
Via Alcide De Gasperi. Un edificio che il 30 giugno riapre i battenti dopo il restauro. La Camera di Commercio Frosinone Latina che torna nel centro storico, dove tutto era cominciato. Antonio Tajani che arriva da Roma. Nunzia De Girolamo che conduce la cerimonia. Le autorità civili, militari e religiose delle province di Frosinone e Latina tutte insieme alle 17
È una giornata da segnare in agenda. Anche per quello che verrà riscoperto.
La memoria
Dentro quell’edificio c’è una pietra commemorativa. Aspetta da anni che qualcuno la guardi davvero. Recita: «Il XXI Aprile MCMXXXII anno X E.F regnando S.M. Vittorio Emanuele III, Duce Benito Mussolini, Ministro delle Corporazioni Giuseppe Bottai, Prefetto della Provincia Pasquale Randone, Segretario Federale del P.N.F Carlo Bergamaschi fu iniziata la costruzione della sede del Consiglio Provinciale dell’Economia Corporativa di Frosinone».
21 aprile 1932. Anno X dell’Era Fascista. Costruito per le corporazioni di un regime. Inaugurato adesso per le imprese libere di una Repubblica. Stessa pietra, altra storia. È il modo in cui i luoghi sopravvivono agli uomini che li abitano.
La Casa delle Imprese
Il presidente Giovanni Acampora la chiama «casa delle imprese». È la formula giusta. Una Camera di Commercio nel centro storico non è solo un ufficio con una sede nuova: è una dichiarazione di intenti. Che il mondo delle imprese appartiene alla città, che la città appartiene al mondo delle imprese: siano esse commerciali, industriali, agricole o artigianali. Lì c’è un posto per tutte loro.
«Restituiamo alla città un edificio di grande valore storico e architettonico che torna a essere uno spazio vivo, aperto e pienamente al servizio delle imprese, dei cittadini e delle istituzioni», dice. La parola che conta è restituiamo. Non apriamo, non inauguratione. Restituiamo. Come se qualcosa fosse stato tenuto in deposito troppo a lungo.
Gli spazi attuali spazi di Viale Roma che si liberano diventeranno un hub: per gli ITS, per l’Università, per le associazioni, per il sistema delle imprese. Una liberazione in catena: si sposta una cosa, si crea spazio per un’altra, la città si riorganizza un pezzo alla volta.
Poi c’è la sala che verrà intitolata a un imprenditore illuminato, il nome ancora non si dice, si scoprirà il 30 giugno. Un gesto che vale: dare un nome a una stanza significa decidere chi ricordare. Decidere chi ricordare significa decidere cosa si vuole essere.
Ci avevano già provato
A restituire alla città quell’edificio ci aveva già provato vent’anni fa un altro presidente della Camera di Commercio: Florindo Buffardi. C’era stata anche l’inaugurazione e per sottolineare quanto fosse importante quel palazzo nel Centro Storico erano stati organizzati due eventi. Il primo: la mostra con le ceramiche di Joan Mirò. Il secondo: un convegno della Confederazione Nazionale dell’Artigianato con una delle più efficaci analisi economiche per il territorio. Annunciò l’imminente arrivo di un’ondata depressiva per l’economia europea, dalla quale ci saremmo risollevati in nome neo di quindici o vent’anni. Se avessero dato i sei numeri per il Superenalotto avrebbero indovinato pure quelli.
Poi se ne fece più nulla. Perché arrivò quell’ondata di crisi, arrivò Mario Monti con la sua Spending Review: nulla poteva costare un solo centesimo in più di ciò che c’era prima. Il trasferimento della Camera di Commercio nella sua sede storica, seppure per pochi spiccioli, avrebbe determinato un costo di gestione dello stabile più oneroso della sede in viale Roma. Tutto congelato.
C’è voluto Giovanni Acampora per realizzare il miracolo. Frosinone riavrà il suo palazzo, la sua Casa delle Imprese. Apre prima quella di Frosinone. Solo dopo metterà mano alla ristrutturazione della sede di Latina dell’8^ Camera di Commercio in Italia per peso economico.
Un edificio costruito nel 1932 per glorificare un regime. Restaurato nel 2026 per servire le imprese libere. La pietra è rimasta. Le parole sopra sono cambiate.




