Nel nuovo Consorzio industriale del Lazio c’è una poltrona con il nome già scritto sopra: e non è quello di Frosinone né di Latina. È la vicepresidenza. La nuova legge di riforma messa a punto dalla Regione l’ha assegnata a Roma prima che qualcuno si sedesse al tavolo. Nel disegno di riassetto dell’ente è il simbolo di una partita giocata altrove, e a perdere, ancora una volta, rischia di essere il territorio che l’industria la fa davvero.

Il peso di ciascuno

Il punto non è che Roma abbia tre milioni e mezzo di abitanti e Frosinone e Latina messe insieme arrivino circa ad uno. Il ragionamento parte dal Diritto Societario non dalla demografia. Se quella poltrona non viene giustificata con il numero degli abitanti resta una sola chiave di attribuzione: quanto capitale ciascuno possiede. 

Roma Capitale ne detiene circa lo 0.6% mentre la Camera di Commercio di Frosinone – Latina arriva all’8,86% che scenderà a 8,22% con l’ingresso di Regione Lazio al 51% del capitale sociale.

Quella quota della Camera di Commercio non è un caso. Il Consorzio nasce il 1° dicembre 2021 dalla fusione di cinque enti: consorzio ASI – Area di Sviluppo Industriale di Frosinone, il Cosilam – Consorzio di Sviluppo del Lazio Meridionale di Cassino, il Consorzio Roma-Latina, il Consorzio di Rieti ed il CosInd il Consorzio del Sud Pontino. Nasce con un’eredità fatta di debiti: 18 milioni di euro  che i 5 consorzi dovevano alle banche. Camera di Commercio e associazioni degli industriali sono sempre state all’interno dell’assetto societario dei Consorzi industriali, hanno avviato il risanamento dei conti, contribuito alle scelte strategiche. 

Chi nel passato ha costruito la fusione e rimesso in ordine i bilanci rischia da domani di ritrovarsi senza una poltrona di rango.

Chi controlla, chi no

Foto: Carlo Lannutti © Imagoeconomica

Con la riforma la Regione entra con il 51% del capitale. Nel nuovo assetto il bilancio non verrebbe più approvato da un’assemblea in cui i soci pesano ma dal Consiglio di Sorveglianza, che ne farebbe le veci fino all’approvazione. I Comuni e più ancora la Camera di Commercio resterebbero senza titolo di assemblea garantito da quella Legge che invece ha tutelato Roma, nonostante sia arrivata alla fine della storia e con una quota infinitamente più bassa.

Infatti, il Consiglio avrebbe cinque componenti: tre espressione della Regione, uno di Roma Capitale e un quinto di designazione dei privati, tra i quali rientra la Camera di Commercio. Ma da nessuna parte sta scritto che debba andare all’ente camerale: il rischio è un controllo esercitato mettendo ai margini chi ha storia e competenza sul territorio.

Chi ha le chiavi: ma non bastano

Vero che l’ente guidato da Giovanni Acampora ha le chiavi. Lo dicono i numeri.

Socio privatoQuote a
giugno 2026
Quote con
Regione
Assoittica Italia1,00%0,93%
Assoper – Federlazio2,14%1,99%
Bacini Imbriferi Nera e Velino0,28%0,26%
Banca Popolare del Cassinate0,16%0,15%
Banca Popolare del Frusinate0,16%0,15%
CCIAA Frosinone-Latina8,86%8,22%
CCIAA Rieti1,66%1,54%
CCIAA Roma2,61%2,42%
Anci Lazio0,09%0,08%
Confapi Lazio0,09%0
Confartigianato0,09%0,08%
CNA0,17%0,15%
Confesercenti0,27%0,25%
Confimprese Italia0,16%0,15%
Cons. di Bonifica Valle del Liri0,10%0,09%
Federlazio0,10%1,05%
Uniap1,131,05%
Unindustria del Lazio1,431,33%
TOTALE20,49%19,00%

La scelta di uno dei cinque componenti la faranno i soci privati che oggi hanno il 24% del capitale sociale del Consorzio Industriale del Lazio che scenderà al 19% con l’ingresso della Regione Lazio. Il quorum per eleggere a maggioranza è oltre la soglia del 50% di quel 19%: in pratica il 9,501%.

La Camera di Commercio di Frosinone-Latina ha l’8,22% e per raggiungere il quorum gli manca l’1,28%: chiaro che gli sarà molto più semplice intessere un’alleanza rispetto a chiunque altro. Agli altri, per eleggere un componente senza passare per Frosinone-Latina, serve mettere tutti d’accordo in una sorta di conventio ad excludendum.

Ma è proprio questo il rischio. Ed è anche che sul tavolo delle trattative, la Camera di Commercio possa dover cedere per motivi legati alla ragion di stato: accordi che passano su livelli più alti e dei quali a pagare il prezzo sarebbero le imprese del Lazio Sud. È per questo che viene sollecitato un ripensamento: ed una vicepresidenza di diritto anche per Frosinone-Latina. Così come il vincolo di una nomina che debba arrivare di concerto con la Regione e non possa avvenire per libero accordo tra i soci privati.

Al tempo stesso, la Camera di Commercio di Frosinone-Latina ora dovrà alzare gli scudi per impedire che ci sia una formulazione più restrittiva di quella attuale e che le tolga la chiave per l’elezione del privato.

La poltrona di Roma

Foto: Sergio Oliverio © Imagoeconomica

Allo stato, per legge, oltre ai membri nominati dalla Regione, uno va al Comune di Roma, e la vicepresidenza spetta a lui. Gli interessi di Roma sono legittimi ma sono soprattutto urbanistici, turistici e di servizi. L’interesse industriale vero, dal farmaceutico all’automotive, sta tra Frosinone e Latina, nelle aree più vaste e complesse della regione. Se il Lazio vuole assomigliare a Lombardia e Veneto, deve guardare per forza di cose all’assetto industriale del Lazio Meridionale. Propio per questo se Roma ha il rango per legge, lo stesso rango dovrebbe averlo il territorio industriale per legge, non per cortesia di giro.

Una seconda vicepresidenza non darebbe chissà quale potere ma darebbe diritto di parola, rappresentanza e una delega allo sviluppo industriale di quell’area. Sommando le quote di capitale sociale in mano oggi ai Comuni del Lazio Meridionale, la Camera di Commercio e le associazioni degli industriali si arriverebbe, a stima, a quote oltre il 25-30%. Da qui nasce la battaglia territoriale.

Una battaglia politica

Roberta Angelilli e Francesco Rocca

Una battaglia che è tutta politica: il testo della Legge di Riforma infatti è stato dettato dalla politica e non dal commissario Raffaele Trequattrini, come è giusto che sia. Ed il riconoscimento di quel diritto di parola sarebbe un gesto dal forte peso simbolico e politico. Perché il Consorzio è nato sulle fondamenta industriali del Lazio Sud, sulla sua intuizione che una Consorzio più ampio avrebbe dato molta più solidità ed una dimensione nazionale. sarebbe il riconoscimento degli sforzi per arrivare al dibattito di oggi.

Viceversa, per il Lazio Sud rischierebbe di essere un nuovo scippo, anche se le chiavi dovessero rimanere in mano a Frosinone e Latina. Soprattutto se rimarrà il vincolo di quella nomina che va concordata con la Regione e non può essere, per legge, libera da vincoli e interlocuzione. La chiave c’è, ma la porta si apre solo con il consenso di chi comanda il Consorzio. Ed è questo il problema.

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