di capitale di massima qualità.

Il logo al centro del tavolo del CdA (Foto A.S. Photo / Andrea Sellari)

Il totale dell’attivo si attesta a 1,232 miliardi di euro. Il prodotto bancario lordo è 2,105 miliardi. La raccolta diretta cresce del +4,22% a 1,085 miliardi, quella indiretta dell’+11% a 250 milioni. Il cost-income ratio è al 50,3%: la media delle banche di piccola taglia in Italia supera spesso il 60%. L’utile netto supera i 10 milioni di euro — utile lordo 15,7 milioni, pari all’1,24% del totale attivo. I dividendi distribuiti ai soci sono stati 6,5 milioni — il 20% in più rispetto all’anno precedente. In 25 anni la banca ha distribuito ai propri 2.108 soci oltre 100 milioni di euro. La BPC ha inoltre azzerato integralmente i 45 milioni di finanziamenti TLTRO verso la BCE presenti a fine 2024, con un risparmio di circa 2,4 milioni di euro in interessi passivi.

Questi sono i numeri di chi vuole comprare una banca in difficoltà. I commissari di Bankitalia li conoscono.

Smart Bank: la storia di un commissariamento

Foto: Carlo Carino © Imagoeconomica

Smart Bank è una challenger bank digitale napoletana commissariata da Bankitalia nel dicembre 2023. I commissari straordinari Enrico Ajello e Andrea Guaccero gestiscono l’istituto da quasi due anni: una durata che si sta facendo lunga anche per gli standard dell’amministrazione straordinaria. La terza proroga è appena scattata: senza di essa, l’amministrazione sarebbe scaduta a giorni. L’urgenza di chiudere è reale. Ma sul dossier pesano due elementi che hanno rallentato tutto.

Il primo è lo scontro giudiziario tra Bankitalia e gli ex vertici dell’istituto. I legali di Antonio De Negri, Bianca Maria Sole De Negri, Benedetta Arese Lucini, Roberta Benedetti Del Rio e del presidente Carlo Alberto Carnevale Maffè hanno presentato un’istanza di revocazione contro la sentenza del 20 maggio del Consiglio di Stato.

È quella che aveva confermato la legittimità del commissariamento di Smart Bank. I ricorrenti sostengono che la precedente decisione non abbia tenuto conto di elementi e documenti che, se valutati, avrebbero potuto portare a un esito diverso. La prima udienza è attesa non prima di gennaio o febbraio. Tempi incompatibili con le esigenze del mercato ma che condizionano inevitabilmente le offerte: è probabile che i potenziali acquirenti subordinino l’operazione al rigetto dell’istanza.

Il secondo elemento

Il secondo elemento è la liquidazione coatta amministrativa di Cirdan Group la holding commissariata che controlla l’ex Banca del Sud e che era il principale azionista di Smart Bank. Il provvedimento, disposto dal MEF su proposta di Bankitalia, avrebbe alla base un debito non pagato: forse i compensi dei due commissari e dei consulenti coinvolti nell’amministrazione straordinaria. O almeno questo sostengono fonti di natura finanziaria. Le fonti vicine a Cirdan Group contestano la scelta: «perché liquidare la holding senza l’istituto napoletano, che prosegue regolarmente la propria attività?»Cirdan ha chiesto accesso agli atti e valuta se ricorrere alle vie legali.

È proprio questa liquidazione coatta ad aver sbloccato la vendita: con Cirdan fuori dal gioco, tutte le decisioni passano ai commissari Ajello e Guaccero, che ora gestiscono il processo con piena autonomia.

Gli altri offerenti: chi sono e perché non convincono

Il presidente Vincenzo Formisano con il vice ed il DG

Sul tavolo ci sono tre offerte. La più nota, oltre a quella della BPC, è quella di Buffetti: è una società con un fatturato di 90 milioni che fa parte di Dylog Italia, gruppo di proprietà dell’imprenditore Rinaldo Ocleppo con oltre 250 milioni di ricavi complessivi. Dylog ha un business diversificato: software gestionali, cancelleria, servizi di incasso e pagamento tramite Buffetti Finance. È proprio in quest’ultimo ambito che si inserisce l’interesse per Smart Bank: in quanto istituto digitale, porterebbe competenze che consentirebbero a Dylog di rafforzarsi ulteriormente nel settore fintech.

Buffetti ha offerto circa 5 milioni. Ma la cifra non sembra convincere del tutto i soci di Cirdan, anche se l’assemblea del 28 novembre chiamata a decidere potrebbe essere solo interlocutoria, senza giungere a una decisione definitiva.

Il fondo di private equity inglese DSQ aveva messo 10 milioni sul tavolo. Quella proposta era stata accettata dal board di Cirdan Group ma i commissari di Smart Bank l’hanno respinta: dubbi sull’assetto proprietario, sulla reputazione e sulla solidità finanziaria del fondo britannico.

L’alternativa alla cessione – una ricapitalizzazione interna – potrebbe non soddisfare Bankitalia, che mantiene alta l’attenzione sull’istituto a causa di criticità nella governance e nei processi interni. In questo quadro, vendere è la strada maestra.

Perché vince chi offre meno

(Foto © DepositPhotos.com)

La BPC ha presentato un’offerta tra i 2 e i 3 milioni di euro. Non è la più alta ma è la più credibile. Chi compra una banca in amministrazione straordinaria non porta solo i soldi. Porta la governance, la cultura aziendale, la reputazione.

Su questi elementi la Banca Popolare del Cassinate, con 70 anni di storiaCET1 al 22,44%, un bilancio in utile e la prova già data con Torre del Greco, supera i concorrenti senza discutere.

L’accordo, se confermato entro metà luglio, sarà il riconoscimento più autorevole che un istituto bancario possa ricevere: la fiducia del regolatore.

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